Povero Calatrava, inseguito per danni dagli enti locali

Cantieri fermi e spreco di denaro pubblico

MADRID – Era un’opera elegante ed economica. Con due milioni di euro e 74 travetti di vetro temperato, Venezia avrebbe aggiunto al suo splendore artistico unico al mondo, anche un pezzo di arte contemporanea per mano di quello che è l’architetto, ingegnere e scultore valenciano tra i più famosi e discussi al mondo, Santiago Calatrava. L’archistar di Benimámet negli ultimi vent’anni ha ridisegnato il volto della Spagna a colpi di progetti milionari e attingendo dalla generosa cassa (da anni ormai non lo è più) dei contributi europei per le infrastrutture.

Tuttavia a Venezia il Ponte della Costituzione, soprannominata “la passerella di luce”, l’opera del 2004 che congiunge le due rive di Canal Grande, rappresenta tutto ciò che può andar male quando si vuole piantare un pezzo di modernariato nella vetusta e fragile pietra veneziana. Il preventivo iniziale col sorgere di decine di problemi (prima le carrozzelle dei disabili, poi la pericolosità dei gradini sdrucciolevoli) produsse un conto salatissimo di ben 10 milioni di euro, pagato dall’allora sindaco Massimo Cacciari. Una polemica che ora ritorna alla ribalta anche in Spagna: dopo quasi dieci anni d’indagini, pochi giorni fa, Carmine Scarano, procuratore veneto della Corte dei Conti italiana, ha deciso di chiedere la comparizione per il 13 novembre prossimo di Calatrava e di tre ingegneri: dovranno rispondere di danno erariale per 4 milioni di euro.

Una notizia che ha sortito quasi più clamore in Spagna, costretta a riflettere sul vero valore delle sue opere e sui costi eccessivi che, soprattutto, in terra iberica hanno fatto levitare le spese in modo spropositato, costringendo le amministrazioni locali a una dissanguante manutenzione e spingendo sempre più in basso il declino di Calatrava.

Da Buenos Aires a Lisbona, da Malmoe a Valencia, Calatrava era invocato come fosse un messia seguito dai suoi 200 discepoli/collaboratori. Erano i tempi in cui Bruxelles aveva aperto i rubinetti e fiumi di denaro comunitario riempivano le casse di Spagna, grazie anche all’abilità di una vecchia volpe come l’allora premier José Maria Aznar. Ogni spreco sembrava possibile e Calatrava, il modello da esportazione della vivacità culturale spagnola, disegnava e metteva in piedi aeroporti, auditorium, ponti dalle forme sempre più audaci, dalla realizzazione sempre più impossibile e, dai costi, sempre più alti. Estetica senza badare a spese e poca importanza se, poi, quel gioiellino, non era per nulla funzionale, ma una trappola spaccaossa, come il ponte Zubi Zuri di Bilbao, sul quale quando pioveva saltavano a gambe all’aria tutti quelli che volevano attraversarlo. Per non parlare del fantasmagorico progetto da 100 milioni della Città delle arti e della scienza di Valencia, un’opera ambiziosa, un’attrazione turistica unica che, però, ha mostrato premature rogne, come infiltrazioni, cedimenti e crepe che hanno fatto impennare i costi di manutenzione, avvicinando, inoltre, Calatrava ai sospetti d’irregolarità e favori delle giunte comunali che autorizzarono il progetto e furono smembrate da inchieste e arresti.

La crisi economica ha scoperto il lato oscuro dell’archistar, diventato l’esempio della parabola del Paese: dalla facilità nel disporre dei fondi Ue all’attuale povertà della società, con migliaia di cantieri fermi, dopo gli sprechi. La crisi ha costretto a un più minuzioso e attento lavoro di controllo e la Spagna ha iniziato a fare i conti. Si è scoperto che Calatrava in nessun progetto presentato ha mai mantenuto le cifre iniziali fin dalla sua prima opera del 1988, “El puente 9 octubre” di Valencia, passato dal milione iniziale ai 2,7 della consegna con il 175% in più. O il Palau de les Arts Reina Sofia rincarato dai 100 milioni ai 330. Poi, c’è la triste vicenda dell’Auditorium di Tenerife: dopo sei anni di lavori, fu inaugurato nel 2003, ma nel frattempo i costi si erano quadruplicati fino a 80 milioni di euro e gli operai dovettero ritornare per le crepe che si mangiavano la punta della faraonica vela centrale.

E non finisce qui, perché alla lista di opere mal riuscite si aggiunge il danno economico per la manutenzione straordinaria, non preventivata nei costi iniziali, che brucia ogni anno denaro pubblico. Una tra queste è il Palacio de Congresos y Exposiciones di Oviedo, nelle Asturie, ancora incompleto dopo sette anni a causa di continui e persistenti danni strutturali.
Tra le faraoniche e costose realizzazioni di Calatrava ci sono anche quelle incompiute come il Palazzo dell’opera di Palma di Maiorca, previsto dall’ex presidente Pp delle Baleari Jaume Matas, finito in carcere per corruzione. Dopo che Matas perse le elezioni, il progetto fu accantonato, ma prima di lasciare l’incarico, l’ex presidente firmò un assegno di 1,2 milioni di euro a Calatrava per il disturbo. Cifra finita agli atti dell’indagine del giudice José Castro.

Un triste epilogo per quello che era l’architetto più mediatico di Spagna con le sue mirabili invenzioni. Calatrava si è tradito con l’ennesimo passo falso: dopo anni passati a incassare soldi pubblici, ha chiuso lo studio di Valencia per trasferirsi in Svizzera ed evitare così di pagare le tasse.

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