Nel Pd clima da guerra civile, è ora svelenire il clima

Nel Pd clima da guerra civile, è ora svelenire il clima

È durata una settimana l’illusione che il Pd fosse diventato il Pd, cioè un partito occidentale in cui la leadership è contendibile e le culture contrapposte limpidamente in gara. Queste ultime ore prima del ballottaggio fanno invece venire alla mente l’amalgama malriuscito di cui parlò tempo fa D’Alema. Perché un partito può reggere tutte le divisioni e i contrasti, ma non sopravvive a uno scontro sulla democrazia interna. È un vero peccato. Si potrà mettere rimedio a questa ferita? Molto se non tutto è affidato all’intelligenza degli elettori, soprattutto di quelli che non vorranno trasformare la contesa sul voto in una rissa e a quelle migliaia di militanti che saranno domani ai gazebo e che dovranno dar prova di apertura e lungimiranza.

Se ci pensate è il paradosso di questo momento. Il Pd si è rivelato contendibile e spaccabile. Nessuno dei due competitor sembra in grado di fermare la guerra civile, e il destino ha affidato il bandolo della matassa a quella componente politica che si è meritata in queste settimane, mesi e direi anni gli anatemi più seriosi, cioè la base di un partito, il suo zoccolo duro, quello che viene descritto come succube di apparati, intriso di vecchio-comunismo, zavorra rispetto alla leggerezza di chi vota e poi si fa i fatti suoi. Sono loro, i militanti della famosa base, prevalentemente di tipo “rosso antico”, che potranno domani disinnescare la bomba del tema di chi ha diritto di votare. Buttate a mare centinaia di editoriali di giornali, di libri, di trasmissioni televisive perché il fenomeno è questo: il partito pesante può salvare il partito liquido. Se non ci riuscirà e se il dopo voto sarà dominato dalla contestazione del risultato, allora venti di scissione si dispiegheranno sul partito che si appresta, o apprestava?, a vincere le prossime elezioni. Le scissioni, infatti, non sempre sono un atto deliberato e lungamente preparato, talvolta sono creazioni dell’istante quando d’improvviso ci si rende conto della reciproca incompatibilità.

A destra c’è chi tifa per questa soluzione e si capisce perché. A Bersani e Renzi non dovrebbe convenire. Tutti e due si sono trovati al centro della scena, protagonisti di una bella pagina di storia della politica e se si separassero finirebbero nel ridicolo. Gli apparati contrapposti, ne ha uno anche Renzi, anche egli uomo di apparato, spingono per la resa dei conti. Andrebbero tacitati. La partita dovrebbero giocarsela i due che in un confronto civile in queste ore dovrebbero decidere di smetterla di darsela sulle regole e di combattersi sulle contrapposte visioni. Servirebbe una dichiarazione congiunta che svelenisca il clima restituendo le primarie al loro ruolo di arbitro di democrazia e di prova vivente che la politica buona esiste, non è morta. Il Pd non deve sprecare questa occasione dividendosi e dando uno spettacolo orribile di sé. Ci stavamo leccando i baffi con questa storia dello scontro generazionale, con questa contrapposizione fra socialdemocratici e liberaldemocratici e voi volete dirci che era tutto un trucco e che sotto sotto il vostro riferimento culturale è Mastella? Ma fatemi il piacere!

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta