“Noi porcari dello Iowa, decidiamo l’uomo più potente del Mondo”

“Noi porcari dello Iowa, decidiamo l'uomo più potente del Mondo"

DES MOINES (IOWA) – Lanciato a tutta birra verso il centro a bordo del suo scalcagnato taxi giallo, Dick Harris, porcaro prestato al volante, è un fiume in piena: «Michele Bachmann? È una fondamentalista religiosa che non credo neppure suo marito alla fine si azzarderà a votare. Rick Santorum? È un ‘bravo cristo’, ma totalmente impresentabile. Rick Perry? Ha il cervello in pappa, non si ricorda nemmeno quello che gli hanno detto di dire. Ron Paul? L’uomo non e’ scemo, ma non verrebbe mai eletto. Per battere quel socialista di Obama, che ci sta facendo diventare come l’Europa, ci vuole o Mitt (Romney) o Newt (Gingrich). Sia Mitt sia Newt sarebbero centomila volte meglio di Obama».

Repubblicano doc, Harris, un omone dalla pelle rubizza e i capelli bianchi scarmigliati, ogni quattro anni si gode quello che chiama «il circo dei caucus»: la scelta dei candidati alla presidenza da parte di assemblee di cittadini, di fatto da quarant’anni il primo atto della corsa presidenziale americana. Si tratta di una sorta di selezione darwiniana del meno peggio: restringe il campo dei pretendenti eliminando quelli imbarazzanti. Solitamente è il grado di aderenza ai valori religiosi cristiani a determinare il vincitore. Quattro anni fa trionfò il reverendo con il vizietto della chitarra elettrica Mike Huckabee. Ma quest’anno le preoccupazioni economiche rivestono almeno altrettanto peso, secondo un recente sondaggio targato New York Times/Cbs e una ventina di interviste informali condotte da Linkiesta a Des Moines.

Simpatizzanti del candidato libertario Ron Paul a Des Moines

«Questo socialista di Obama» ingrana la quarta Harris, «ci sta mandando il Paese in vacca. Dal 2007 a oggi le mie entrate sono diminuite del 40%, sarà un caso? No. Io guido sempre allo stesso modo, i clienti li tratto allo stesso modo. Per me a Washington qualcuno fa danni. Ed è lui (Obama)».

In realtà l’Iowa, ci ha spiegato l’economista David Swenson della Iowa State University, ha retto meglio la crisi rispetto alla maggioranza degli Stati americani mantenendo la percentuale di disoccupazione al 5,7% contro il dato nazionale del 8,6 percento. Nonostante ciò, si teme le cose peggiorino ulteriormente, specie sul fronte occupazionale. Piccoli centri sparpagliati per questo Stato di praterie spazzate da venti gelidi hanno appena festeggiato un capodanno amaro. Per esempio a Hamburg, un villaggio di appena 1.240 anime nel Sud-Ovest dell’Iowa ha visto chiudere la sua storica fabbrica di pop corn del gruppo ConAgraFoods e lo scorso ottobre 95 persone sono finite in cassa integrazione.

Mitt Romney arriva a un comizio a Davenport, Iowa 

Anche per questo un uomo come Mitt Romney, malgrado sia Mormone e non particolarmente carismatico, in virtù della sua esperienza di imprenditore (ha fatto partire il fondo di private equity Bain Capital) riscuote un certo appeal di questi tempi. Certamente più di quattro anni fa, quando finì secondo compromettendo la campagna elettorale. «Negli ultimi anni Romney ha cambiato idea su tutto» spiega il trentenne agricoltore supertatuato Rob Anson al bar Legend. «Sarebbe pronto a vendere la moglie al diavolo per un giorno alla Casa Bianca, ma sarò costretto a votarlo perché avendo lavorato in un’azienda almeno capisce qualcosa di come si crea impiego».

In parte per i timori legati all’economia è forse legato anche l’exploit nei sondaggi di Ron Paul, il candidato “libertario” che vorrebbe tagliare i costi del governo centrale con l’accetta limitandone il potere. «La nostra medicina è Ron» spiega Laura Derry alla taverna The Old Spaghetti Works di fronte a un ipercalorico piatto di maccheroni ai quattro formaggi. «Metterà a stecchetto quei politici ben pasciuti di Washington una volta per tutte, e darà un taglio pure a queste guerre inutili in cui abbiamo bruciato maree di dollari».

Rick Santorum, cattolico ex senatore per lo Stato della Pennsylvania dal 1995 al 1997, potrebbe a sorpresa vincere la palma del più conservatore tra i conservatori, battendo l’ex presidente della Camera dei Rappresentanti dal 1995 al 1999 Newt Gingrich, il governatore del Texas Rick Perry (che dopo una partenza a razzo ad agosto è stato sepolto dalle sue gaffe), e la “pasionaria” Michele Bachmann, membro della Camera dei Rappresentanti del Minnesota.

Il candidato Rick Santorum si raccoglie in preghiera 

Ma tutto è ancora possibile. Dopo mesi di altalene nei sondaggi, la percentuale di indecisi è molto ampia, si aggira sul 41% secondo il supersondaggio del Des Moines Register da cui abbiamo ricavato anche le percentuali citate sopra.

«L’altro giorno» ci ha confessato ancora il garrulo tassista Harris, «ho visto una signora che trasportava un cartellone con il nome della Bachmann. Allora ho accostato e le ho chiesto perché varrebbe la pena votarla. Lei mi ha detto “Non saprei, credo che alla fine io voterò Ron (Paul)”».

C’è spazio per colpi di scena, come una vittoria di Ron Paul o addirittura del “Cenerentolo” Santorum. Comunque vada, però, la gente del posto ha già vinto. Per molti i caucus rappresentano una continuazione delle feste natalizie, una fiera che fa il paio con l’annuale State Fair di agosto il cui tema è il maiale proposto in tutte le salse (dai suini da esposizione, alla sagra delle braciole passando per il concorso di bellezza per eleggere la Pork Queen).

Newt Gingrich con la molto criticata moglie Callista a Marshalltown, Iowa

Per respirare quest’atmosfera di festa si può fare un salto al Java Joes Coffeehouse. Qui una serie di curiosi locali sono venuti a vedere la registrazione di una trasmissione della televisione Msnbc. Tra una tazza di tè e una fetta di cheesecake, si godono il loro momento di gloria. E ci sono perfino tipetti come Tyler Dashner, 18 anni e il sogno di trasferirsi a Hollywood per diventare regista, che tenta di agganciare un producer di Msnbc per avere qualche contatto buono a Los Angeles.

«Ci chiamano bifolchi e porcari, “redneck”, gente dal collo rosso perché lavoriamo i campi» butta benzina sul fuoco Harris allargando le labbra in un sorriso sdentato. «Ma siamo noi dell’Iowa, ogni quattro anni a creare o distruggere chi vuole essere l’uomo piu’ potente della terra. E non mi pare poco».