E dopo gli affari con Lavitola ora Panama vuole adottare l’euro

E dopo gli affari con Lavitola ora Panama vuole adottare l’euro

MADRID – Poche settimane fa ha rischiato di scatenare l’ennesima rivolta pubblica dopo aver incassato l’ennesima accusa di «collusione tra interessi privati e politica» per una legge ad hoc, poi ritirata, che avrebbe messo in vendita un terreno della zona libera di Colón, al miglior postulante. Ricardo Martinelli non smette mai di far parlare di sé e, ora, dichiara di avere avuto un’idea geniale per dare maggior potere economico al suo Paese.

Il Presidente di Panama, infatti, sembra voler percorrere con ostinato entusiasmo una via a senso unico per ingrossare il volume degli affari locali. E per realizzare il suo progetto, Martinelli vuole fare dell’euro la moneta di corso a Panama. Proprio così. Il Presidente amico dell’ex direttore de L’Avanti, Valter Lavitola, tanto amico da soggiornare col faccendiere italiano a Villa Certosa, residenza di Berlusconi, e coinvolto in un caso di corruzione internazionale per presunte tangenti (nascoste in un finto contratto di Finmeccanica e composte di denaro contante e lussuose ville) a politici panamensi per una commessa da 176 milioni di euro, ora guarda all’Europa.

Galeotta è stata una recente visita di Stato a Berlino, quando Martinelli è rientrato a Panama e organizzato un’equipe di super esperti economici per dimostrare la fattibilità della sua idea. «Panama possiede uno dei migliori sistemi finanziari del mondo – sostiene Martinelli -, solido al punto da poter fare concorrenza ai grandi centri del potere economico». Secondo il politico panamense, si dovrebbe solo affinare i meccanismi per rendere possibile l’adozione dell’euro, in un primo momento per abbinarlo al dollaro che, tuttavia, da oltre un secolo è il motivo dell’esistenza della nazione panamense, nata con il compito specifico di soddisfare le esigenze geopolitiche dell’allora nascente potenza degli Stati Uniti. Ma, per Martinelli, «i benefici saranno maggiori degli svantaggi».

A Panama il tasso di cambio di un balboa, l’eterea moneta locale, è pari a un dollaro e non è mai cambiato. Da anni è una pura formalità, efficace e semplice nelle questioni quotidiane. Tuttavia l’idea di Martinelli non ha trovato alcun riscontro, se non suscitare ilarità. Alcuni economisti locali hanno ricordato come una simile iniziativa è «un vero gioco d’azzardo che spingerebbe il Paese verso un altissimo rischio cambiario e al collasso totale del commercio “dollarizzato” di Panama».

L’economia panamense va a gonfie vele con un tasso di crescita che dal 2011 oscilla tra il 10 e l’11%, la più alta in tutta l’America Latina e l’interesse per Panama come destinazione di capitali, leciti e illeciti, è in continua e inarrestabile crescita. «Dollaro ed euro, due monete forti, inseriti nel medesimo contesto», avvertono gli economisti, «creerebbero una colossale confusione negli investitori».

Per non dire della fiducia dei mercati sull’Eurozona che la crisi si va mangiando. Perché il mercato fluttuante, la situazione di collasso di Grecia, Spagna e Portogallo e la grande instabilità finanziaria, sono i motivi per cui non adottare una moneta che, fino a oggi, ha creato molti guai.

E Martinelli insiste. «Panama deve trasformarsi nel punto d’entrata in America latina delle merci e dei prodotti europei. Un porto franco dove l’Unione Europea deve sentirsi come a casa e quindi dove le transazioni si possano fare in euro».
 Martinelli ai giornalisti, che seguivano la sua visita presidenziale in Germania, aveva dichiarato: «Ho grande fiducia nell’euro. L’Eurozona riuscirà a superare questa crisi momentanea, perché non dobbiamo dimenticare la capacità economica e creativa che possiede questo continente». Con buona pace di quanto pensano, invece, i greci.

Tuttavia la scelta tra euro o dollaro, potrebbe essere solo un dettaglio a Panama, che è diventata “un emporio a cielo aperto”, grazie alle liberalissime leggi varate da Martinelli e con una delle più blande legislazione al mondo per la circolazione dei capitali.

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