Unipol-FonSai, trovato il trucco per salvare le banche

Unipol-FonSai, trovato il trucco per salvare le banche

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13 gennaio – h 9:00. Raggiunto nella notte un accordo non vinconlante. Qui la lettera di intenti  fra Unipol e la famiglia Ligresti. Confermato lo schema di fusione Unipol-Premafin-FonSai-Milano-Assicurazioni. Unipol comprerà le azioni Premafin a 0,3656 euro dai Ligresti, e poi lancerà un’Opa, mentre verrà chiesta l’esenzione dall’obbligo di Opa su Fondiaria-Sai e Milano Assicurazioni. Ai membri della famiglia Ligresti anche un emolumento annuo di 700mila euro a testa, per cinque anni, come “patto di non concorrenza”.
Aggiornamento 12 gennaio – h. 20:11. È in corso il vertice in Unicredit per definire le condizioni di uscita della famiglia Ligresti. Secondo quanto trapela, ci sarà una fusione a quattro tra Unipol, Premafin e le due controllate a cascata di quest’ultima, Fondiaria-Sai e Milano Assicurazioni. Unipol liquiderà la famiglia Ligresti, acquisendone le quote di controllo di Premafin e lanciando un’offerta pubblica sul modesto flottante residuo. Su Fondiaria-Sai, invece, si punta ad ottenere dalla Consob l’esenzione dall’obbligo di Opa. L’orientamento della Commissione di vigilanza della Borsaè però ancora incerto, anche se non viene considerato decisivo ai fini del proseguimento delle operazioni. 

Per arrivare al salvataggio della Fondiaria-Sai ormai si stanno sperimentando tutte le combinazioni offerte dalla fantasia dei banchieri d’affari. Con due punti fermi. Primo salvare i crediti che le banche, a partire da Mediobanca e Unicredit, hanno concesso agli azionisti della compagnia assicurativa – ovvero la Premafin e la Sinergia della famiglia Ligresti. Secondo, scansare lo scoglio di un obbligo di Opa su Fon-Sai che discenderebbe da un cambio del controllo, e che renderebbe l’operazione troppo cara. Con buona pace dei piccoli azionisti. Viene invece accantonata l’ipotesi che vedeva l’intervento del fondo Clessidra nel capitale della holding Premafin.

L’ultimo schema, emerso nel corso delle riunioni che si tengono nella sede di Banca Leonardo, consulente dei Ligresti, poggia su una fusione a tre fra Premafin, Fondiaria-Sai e Unipol, preceduta da due singoli aumenti di capitale da parte di entrambe le compagnie assicurative. Unipol arriverebbe così al controllo di Fon-Sai attraverso un’aggregazione, sfruttando le esenzioni previste dall’articolo 106 del Testo unico della finanza per le fusioni con finalità industriali e per le richieste di ricapitalizzazioni formulate dalle autorità di vigilanza prudenziale (nel caso specifico, l’Isvap) nel caso di gravi perdite (la cosiddetta clausola di salvataggio).

La struttura dell’operazione prevederebbe che Unipol vari una ricapitalizzazione da un miliardo di euro. Ne deriverebbe un esborso da almeno mezzo miliardo per le grandi cooperative rosse azioniste di Finsoe, la holding che controlla il 50,7% di Unipol. Mezzi che le coop non hanno o hanno solo in parte. Perciò si sta lavorando perché siano gli attuali creditori bancari dei Ligresti a fornire la liquidità necessaria a Finsoe. I dettagli dovrebbero essere definiti entro questo fine settimana.

La ricapitalizzazione di Fondiaria-Sai, che ha di recente annunciato perdite per un miliardo di euro sul bilancio 2011, verrebbe invece ridotta a 500 milioni dai 600-750 previsti finora. Questo passaggio sbilancerebbe i valori patrimoniali delle due compagnie a favore di Unipol, in modo consentire a Finsoe di mantenere la quota di controllo a fusione conclusa. Già in questo passaggio Unipol o Finsoe potrebbe sottoscrivere una quota di Fon-Sai.

L’ultimo vertice della fusione triangolare è la Premafin – la holding quotata dei Ligresti cui fa capo il il 35% di Fondiaria-Sai. Premafin, con una partecipazione ormai diluita in quest’ultima compagnia, entrerebbe nell’aggregazione apportando soprattutto un debito di circa 330 milioni verso le banche (in primis Unicredit). Debito che verrebbe prontamente restituito. Al netto dei rimborsi alle banche, quindi, i mezzi patrimoniali freschi immessi nella nuova “Uni-FonS” sarebbero di 1,1 miliardi. Andrà verificato se questo ammontare sarà ritenuto sufficiente dall’Isvap, da cui però nessuno si aspetta grossi ostacoli, visto l’imbarazzo dell’autorità di vigilanza presieduta da Giancarlo Giannini per una malagestione a lungo tollerata. Sulle questioni a monte o a margine del gruppo – come per esempio, le partecipazioni immobiliari di Sinergia, società dei Ligresti che ha il 10% di Premafin, o per la catena Atahotels – si procederà con singole dismissioni o con il conferimento in fondi immobiliari, per i quali si sono fatti avanti i gruppi Hines, IdeaFimit e Sator.

Quanto ai Ligresti, indisponibili a rimanere con quote di minoranza irrilevanti, si prospetta una liquidazione in contanti delle loro quote a conclusione della fusione a tre, o anche prima. In quest’ultimo caso, però, potrebbe esserci una piccola variante: da un lato la fusione Unipol-Fondiaria, dall’altro l’acquisto delle quote Premafin in mano ai Ligresti da parte della Finsoe, quindi la fusione finale. Per le banche, infine, sarebbe una partita di giro, visto che rientrerebbero a valle dei crediti concessi alla Premafin. Mediobanca è esposta per 1.050 milioni tramite prestiti subordinati erogati a Fon-Sai. Unicredit ha un’esposizione totale di 500 milioni verso tutta la filiera Ligresti, che nel complesso è gravata da debiti superiori a 2 miliardi. I nuovi eventuali finanziamenti erogati alla Finsoe avrebbero il vantaggio di poter essere considerati sicuramente in bonis. Sempre che tutto fili per il verso giusto.

lorenzo.dilena@linkiesta.it