Le storie e le voci dei mille sindaci minacciati in Calabria

Le storie e le voci dei mille sindaci minacciati in Calabria

COSENZA – «Barile stai attento tu e tutta la tua giunta». La scritta apparsa qualche giorno fa su un muro alla periferia di San Giovanni in Fiore è l’ennesimo chiaro avvertimento al sindaco della città cosentina. Antonio Barile è sotto tiro non solo da parecchie settimane ma da quando è stato eletto a maggio dello scorso anno: già qualche tempo dopo era stata bruciata un’abitazione di campagna di proprietà della moglie.

Le minacce sui muri sono solo l’ultimo episodio di chi, da mesi, sta cercando di intimidire il sindaco Barile, eletto in quota Pdl. A gennaio dello scorso anno la carrozzeria della sua macchina venne rigata con qualche oggetto appuntito. L’estate scorsa, subito dopo la sua elezione, furono squarciati due pneumatici della sua vettura. Un gesto ripetuto a dicembre, su tutte e quattro le gomme.

Prima delle scritte minatorie di qualche giorno fa, Barile è rimasto vittima di un’altra intimidazione, più pericolosa. Il 28 Dicembre sono stati allentati i bulloni delle ruote della sua Mercedes Classe A, sulla quale viaggiavano moglie e figlia. Di ritorno dai funerali dei quattro giovani rimasti uccisi a San Giovanni in un incidente nella notte di Natale, la moglie del sindaco si è resa conto lungo la strada di riuscire a guidare in modo stabile e sicuro. Scesa dalla macchina per controllare, si è accorta della manomissione delle ruote.

A causa della gravità del fatto, per la prima volta il sindaco ha deciso di rendere noto l’episodio, in conferenza stampa lo scorso 3 gennaio, anche se dell’accaduto erano già state informate le autorità locali. Dopo questo episodio che ha coinvolto i familiari del sindaco, le minacce nei suoi confronti non si sono fermate. Come testimoniano le scritte minatorie di qualche giorno fa e il taglio di parecchi alberi della villetta comunale il 4 gennaio. Infatti, durante la conferenza stampa, il sindaco Barile ha confessato di non uscire più di casa la sera. Comunque haa assicurato di voler «continuare a sanare le tante irregolarità riscontrate in questi mesi». Poi però, ha posto all’attenzione di tutti «la vicenda di due fatture che il comune non ha liquidato, una di 90mila e l’altra di 300mila euro, perché prive di un normale iter di accertamento delle spese».

Al momento non ci sono certezze, se non che la Calabria si conferma ancora una regione a rischio per gli amministratori locali. Antonio Barile infatti non è il solo a dover fare i conti con minacce: Gianluca Gallo, ex sindaco di Cassano allo Jonio (Cosenza) dimessosi per via della sopraggiunta incompatibilità dopo l’elezione in Consiglio Regionale, sa di cosa si tratta quando si parla di minacce agli amministratori locali.

«Dal Febbraio al Settembre 2011 ho ricevuto una serie di sms anonimi, con tutta probabilità partiti da alcune cabine telefoniche», racconta a Linkiesta il consigliere regionale dell’Udc. «Ho sporto denuncia alle autorità, mantenendo stretto riserbo sulla vicenda perché non volevo farmi pubblicità per essere rimasto vittima di minacce – continua Gallo – tuttavia la storia è venuta fuori lo stesso. Durante lo stesso periodo ho ricevuto anche delle lettere minatorie che raffiguravano dei disegni e che erano indirizzate ai miei familiari». Nessuna risposta dall’ex sindaco di Cassano su quale atto amministrativo fatto da sindaco potesse aver causato le minacce. «Non ho sospetti né su chi possa essere l’autore dei messaggi, né sulle motivazioni che l’hanno spinto a compiere questi gesti», conclude il consigliere regionale Udc. Quando accaddero questi spiacevoli episodi, Gallo ricevette la solidarietà dei principali esponenti nazionali del partito centrista, a cominciare dal segretario Cesa.

Nel caso del sindaco di Sant’Agata d’Esaro (Cosenza) Antonio Bisignani invece, l’elezione attraverso una lista civica non lo ha aiutato ad uscire dal cono d’ombra nel momento in cui venne messo sotto tiro dalle continue minacce. Così Bisignani finì per dimettersi nel giugno del 2010, a causa delle troppe intimidazioni subite. Dopo aver ricevuto una decina di lettere minatorie, nel Febbraio 2010 fu incendiata la sua auto. Qualche mese dopo andò a fuoco anche il portone di casa dei suoi genitori. Infine una sera, uscendo dalla casa paterna, venne accoltellato da due persone in mezzo alla strada. Il susseguirsi degli eventi lo costrinse, in pratica, a dare le dimissioni assieme ad altri 8 consiglieri di maggioranza nel giugno di due anni fa.

Secondo il decimo “Rapporto sulla sicurezza degli amministratori” presentato a Catanzaro da Legautonomie, negli ultimi 10 anni in Calabria ci sono stati più di mille atti intimidatori verso amministratori locali di ogni colore politico. Soltanto nel 2011, ben 103 tra consiglieri, assessori o sindaci hanno subito minacce, intimidazioni o violenze. La provincia più colpita negli ultimi 10 anni è quella di Reggio Calabria con 276 casi registrati e il 64% del totale dei comuni interessati da atti intimidatori verso gli amministratori locali. Nel crotonese soltanto 4 comuni in tutta la provincia non hanno mai fatto registrare episodi simili. Nella provincia di Cosenza la percentuale di comunità che almeno una volta negli ultimi 10 anni hanno subito minacce scende al 35%, dato comunque alto.

Nel 2011 le intimidazioni sono state indirizzate per il 70% verso amministratori comunali, mentre nell’8% ad amministratori regionali, il dato più elevato nel periodo esaminato dallo studio. Lo scorso anno si è cercato di intimorire i politici locali con danneggiamenti (23 episodi totali), incendi di autovetture e proprietà private (15), le aggressioni (4), armi da fuoco (7), gli ordigni esplosivi (2), gli incendi di strutture e beni pubblici (2), ma soprattutto con lettere e messaggi (30).  

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