Cari italiani, vi piace essere moralisti, ma in questi 50 anni dove eravate?

Cari italiani, vi piace essere moralisti, ma in questi 50 anni dove eravate?

Due persone avvedute come la ministra Fornero e Mario Deaglio, professore, economista ed editorialista di punta del quotidiano La Stampa, alla «chiamata» di Mario Monti della signora Elsa avranno certamente organizzato un piccolo consiglio di famiglia, nel quale ripassare brevemente passato e presente di entrambi, per mettersi in sicurezza da qualsiasi, possibile, malignità. E certamente un minutino sarà stato dedicato anche alla figliola Silvia, professoressa anch’essa nella medesima università dei due, per concludere che le carriere dell’intero nucleo familiare erano comunque improntate a merito e trasparenza. Non erano stati sufficientemente ottimisti.

In questo caso, dobbiamo procedere con calma e serenità. Perché sul web è successo davvero di tutto contro una ragazza di 34 anni che non ha alcuna colpa, ma la genesi della “notitia criminis”, chiamiamola affettuosamente così, non ha il suo inizio in una irruenta discussione all’interno del Circolo Anarchico della Ghisolfa, ma nella dotta riunione del giornale liberale per eccellenza qual è il Corriere della Sera. Il quale, nei termini giornalistici che gli competono, ha raccontato, appunto, della storia di questa famiglia, riunita sotto lo stesso cielo universitario. È del tutto plausibile pensare che De Bortoli & C. abbiano considerato il fatterello piuttosto sfizioso, e per più di un motivo corrente, non ultimo, e forse principale, le parole un po’ tranchant della mamma-ministro nei confronti dei giovani (almeno ciò che è apparso sui giornali, perché il discorso della Fornero è stato più articolato).

Portare nelle fauci di internet una notizia così gustosa, è stato come dare la stura a un rancore che evidentemente covava sotto la cenere e che in qualche misura non può essere analizzato solo e soltanto con gli strumenti dell’educazione e del bon ton. Le parole d’ordine, in questo caso, sono state «raccomandazione», «merito», «curriculum», e le tante altre che accompagnano il mondo dei giovani che non hanno sbocchi al lavoro. Del fiume impetuoso e poco selettivo della protesta nei confronti della famiglia Fornero, qualcosa da salvare probabilmente c’è. Ed è la parte che si accompagna a quell’idea di eleganza anche formale, per cui immaginare che i destini di genitori e figli, soprattutto quando parliamo di classi medio alte, debbano rimanere rigorosamente separati. Non perché, altrimenti, ci sia colpa o dolo, per carità, ma per quel sentimento di stile che i genitori per primi (almeno quelli di un tempo) avrebbero opposto a qualunque malignità.

Viene in mente, giusto per sorriderne un po’, quel memorabile episodio raccontato da Carlo Verdone e che riguardava papà Mario, grande professore universitario e critico cinematografico. Il giovane Carlo era alunno di Mario e a casa, la sera prima di un esame, si rivolse al padre chiedendogli quel filo di comprensione paterna che lo avrebbe portato a passare indenne lo scoglio familiare. «Pa’, mi raccomando, Bergman e Fellini», gli disse, fidando che l’indomani il sangue del suo sangue non lo avrebbe mai tradito. Infatti. «Mi parli di…» e lì, di fronte a un’aula gremita di studenti, il professor Verdone pronunciò il nome di un impronunciabile autore tedesco. Carlo cominciò a impallidire, salivazione azzerata, neppure una parola sull’argomento, praticamente scena muta. «Guardi, è meglio che torni a ottobre». «Papà, ma mi bocci?» «Mi dia del lei. Ora vada». Carlo si alzò e con lui tutti gli altri studenti, consapevoli che se aveva bocciato il figlio, il grande professor Verdone non avrebbe avuto pietà di nessuno.

L’aspetto più terribile di questo scorcio di epoca, e che l’episodio Fornero mette drammaticamente in luce, è che oggi gli italiani pensano di avere diritto a una moralità pubblica quasi per decreto ministeriale, dimentichi di quel mezzo secolo passato in cui ogni scandalo, ogni doppio registro dello Stato, ogni bassezza istituzionale, sono stati fagocitati dai nostri stomaci potenti senza che potessimo (volessimo?) ribellarci. E che, probabilmente, quel modo di vivere sempre sul filo delle regole, o anche ben oltre, sia diventato negli anni un nostro segno identitario.

Il paradosso è che l’arrivo del governo Monti, un governo certamente molto dignitoso anche sul piano dei comportamenti, ha fatto schizzare l’asticella della moralità alle stelle, senza però aver fatto le tappe intermedie necessarie. Passare da gente davvero poco commendevole ad altra di caratura più fina, ci ha messo nella spiacevole condizione di non riuscire a valutare più con la necessaria serenità le azioni degli altri. Ecco anche il significato di quella rivolta sul web contro la famiglia Fornero.

Tutto ciò prospetta un grande pericolo all’orizzonte. E per orizzonte si intenda quel ritorno alla politica attraverso il voto a cui prima o poi dovremo (ri)abituarci. E’ di questi giorni il dibattito sulla necessità di restituire ai cittadini la facoltà di scegliersi i propri rappresentanti. Le forze politiche si parlano. Che concludano anche, ci sembra operazione assai ardua, al limite dell’impossibile. Dobbiamo già prepararci a dimenticare il governo Monti, perché quelli che verranno dopo – sul piano della moralità – probabilmente (sicuramente?) saranno peggio. Attrezziamoci di pazienza e di senso della misura.  

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