Il business dei botti? Comandano i cinesi, poi viene la camorra

Il business dei botti? Comandano i cinesi, poi viene la camorra

NAPOLI – Un business stagionale ma estremamente redditizio. Il rischio di mandare in fumo c’è e non è mai stato così alla lettera: produrre fuochi artificiali legalmente impone una serie di precauzioni e misure di sicurezza che necessariamente costano denaro sonante all’imprenditore che avvia quest’attività. Farlo illegalmente è tutta un’altra storia. Quest’anno il giro d’affari complessivo dei botti di Capodanno si è aggirato sui 40 milioni d’euro. In calo, se si pensa che nel 2007 secondo l’Unione nazionale consumatori il business valeva poco meno di 60 milioni. È la crisi. Questi soldi dove vanno? Le aziende “regolari” italiane hanno la fetta più piccola: un fuoco d’artificio su nove arriva dalla Cina e non tutti i prodotti commercializzati in Italia hanno ottenuto l’obbligatorio “nulla osta” del Ministero dell’Interno.

La capitale dei botti di Capodanno è indubbiamente Napoli. Qui nella notte appena trascorsa sono andati letteralmente in fumo 25 milioni d’euro (il dato è di Legambiente) per botti preparati illegalmente. Il core business della camorra in questo traffico è soprattutto nell’import dalla Cina. Solo dopo viene quello dei laboratori abusivi (che pagano ovviamente il clan della zona in cui operano). Laboratori disseminati per lo più in provincia di Napoli, nelle zone rurali lì dove sono più complicati i controlli e dove il lavoro inizia da ottobre a ritmi serrati per arrivare a San Silvestro con decine di migliaia di pezzi da vendere. Ci sono nomi pittoreschi che ogni anno vengono utilizzati per battezzare la classica bomba carta (una palla di polvere pirica capace di sfondare una saracinesca): in principio era “’O pallone ‘e Maradona”, poi la “Bomba Osama bin Laden”, la “Saddam” e oggi, infine “’O spread”, in onore all’altra bomba, quella dei mercati finanziari europei. Si va dai trenta ai 400 euro a seconda della portata di quelli che diventano veri e propri ordigni di polvere nera, nitrato, potassio e zolfo: niente colori, nessun gioco di luce: soltanto la botta più grande.

Nella cinematografia italiana sono stati Nanni Loy e Luciano De Crescenzo a ricordare che la preparazione dei botti di Capodanno è di natura criminale ed è pericolosa: celebri i passaggi di 32 dicembre di De Crescenzo con il venditore “Peppe ‘O criminale” o il Mi manda Picone con il fuochista reso cieco da una esplosione dolosa e infine il ragazzino di Scugnizzi che rifiuta di fabbricare i fuochi dopo aver visto un ragazzino con tre dita in meno.

Tuttavia, nel bilancio di guerra della notte di passaggio tra 2011 e 2012, tracciato stamattina dal Viminale, con 2 morti (nel Napoletano e a Roma) e 561 feriti tra i quali 76 bambini, è chiaro che che anche al Nord Italia si spara, eccome: tra feriti ce ne sono 14 in Veneto (fra loro un bimbo di 5 anni), 11 a Torino città dove il sindaco Piero Fassino aveva vietato i botti, mentre nell’altra città del divieto, Bari, provocatoriamente qualcuno è andato a sparare i fuochi sotto casa del sindaco Michele Emiliano. E ancora: 18enne con mano dilaniata da un esplosione a Brindisi, analoga vicenda a Bergamo e a Vibo Valentia e a Taranto. Bambini feriti a Firenze e Pescara. Erano 10 anni (dal 2001: 4 morti e 800 feriti) che a Capodanno non si registrava un bilancio così tragico in termini di morti e feriti.