Un centro che guarda a sinistra, il sogno del democristiano Monti

Un centro che guarda a sinistra, il sogno del democristiano Monti

L’ha detto? Non l’ha detto? Sono possibili diverse interpretazioni delle parole di Monti nella conferenza di fine anno e di fine opera. Monti è un uomo politico italiano a tutto tondo, con i difetti, le astruserie, i bizantinismi, le abilità a cui siamo abituati da gran tempo. Tuttavia qualcosa l’ha detta e in modo chiaro.

Vuole svolgere un ruolo decisivo nella politica italiana e, a certe condizioni, si considera un candidato premier per il prossimo futuro. L’agenda Monti è il suo programma, i partiti che la sponsorizzeranno sono il suo retroterra politico. Nessuno potrà parlare a suo nome, a nessuno però sarà impedito di farlo, a lui e solo a lui la decisone finale su chi potrà meglio rappresentare il corpo di idee che ha rappresentato.

È un discorso rivolto ai centristi, anche se Monti non vuole farsi ingabbiare in questa etichetta, ma Monti sembra voler animare una dialettica trasversale che interpreti la “volontà di cambiamento e l’Europa” che gli pare la ricetta migliore piuttosto che la contrapposizione fra destra e sinistra.

Monti è stato severo e netto solo contro Berlusconi e il suo partito. Le parole sono state ironiche, sarcastiche a volte, sempre aspre. Con quel mondo lì non vuole avere niente a che fare. Non a caso quando ha parlato degli errori da evitare ha citato chi vuole abolire l’Imu, chi ha pensato a una riforma delle giustizia che non comprenda una severa legge sul falso in bilancio, sul conflitto di interesse, sul voto di scambio.

Tuttavia non sono mancate le frecciate contro la sinistra. È accaduto così che a questa parte dello schieramento sono sembrate rivolgersi le parole su chi pensa di sottrarsi alle linee guida dell’Europa, su chi ha svalutato la sua riforma del lavoro, su chi ha criticato la sua presenza ieri alla Fiat di Melfi. Monti ha dato al proprio lavoro il senso di una prospettiva in due tempi. Il primo è quello che abbiamo alle spalle ed ha citato il salvataggio dell’economia italiana, il poter girare fra le leadership europee a testa alta. Il secondo tempo è quello del cambiamento.

Qui c’è la sfida più intrigante. Monti non rifiuta l’etichetta di moderato ma dà a questa una connotazione non statica, non di conservazione ma, come ha detto più volte, di cambiamento. Sono la destra berlusconiana e la vecchia sinistra i suoi obiettivi polemici sia pure con parole molto british. Se c’è qualcosa che irrita Monti, da quel che abbiamo potuto capire, questo è rappresentato da un lato dalla messa in discussione della sua terzietà e dall’altro dal presentare la sua agenda come pura conservazione e non già come tabella di marcia di un Paese che deve cambiare.

Anche i riferimenti demografici hanno avuto questo taglio rappresentando l’idea che l’Italia ce la può fare se esce dal pessimismo, dal blocco dei suoi progetti, da una denatalità che danneggia il futuro. Monti, per come l’abbiamo visto all’opera oggi, rimanda la palla nei campi della politica. Io ci sono, ha detto, Ci sono e rappresento un bagaglio di fatti e di idee del futuro. Se volete fatevi avanti e io, non voi, giudicherò. C’è in questa presa di posizione, svolta in modo suadentemente arrogante, la certezza di un primato sulla politica che conferma il sentiment di molti italiani.

La destra berlusconiana lo eleggerà come suo nemico. Monti ha fatto come il torero e ha sventolato il suo mantello rosso davanti al toro infuriato della destra criticando con parole anche offensive i suoi leader, ad esempio penso ai dubbi sulla sanità mentale di Berlusconi, a quelle sulla irresponsabilità di Alfano, sui numeri di Brunetta, sulla credibilità internazionale di Tremonti. Il berlusconismo potrà essere rimesso in sella da un buon risultato popolare ma è consegnato da Monti alle frattaglie della storia. Alla sinistra Monti ha detto che si illude se pensa che esista un altro modo di ragionare diverso da quello europeo che lui vuole impersonare. Era evidente la sua sfiducia malgrado le parole prudenti.

Il suo sogno sarebbe quello di una “salita” in campo alla testa di uno schieramento che vada dal centro alla sinistra. Oggi questo non sembra possibile per l’ambizione del Pd e del suo segretario. Monti e i montiani forse sperano che il voto e il dopo voto cambino questa ambizione e spingano a un ripensamento. È del tutto evidente che le parole di Monti avranno una eco nel Pd, forse non in questi giorni sicuramente nel prossimo futuro. Non c’è più la Dc ma è tornato in prima scena un sontuoso democristiano.