Sindacati come lo spendete il finanziamento pubblico?

Sindacati come lo spendete il finanziamento pubblico?

L’Italia è in una forte recessione. E abbiamo appena saputo che vi sarà un nuovo aumento della tassazione per fare fronte ai costi della crisi mentre, al tempo stesso, non si riesce a far sì che lo Stato sia il primo a pagare per i suoi debiti con i privati.

Eppure di sprechi dei soldi pubblici ancora ce ne sono. Basti pensare a quanti soldi pubblici “sono andati persi” (diciamo così) leggendo le inchieste del caso Lusi e della Lega, invece di utilizzare quel finanziamento pubblico per garantire l’uguaglianza delle chances di partecipazione di tutti alla vita politica (ex artt. 3-49 Cost.), un finanziamento che invece deve essere opportunamente mantenuto a mio avviso.

In questo quadro, a brevissimo –si dice- arriverà la spending review del pubblico, ossia “la” revisione della spesa pubblica, in modo tale da rendere la nostra spesa pubblica, appunto, molto più efficiente, riducendone i costi ed evitando così l’innalzamento dell’Iva.

In attesa di tutto ciò, posto che nulla può essere fuori dalla lente del controllo di come i soldi pubblici vengono spesi, mi è venuta una domanda, che ho girato ad alcuni colleghi giuslavoristi, ma ho ricevuto risposte un po’ vaghe. Per cui la pongo, qui, pubblicamente: quanto denaro pubblico ricevono i sindacati per porre in essere la loro funzione ex art. 39? Detta in altri termini: quanto pesa sul bilancio pubblico il sistema di finanziamento delle organizzazioni sindacali? Immagino non poco. Anzi, secondo alcune inchieste giornalistiche, moltissimo. [Si v. il volume del giornalista de l’Espresso Stefano Livadiotti: S. Livadiotti, L’Altra Casta. Privilegi. Carriere. Misfatti e fatturati da multinazionale L’inchiesta sul sindacato, Milano, Bompiani, 2009]. Assai sinteticamente,mi risulta che il loro bilancio dovrebbe essere alimentato, sostanzialmente, da tre fonti principali di finanziamento:

(a) i finanziamenti diretti, tramite le ritenute salariali;
(b) i finanziamenti indiretti, tramite l’attività dei c.d. enti parasindacali (patronati, CAF ed enti bilaterali);
(c) i finanziamenti percepiti tramite la retribuzione percepita dai lavoratori per lo svolgimento di attività di natura sindacale durante l’orario di lavoro, in forza dei diritti sindacali sanciti dallo statuto dei lavoratori e dalla contrattazione collettiva.

Escludendo i finanziamenti diretti (a), sarebbe utile conoscere a quanto ammontano dettagliatamente gli altri quelli di derivazione pubblicistica, posto peraltro che manca -come per i partiti- una legge che disciplini le organizzazioni sindacali. Forse, non sarebbe male se queste informazioni, in piena responsabilità e trasparenza, venissero alla luce in modo davvero pubblico, in modo tale che tutti possano cogliere fino in fondo il senso delle spese e delle scelte fatte in ragione della importante funzione democratica che i sindacati svolgono.

Di sicuro –immagino- gli addetti ai lavori ne hanno piena contezza dell’ammontare del finanziamento pubblico ai sindacati. Ma allora perché, in epoca di spending review per tutto ciò che è pubblico, non sarebbe utile che lo sapessero anche chi, come me, non è un esperto di bilanci sindacali? In fondo, anche quelli sono soldi pubblici e tutti-tutti dovrebbero conoscere nel dettaglio come vengono spesi, a maggior ragione se spesi per tutelare una importante funzione democratica.

Perché non festeggiare questo 1° maggio di crisi facendo sapere ai lavoratori, in trasparenza e responsabilitàcioè per bene e nel dettaglio, come i loro sindacati usano il denaro pubblico derivante dalle nostre tasse?

twitter@ClementiF
 

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