Altro che società civile, il partito di Grillo è leninista

Altro che società civile, il partito di Grillo è leninista

La deriva autoritaria e padronale di Beppe Grillo è inarrestabile. Dopo aver predicato la democrazia diretta per il tramite della rete, il leader comico-populista ha dedicato gli ultimi mesi a tacitare i primi stormir di fronda al suo interno. Il tema è semplice. Grillo vuole dimostrare che il suo movimento non è contendibile, che tutto deve passare dal vaglio di un gruppo ristretto, anzi ristrettissimo (due persone), che solo può verificare la compatibilità dei candidati e, soprattutto, delle opinioni rispetto al vangelo del gruppo di comando.

Marco Travaglio e Andrea Scanzi, prezzemolino di ogni tv, che ci hanno illuminato sulle malefatte della politica ufficiale di fronte a questa degenerazione hanno perso la parola. Questa deriva non stupisce. Il movimento di Grillo è stato solo apparentemente il frutto di una mobilitazione della società civile. Rappresenta invece la manifestazione più limpida di una soggettività che facendo leva sul rifiuto della politica tende ad affermare l’esistenza di uno stato maggiore indiscusso e indiscutibile. Dal punto di vista di Grillo la cosa appare anche razionale. Il leader del movimento 5 stelle e il suo guru non vogliono farsi scippare l’iniziativa politica aprendo le porte a forze che non rispettano le gerarchie conclamate.

Non siamo mai stati di fronte a un movimento di popolo e di democrazia diretta quanto di fronte a un’opzione populista militarmente diretta dall’alto. La chiusura burocratica e autoritaria corrisponde anche la timore che l’apertura delle maglie dell’organizzazione a forze diverse possa in qualche modo far venir meno la purezza del movimento stesso. E’ una logica da guerra rivoluzionaria in cui lo stato maggiore resiste a farsi mettere in discussione perché valuta che l’obiettivo sia più importante dei mezzi adoperati per raggiungerlo. Grillo probabilemte teme persino il successo elettorale che con l’ingresso in parlamento di decine di irregolari possa rivelare la penetrabilità del movimento con il rischio di perdere il controllo di pezzi importanti.

È un Grillo leninista, meglio meno ma meglio, accentratore e bolscevico quello che si presenta oggi sulla scena. Questa svolta autoritaria gli alienerà molti consensi ma darà a lui e a Casaleggio il controllo di una pattuglia di parlamentari in una fase in cui né lui né Casaleggio hanno una strategia per gestirli né al governo né all’opposizione. Avranno voti e rappresentanti ma non sanno che cosa farne. L’ingresso nelle istituzioni, la lunga marcia avviatasi a compimento in questi mesi, rischia di depotenziare la carica estrema del grillismo, di rivelarne la fragilità politico-culturale. Per questo il duo al comando del movimento stringe le fila e procede per epurazioni. Tutti quelli che in questi mesi ci hanno segnalato l’emergere del grillismo non come fenomeno di malessere politico ma come modello di democrazia partecipata dovrebbero riflettere su quel che sta accadendo.

In fondo la crisi della democrazia grillina è esplosa di fronte all’emergere di un modello democratico indiscutibile come quello rappresentato dalle primarie del Pd. Se la politica trova una strada per rinnovarsi e chiamare alla partecipazione, la proposta alternativa si ammoscia. Grillo prenderà comunque molti voti, anche se meno di quelli che i sondaggi ipotizzavano in questi mesi, ma non sarà la manifestazione di un altro modo di far politica. Siamo di fronte a una “mastellizzazione” del movimento, al riprodursi di un fenomeno lungamente trattato negli studi sul populismo che hanno accompagnato le sue diverse manifestazioni in tutto il Novecento.

Grillo è nuovo per l’Italia ma di Grillo è piena la storia politica del mondo. Sono meteore, segnali luminosi dei guasti della politica, ma non sono il rimedio perché tendono a riprodurre tutti i difetti di ciò che criticano. Anche da questo epilogo si capisce come la politica possa battere il populismo senza anatemi ma accettando la sfida della partecipazione e del dibattito. Grillo non è attrezzato per questo tipo di scontro. Fra lui e la democrazia c’è una frattura incolmabile. Chi lo ama lo segua, ma sappia che ignorerà sempre dove il leader vorrà portarlo. Ora si capisce che non sa dove vuole andare e che è persino spaventato dal successo e dalle forze nuove che potrebbe raccogliere. Se sta bene a chi lo ama si arrangi e continui a insultare noi che vediamo nel grillismo la cosa più vecchia della politica moderna. Chi ama la democrazia e convive con i suoi difetti, di Grillo, infatti, non sa che farsene.

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