Grillo “signor No” e i dolori del parlamentarismo

Il dilemma degli 8 milioni di voti a 5 stelle tenuti in frigorifero

L’ultimo post di Beppe Grillo, Perché hai votato per il M5S?, rappresenta a volerlo leggere in controluce un chiaro segnale di difficoltà nella gestione della complessa fase di avvio della XVII legislatura. Dal punto di vista del comico-leader, la riproposizione puntuale e dettagliata delle ragioni della “diversità” del Movimento è ineccepibile e rientra nel solco delle posizioni assunte dalla sua fondazione. Nessuno potrebbe onestamente mettere in dubbio la coerenza degli assunti ribaditi nel post, riassumibili nella etichetta di “Pd meno elle”, ovvero della sostanziale uguaglianza tra il partito di Berlusconi e quello guidato da Bersani e della assoluta intransigenza dei 5 Stelle.

A guardar bene, però, da questo scritto traspare una inedita debolezza. Se non si manifestassero nel complesso e variegato universo a 5 stelle segni di sconcerto, sia per la totale e recente a chiusura verso la proposta bersaniana di un governo di cambiamento sia per la gestione verticistica dei processi di decisione dei gruppi parlamentari, non ci sarebbe, infatti, bisogno di simili prese di posizione rivolte al proprio mondo più che all’esterno. La recente nomina dei coordinatori dei gruppi di comunicazione per la Camera e per il Senato è parsa a molti osservatori non già un modo per aiutare i neo senatori e i neo deputati, tutti alla loro prima esperienza, a districarsi nella giungla dei media pronti a tendere trappole ai neofiti dei palazzi della politica romana. No. Dalle loro prime mosse, i comunicatori a 5 Stelle hanno confermato i timori sul loro vero mandato: controllare e guidare l’attività dei gruppi parlamentari in stretto raccordo con Grillo e Casaleggio in una moderna riedizione dell’antica figura dei commissari del popolo.

Lo straordinario successo ottenuto alle elezioni politiche del febbraio scorso, ha caricato di responsabilità per alcuni versi inaspettate il lavoro parlamentare dei 5 stelle, sottoposti a una pressione straordinaria in ragione dell’assenza di una chiara maggioranza uscita dalle urne.
Il modello di selezione delle parlamentarie via web ha certamente evitato l’arrivo di soggetti interessati a salire all’ultimo momento sul carro del vincitore, ma aveva connaturato il rischio di una costruzione random del nuovo gruppo dirigente. Se in campagna elettorale l’ombrello protettivo di Grillo – vero vincitore anche della campagna elettorale oltrechè delle elezioni – si è dimostrato più che sufficiente a coprire i limiti del processo di individuazione delle candidature, adesso in Parlamento con il faro puntato di una opinione pubblica curiosa e attenta alcuni dei nodi stanno venendo al pettine.

Allo stesso modo, i primi segnali di pentitismo manifestati da ex elettori di sinistra per il mancato accordo Pd-M5s, mettono in evidenza il carattere fortemente disomogeneo della composizione dell’elettorato a 5 stelle. Una trasversalità di consensi che ha rappresentato una delle chiavi del successo di Grillo, ma che oggi, in una fase costruttiva e non semplicemente demolitrice del sistema, determina sollecitazioni non così facilmente gestibili. 

In definitiva, la strategia di mettere semplicemente in frigorifero oltre 8 milioni di voti in attesa della definitiva caduta dell’impero dei partiti, potrebbe non essere sufficiente e comunque ha giustamente aperto un dibattito (silenziato con buona pace della trasparenza richiesta agli altri) a cui Grillo non può pensare di rispondere con la riproposizione di posizioni e assunti che appartengono – volenti o nolenti- a una fase chiusa della vita del Movimento, quella della fase nascente appunto. Quando un qualsiasi movimento politico entra in Parlamento, inevitabilmente, passa dalla semplice protesta alla fase successiva, quella dell’istituzionalizzazione, con tutte le contraddizioni e complicazioni sia sotto l’aspetto gestionale sia comunicativo. Nel passato è capitato ad altri e adesso è il turno del Movimento 5 Stelle, e allora i commissari del popolo potrebbero non essere sufficienti alla bisogna. 

*Senatore Pd