Vietare le foto della polizia violenta, è l’ultima trovata di Madrid

Vietare le foto della polizia violenta, è l’ultima trovata di Madrid

MADRID – Mentre la Spagna annaspa nella peggiore confusione economica e sociale della sua storia e non si sono ancora placate le proteste dei giorni scorsi che hanno riversato nelle strade migliaia di studenti, mobilitati contro i recortes, i tagli all’istruzione, il Governo conservatore di Mariano Rajoy si appresta ad approvare una legge destinata a riaccendere gli animi.

Il direttore generale della Polizia, Ignacio Cosidó, ha annunciato l’imminente riforma della Legge di Sicurezza Cittadina che, tra le varie norme, proibirà «di acquisire, riprodurre e trattare immagini, suoni o dati di membri delle forze di sicurezza nell’esercizio delle loro funzioni, quando possono mettere in pericolo le loro vite o in rischio operazioni che stanno sviluppando». In tal modo, secondo i vertici della Policia, si vuole assicurare «un equilibrio tra la protezione dei diritti dei cittadini e quelli delle forze di sicurezza».

Con buona pace del diritto di cronaca e d’informazione, Cosidó vuole proteggere la sicurezza e l’intimità personale e familiare degli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico o contro la criminalità.

Una legge che, secondo il direttore generale, è indispensabile contro mafia e terrorismo, ma che potrebbe assumere una finalità ambigua, dopo i violenti scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, documentati non solo dai fotoreporter, ma anche da centinaia di immagini e filmati realizzati con i telefonini da indignados e studenti. Immagini che hanno denunciato l’eccessiva aggressività e violenza usata dalla polizia contro manifestanti per lo più inermi e disarmati, oltre ad aver mostrato le infiltrazioni di gruppi sospetti di provocatori.

Pochi giorni fa, nel caldo delle ultime violenza tra chi protestava in nome della democrazia e chi era chiamato a vigilare sull’ordine pubblico, un numeroso gruppo di deputati del Partido Popular (che compone l’attuale maggioranza dell’esecutivo), aveva chiesto di rivedere il diritto a manifestare introducendo misure più restrittive. «Un modo – questo – per delegittimare gli spagnoli che scendono in piazza per protestare contro i tagli alla spesa pubblica», ha commentato il quotidiano El País.

Le intenzioni dei popolari di dare un giro di vite al sacrosanto diritto di manifestare pubblicamente, assieme alle misure restrittive di Cosidó, gettano un’ombra sinistra sulle reali ragioni del provvedimento.

«E’ facile sostenere che le proteste, culminate in scontri tra forze dell’ordine e cittadini, mettono in pericolo la vita dei poliziotti – ha scritto il quotidiano Publicó – ma a noi riesce solo di pensare, davanti a tale legge, che il Governo stia solo tentando maldestramente di impedire la circolazione di fotografia troppo imbarazzanti per i vertici di Polizia che potrebbero essere chiamati dall’opinione pubblica a dover spiegare simili eccessi di violenza usati nel garantire l’ordine».

Le immagini del 25-S, quando la piattaforma che riunisce gli indignados di Spagna chiamò lo scorso settembre tutti a circondare il Parlamento di Madrid, sono state riprese sulle copertine e le prime pagine dei maggiori giornali stranieri, testimoniando la violenta e inedita reazione delle forze dell’ordine. Alcuni hanno paragonato la violenza degli scontri con la mattanza del G8 di Genova del 2001, puntando il dito sulla Polizia spagnola che aveva trasformato una semplice operazione di contenimento, in una vera e propria operazione militare offensiva.

Le fotografie crude di studenti, giovani e pensionati pestati a sangue dagli agenti sono state devastanti per l’immagine della Spagna, già umiliata da un servizio fotografico del New York Times che mostrava senza pietà l’impoverimento della società, calcando la mano su una situazione che sembrava appartenente a un povero paese africano, più che alla settima potenza economica mondiale.

Nelle ore successive alle manifestazioni, numerosi giornalisti, assieme ai movimenti degli indignados avevano lamentato la rimozione delle targhette di riconoscimento dalle divise degli agenti impegnati: un modo per impedire l’identificazione e un’eventuale denuncia per abuso.

La legge spagnola è chiara in proposito: i poliziotti devono essere sempre identificabili, in ogni circostanza, tranne quando impegnati in operazioni contro mafia e terrorismo. Tuttavia si moltiplicano le testimonianze che vedono poliziotti sbeffeggiare e minacciare i manifestanti che esigono di vedere i loro dati identificativi sulla divisa.

Un vero autogol per il governo di Rajoy, sempre più in calo di credibilità: i cittadini gli avevano chiesto di fare in modo che i poliziotti rispettassero la legge durante le manifestazioni, ma, come risposta, hanno avuto il divieto di fotografare i poliziotti in azione nelle manifestazioni.
 

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