Europa a pezzi: neanche la Polonia vuole più l’euro

Europa a pezzi: neanche la Polonia vuole più l’euro

Il 2012 si è aperto nello stesso modo con cui si è chiuso il 2011. Nonostante una buona apertura dell’anno di Borsa, continuano i timori per un avvitamento della crisi dell’eurozona. Il rischio ora è il contagio della Polonia. Oggi infatti il ministro delle Finanze Jacek Rostowski ha spiegato che la banca centrale potrebbe intervenire nel mercato secondario per acquistare titoli di Stato nel caso le condizioni di mercato lo richiedessero. Parole confermate anche dalla banca centrale. Ma non solo. Secondo diverse fonti governative polacche, l’esecutivo sta meditando di rallentare il progetto di adozione dell’euro. L’obiettivo è quello di evitare di entrare a contatto con i problemi che stanno affliggendo l’eurozona.

La situazione in Polonia rischia di peggiorare in modo significativo. In caso di deterioramento della crisi europea, Varsavia potrebbe non essere immune, sebbene abbia molte potenzialità e sia stata poco colpita dagli effetti del fallimento di Lehman Brothers. Il titolare delle Finanze, Rostowski, non parla di contagio, ma il riferimento è quello. In un’intervista a Newsweek spiega che nel caso di un innalzamento dei tassi d’interesse sui titoli di Stato, è possibile che la banca BGK, controllata statale, intervenga sul mercato secondario. Attualmente il rendimento dei bond polacchi a dieci anni è del 5,875%, assai meno di quelli italiani, che oggi hanno chiuso la seduta al 6,916 per cento. Il Tesoro sta tenendo sotto stretta osservazione ciò che accade sui mercati finanziari e non è escludibile nemmeno un intervento diretto sul fronte valutario, dove lo zloty continua a guadagnare terreno nel cross contro l’euro. Rostowski, noto economista nato e formatosi a Londra, si è comunque detto fiducioso nelle scelte compiute nelle ultime settimane dalla Banca centrale europea. Tuttavia, secondo il ministro, «è meglio monitorare la congiuntura con molta attenzione».

Non arrivano notizie positive nemmeno sul fronte della crescita economica. Secondo le ultime stime autunnali della Commissione europea, il Pil polacco del 2011 registrerà un incremento del 4% rispetto all’anno precedente, ma già in quest’anno si verificherà una prima frenata. Il Pil 2012 si attesterà infatti a quota 2,5%, salvo poi risalire nel 2013, quanto toccherà quota 2,8 per cento. Si tratta di valori molto inferiori a quelli registrati negli anni passati. Nel 2008, nonostante il fallimento di Lehman Brothers, l’economia polacca era cresciuta del 5,1% e anche nel 2009, mentre l’Europa piombava in recessione, Varsavia teneva, con un Pil in crescita dell’1,7 per cento.

Il debito pubblico, di contro, non supererà il 54% del Pil per l’anno appena concluso. Lo ha detto venerdì scorso il vice-ministro delle Finanze Dominik Radziwill, spiegando che le nuove misure di austerity messe in atto dal governo stanno andando nella direzione giusta. Tuttavia, qualche preoccupazione potrebbe arrivare della valuta polacca. Rostowski si è detto tranquillo, ma durante la scorsa settimana la banca BGK è intervenuta in maniera rilevante per calmierare la forza dello zloty contro l’euro. «Siamo entrati sul mercato forex e potremmo farlo ancora, se il quadro lo dovesse richiedere», ha commentato la banca centrale di Varsavia.

Come se non bastasse, a peggiorare la percezione sulla Polonia ci ha pensato oggi anche un altro fattore. L’indice HSBC Poland Manufacturing PMI in dicembre ha segnato il suo valore minimo dall’ottobre 2009, toccando quota 48,8. Questo valore, che contempla al suo interno i nuovi ordini, la produzione, il numero dei lavoratori e altri fattori del settore manifatturiero di un Paese, è sensibilmente peggiorato negli ultimi mesi, sia a livello di zona euro sia in quello dell’Europa a 27. Varsavia non è stata da meno e non è immune dalla nuova recessione che l’eurozona sta per incrociare sul suo cammino.

Da mesi il governo polacco sta premendo sull’Europa affinché possa agire velocemente in questa crisi. L’ultimo a farlo è stato il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski. «La Polonia ha paura dell’inattività della Germania più che del suo potere». ha detto a fine novembre. Ma non solo. Varsavia continua a chiedere che la riforma del Trattato di Lisbona possa essere completata «quanto prima possibile». L’obiettivo, secondo anche il primo ministro Donald Tusk, è quello di creare un meccanismo capace di permettere una veloce fuoriuscita dalla zona euro. Questo, a oggi, non esiste. L’articolo 50 del Trattato di Lisbona disciplina l’uscita dall’Europa, ma non dall’euro. Anche per questo motivo la Polonia sta rallentando nel processo di avvicinamento alla moneta unica. L’attuale presidente della banca centrale, Marek Belka, è apparso molto cauto su un’imminente adozione dell’euro, mentre ha aperto alla possibilità di un prestito al Fondo monetario internazionale per sostenere il fondo salva-eurozona. «Potremmo arrivare fino a 6,27 miliardi di euro, ma è ancora presto per parlarne», ha detto Belka due settimane fa. Prima di qualsiasi azione, Varsavia vuole vederci chiaro. Il contagio è dietro l’angolo.

fabrizio.goria@linkiesta.it

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