Tobin Tax, la tassa impossibile che piace tanto ai francesi

Tobin Tax, la tassa impossibile che piace tanto ai francesi

«Questa tassa non s’ha da fare» sussurrano i bravi della finanza mondiale all’orecchio dei politici di turno, che negli ultimi quarant’anni si sono dimostrati, in materia di regolamentazione finanziaria, «come vasi di terracotta costretti a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro». La storia della Tobin Tax è travagliata almeno quanto quella de I promessi sposi, ma senza la certezza del lieto fine. 

L’ultima volta che la tassa è stata evocata risale a una settimana fa. Nel corso del suo tradizionale messaggio di fine anno, Nicolas Sarkozy rinnova il suo impegno per la Tobin Tax, auspicandone una rapida introduzione, mentre Henri Guaino, alto funzionario del ministero del Tesoro francese, promette una decisione in merito prima della fine di gennaio. Già a metà dicembre 2011, il ministro francese dell’economia, François Baroin, dichiarava che all’incontro dell’Eurogruppo il prossimo 23 gennaio 2012 sarà presentata una mozione franco-tedesca per una “tassa operazionale”.

Ma chi ha inventato la tassa sulle transazioni finanziarie? Ecco un breve ecursus dei fatti principali. 

1972: i “granelli di sabbia” di James Tobin – Nel 1971 il presidente statunitense Richard Nixon sospende la convertibilità del dollaro in oro, mettendo fine al sistema monetario istituito dagli accordi di Bretton Woods. Per disciplinare la conseguente fluttuazione dei cambi, l’anno seguente, durante una conferenza all’università di Princeton, l’economista americano James Tobin propone una tassazione delle transazioni finanziarie compresa tra lo 0,05% e lo 0,2%. Secondo il professore, di formazione liberale, tale misura avrebbe messo «qualche granello di sabbia negli ingranaggi della finanza internazionale» ottenendo tre risultati: disincentivare le operazioni speculative a breve termine, stabilizzare i mercati valutari e racimolare fondi per la cooperazione internazionale. Nel 1981 Tobin fu insignito del Nobel per l’economia, mentre la controversa tassa fu chiamata col suo nome.

1984: l’esperienza fallimentare della Svezia – Nel 1984, ispirandosi alle idee di James Tobin, la Svezia impone una tassa sulle transazioni finanziarie fissando il tasso prima allo 0,5% (solo sul mercato azionario) e poi, nel 1986, all’1% (includendo il mercato delle obbligazioni). In breve tempo la scelta provoca la fuga degli investitori verso le borse di Londra e New York. Nel 1990, dopo soli sei anni, lo stato scandinavo ritorna sui propri passi abolendo la tassa. L’esperienza svedese conferma le teorie degli economisti secondo cui ogni applicazione locale della Tobin Tax è destinata al fallimento.

1994-1995: il tentativo dei socialisti francesi – Per oltre dieci anni la Tobin Tax diviene un argomento tabù. Nessun uomo politico ne parla, nessun governo sembra intenzionato a introdurla. Persino l’opinione pubblica pare averla dimenticata, nonostante la crisi del sistema monetario europeo del 1992 e quella del pesos messicano del 1994. Proprio in quell’anno, è François Mitterrand a rilanciare una possibile tassazione delle transazioni, in occasione del Summit mondiale per lo sviluppo sociale, tenutosi a Copenhagen. L’idea è ripresa poi nel programma elettorale di Lionel Jospin alle presidenziali del ’95. Le speranze di vedere la norma applicata s’infrangono però contro la vittoria di Jacques Chirac.

1996: il primo studio scientifico – Nell’ottobre dello stesso anno, alcuni economisti – tra cui Peter Kenen (Princeton), Jeffrey Frankel e Barry Eichengreen (Berkley) – intraprendono il primo studio approfondito della Tobin Tax. Nel luglio del 1996 la Oxford University Press pubblica una serie d’articoli in cui si sostiene che la Tobin Tax è un dispositivo fiscale da prendere in considerazione perché in grado di stabilizzare i flussi internazionali di capitali e le politiche monetarie dei singoli stati.

1997: l’appello: “Disarmare i mercati” – Nel dicembre 1997, durante la crisi dei mercati del sud-est asiatico, in un editoriale intitolato «Disarmare i mercati», pubblicato su Le Monde diplomatique, il giornalista Ignacio Ramonet auspica la creazione su scala planetaria di un’organizzazione non governativa chiamata Azione per la Tobin Tax d’aiuto ai cittadini (Attac), che possa agire «come gruppo civico di pressione sui governi, affinché reclamino l’attuazione di una tassa mondiale di solidarietà» sulle transazioni finanziarie.

1998: fondazione dell’Attac – Col nome leggermente diverso di “Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e per l’Aiuto ai Cittadini”, l’Attac viene realmente fondata, divenendo in breve tempo una delle organizzazioni di riferimento per i movimenti antiglobalizzazione. Da tredici anni, con sedi in oltre 50 paesi tra cui l’Italia, l’organizzazione s’impegna in un’azione di lobbying per la tassazione delle transazioni finanziarie. I fondatori dell’Attac fanno riferimento diretto a James Tobin, ma l’economista, in un’intervista rilasciata nel 2001 al quotidiano tedesco Der Spiegel, prende pubblicamente le distanze dall’organizzazione, accusandola di strumentalizzare il suo nome e rivendicando la sue visioni favorevoli al libero commercio.

1997: la contrarietà di Strauss-Khan e l’ambiguità di Jospin – Nel 1997, due anni dopo la sconfitta alle presidenziali, la sinistra francese vince le legislative e Lionel Jospin diviene capo del governo. L’allora ministro delle Finanze, Dominique Strauss-Khan, si schiera apertamente contro una tassazione delle transazioni finanziare pubblicando, in un documento ufficiale del ministero, uno studio che ne valuta negativamente l’introduzione. Il governo non si pronuncia ulteriormente e l’idea della Tobin Tax sembra definitivamente abbandonata. A sorpresa, è ancora una volta Jospin a riesumarla qualche anno più tardi, nel 2001, auspicando un’iniziativa dell’Unione Europea e attirandosi le critiche del giornale inglese The Guardian. Sulla risonanza mediatica della querelle, Gerhard Schröder, leader dei socialisti tedeschi, tenta di promuovere un dibattito europeo sul tema, che però naufraga precocemente.

2001: Un passo in avanti e poi l’oblio – Il 19 novembre 2001 l’Assemblea nazionale francese adotta un principio di tassazione delle transazioni sui mercati valutari, ma pone la condizione per cui tale misura fiscale, per entrare in vigore, deve essere adottata da altri paesi dell’UE. Nessun’altra nazione segue la Francia e con la rielezione di Chirac del 2002 la tassa ricade nell’oblio.

2009: La crisi delle banche americane rilancia l’ipotesi – La crisi dei subprime americani, il fallimento di Lehman Brothers e la conseguente recessione economica rimettono nuovamente sotto accusa la regolamentazione dei mercati finanziari. Nell’agosto del 2009, il capo dell’autorità britannica per i servizi finanziari (FSA), Adair Turner, si dice favorevole a una tassazione delle transazioni: un giro di boia decisivo per ritornare a prendere in considerazione l’ipotesi Tobin Tax.

2009: il G20 ci pensa, ma trova una forte opposizione – L’esplosione della crisi finanziaria convince alcuni partecipanti al G20 del 2009 a proporre un inasprimento del controllo sui mercati. Il primo ministro inglese, Gordon Brown, e altri capi di governo dei paesi industrializzati si dicono favorevoli all’introduzione di una tassa sulla speculazione finanziaria a breve termine. L’idea viene però bocciata dal Fondo monetario internazionale, guidato da Dominique Strauss-Khan, dagli Stati Uniti e dagli stessi mercati. Gli oppositori considerano la tassa sulle transazioni finanziarie una misura semplicista e di difficile attuazione.

2011: nuova crisi, nuovo rilancio – L’avvitamento della crisi dei debiti sovrani europei e l’aggravamento della situazione finanziaria greca riportano in auge l’opportunità di una tassa sulle operazioni finanziarie. Lo scorso agosto, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel annunciano un’iniziativa franco-tedesca in tal senso. La loro presa di posizione segue di qualche settimana l’ipotesi avanzata dalla Commissione europea di finanziare il budget dell’Unione attraverso una tassazione dei mercati. A novembre dello stesso anno, durante il G20 di Cannes, il presidente francese sostiene apertamente l’introduzione della Tobin Tax definendola «una tassa tecnicamente possibile, finanziariamente indispensabile e moralmente imprescindibile».

Dal 1972 a oggi la controversa storia della Tobin Tax è stata segnata più da annunci che da fatti concreti. L’unico Stato ad avere un’esperienza reale dell’applicazione di una simile tassa è la Svezia. Probabilmente una tassazione efficace delle transazioni finanziarie potrà essere introdotta solo quando la comunità internazionale riconoscerà unanimemente una relazione di causa-effetto tra regolamentazione dei mercati e comparsa di bolle speculative; e quando anche l’ultimo detrattore non avrà sufficiente potere per impedirne un’applicazione pressoché simultanea e globale. 

In un testo del 1936 (Teoria Generale), John Maynard Keynes scriveva: «L’introduzione di una forte imposta di trasferimento per tutte le negoziazioni potrebbe rivelarsi la riforma più utile, allo scopo di mitigare il predominio della speculazione sull’intraprendenza». Le possibili parafrasi di questa massima, a distanza di 75 anni, sono aperte, ma la Tobin Tax non sembra quella giusta. 

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