Pizzarotti inizia a preoccuparsi: “Caro Grillo ora serve un congresso”

Pizzarotti inizia a preoccuparsi: “Caro Grillo ora serve un congresso”

PARMA – «Un congresso è auspicabile». Da queste quattro parole potrebbe iniziare la riforma del Movimento Cinque Stelle o, perlomeno, la fase 2. Perché a porre la richiesta non è un militante qualsiasi di una città qualunque. Tutt’altro: a parlare è Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma. La capitale morale cioè del beppegrillismo. La città dove a fine maggio «è iniziata la Terza Repubblica». E, a rafforzare la svolta se di ciò si tratterà, c’è anche il lessico, da fumisteria politica: «Serve un congresso: se ci sono problemi è giusto discuterne», dice il primo cittadino aprendo, forse inconsciamente, una vertenza nazionale con la premiata ditta Grillo & Casaleggio. Sarebbe una svolta storica, con la nascita magari di una maggioranza e di una minoranza, «dopo i primi appuntamenti nazionali organizzati negli ultimi anni a Firenze, Bologna e Milano», ricorda ancora il sindaco della Stalingrado a Cinque Stelle.

Altro aspetto non secondario: le parole del “Pizza” non sono arrivate in una delle conferenze stampa convocate alle 9 di mattina, ma in piena bufera per il caso Favia. Il fuorionda dell’ex enfant prodige – rilanciato da Piazza pulita – contro «lo spietato e cinico Gianroberto Casaleggio che tutto controlla e muove dall’alto» ha acceso la miccia nella santabarbara del galeone grillino. Rilanciando sempre le stesse domande solo che in maniera più urlata e paranoica. Esiste davvero la democrazia nella repubblica del mouse? Il quartier generale è intoccabile? E chi è davvero Casaleggio? E i finanziamenti? E Grillo quindi è solo un comico che recita una parte scritta da altri? Pizzarotti, ragionando, sgombera il campo dalle ingerenze ma allo stesso tempo marca il territorio: «Io posso raccontare – dice a Linkiesta – l’esperienza di Parma: il candidato e la lista li abbiamo scelti da soli, idem la giunta. Non siamo telecomandati, basta con questa storia. Sì, è vero: Casaleggio mi ha dato dei consigli, come Beppe, per la comunicazione. Solo consulenze tecniche, ma zero ingerenze. La linea politica del Comune la decidiamo a Parma».

Che rimane un centro di potere che scotta. La situazione, infatti, è molto ingarbugliata per il Comune: 12 cantieri in mezzo alla città ma fermi al palo per mancanza di risorse, il cerino in mano del teatro Regio senza più fondazioni bancarie e altri enti nella gestione, una valanga di debiti (tra Comune e società circa 846 milioni di euro, ma c’è chi parla di un miliardo) che la metà basterebbe per non dormire tranquilli. E poi sì, la sensazione che Parma si stia voltando dall’altra parte stanca del reality show. O meglio: che viva di alti e bassi soffocata da una crisi economica accusata alla grande anche in questa ex isola felice. Solo per spedire una cartolina da qui: lo storico quartiere Oltretorrente, quello delle Barricate, è una lunga teoria di negozi affittasi, vendesi e cedesi attività. E sulle ceneri delle botteghe nasce quasi sempre un market cinese o un kebab.

Tra mille difficoltà Pizzarotti ha segnato comunque un punto dentro e, soprattutto, fuori la città: la richiesta di sequestro preventivo dell’inceneritore (corredata da 13 indagati a vario titolo per abuso edilizio e abuso d’ufficio). Se il gip dovesse dare il via libera alla richiesta – il responso è atteso a metà mese – per il M5S sarebbe una vittoria. Un punto fermo. Da affiancare alla battaglia di merito sulla gestione dei rifiuti e delle tariffe. Una rivoluzione culturale contro i poteri forti del business del ventunesimo secolo.

Ce la faranno i nostri eroi? A sentire l’opposizione la china grillina è vicina. Ma anche i vecchi partiti, come in un gioco di specchi, si stanno adeguando al cambiamento: il capo dell’opposizione Pd è un fervente renziano. Nicola dall’Olio – che ha preso il posto dello sconfitto bersaniano Vincenzo Bernazzoli rimasto a fare il presidente della Provincia – non vede l’ora di far parcheggiare i camper del rottamatore. Segno che Parma rimane un crocevia, per tutti.

Resta un fatto, però. Novembre, il mese entro cui dovrà essere approvato il bilancio preventivo dell’ente, sarà la prima asticella da saltare per la maggioranza a Cinque Stelle. Superato questo scoglio si potrebbe scivolare veloci verso le elezioni: e di nuovo si guarderà a Parma, pezzo pregiato del campionario del M5S, stretto nei glocalismi più esasperati. Ecco perché le parole «riformiste» di Pizzarotti hanno un sapore particolare per chi crede nella svolta: «Noi siamo in continua evoluzione, in marcia. Dalla presentazione delle prime liste a oggi abbiamo percorso un lungo cammino. Poi, certo, ci possono essere anche degli inciampi. Viviamo una fase di transizione difficile. Aspettiamo anche noi di capire con quale legge si andrà a votare».

Affermazioni che fanno titolo. Specie ora che Favia è finito in fuorigioco: «Ma Giovanni non deve dimettersi perché i problemi si risolvono, basta parlarne. Personalmente però non mi sarei mai sfogato con un giornalista, nemmeno sotto tortura». Così infatti vuole l’etica della diarchia Grillo-Casaleggio: mai andare in televisione. Un comandamento che Favia ha sempre disubbidito, visto che è ancora impigliato nel caso delle interviste a pagamento nelle tv locali (lui come gli altri consiglieri regionali: dal Pdl al Pd). Fatte queste premesse è facile immaginare che il congresso grillino – se mai si farà – non assomiglierà come rapporto con i media a quelli dell’Udeur di Mastella a Telese Terme. Ma sono particolari. L’importante è la parola magica pronunciata da Pizzarotti. Un’ipotesi che qui a Parma trova d’accordo molti. Ma in pochi al momento escono alla scoperto. Marco Vagnozzi, presidente del consiglio comunale, ai microfoni di Radio Bruno spiega: «Magari non c’è bisogno di chiamarlo congresso, ma di sicuro serve un confronto interno. Come d’altronde abbiamo già fatto in altre occasioni in diverse città d’Italia con la gente che si alzava in piedi e diceva la propria».
 

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