E se licenziassimo la ragioneria generale dello Stato?

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Licenziamo il Ragioniere o la Ragioneria Generale dello Stato? Tremonti, Giavazzi, tutti scatenati. Sul Corriere. Dietro colpi di fioretto, senza fare nessuna facile dietrologia, appare chiarissima l’enorme battaglia per il posto di Ragioniere Generale dello Stato che sta avvenendo dietro le quinte. La battaglia è ora tra il mantenere l’attuale Ragioniere Canzio e un possibile sostituto. Si fanno nomi, anche di prestigiose personalità della Banca d’Italia, per la sua sostituzione. Ma quando ci si focalizza sulle singole persone appare da subito una battaglia sbagliata, quasi tra bande, che fa male al Paese, distraendolo da quanto è veramente utile per esso.

Come il dibattere se è utile questa occupazione quasi militare da parte della Banca d’Italia di Via XX Settembre presso il Ministero dell’Economia. È un’occupazione che fa male al Paese. Per due motivi. Perché va a spegnere una luce preziosa, il ruolo vigile, critico e rigoroso della valutazione da parte di Banca d’Italia delle politiche economiche del Governo. Se gli uomini al comando di Bankitalia sanno di essere destinati un giorno al posto di Ministro, o Ragioniere, per quanto probi ed onesti, come non immaginare che oggi limiteranno le loro critiche, costruttive ed essenziali, al Governo? E ancora: perché lasciare il pallino della politica economica a tecnici della Banca d’Italia, cosa che inevitabilmente rende il Governo più austero di quanto non abbia richiesto il popolo italiano con il suo voto?

Ma ancor più importante. Perché scrivere del Ragioniere e non della Ragioneria? Perché non chiedere una volta per tutte di spostarci da un sistema dove quanto si spende e come si spende viene deciso in buona sostanza dai tecnici della Ragioneria – che non fanno vedere i dati in loro possesso né al Parlamento né al Governo (il clamoroso fallimento di Bondi è in parte dovuto alla forte resistenza della Ragioneria a mostrargli i dati ed in parte al fatto che il Governo Monti lo ha abbandonato, lui e la sua spending review, al loro triste destino di oblio) – e dal Ministro dell’Economia ad un sistema come quello chiesto dai Viaggiatori in Movimento dove:

a) il Governo, assistito dalla nuova autorità parlamentare di bilancio, propone al Parlamento dove riallocare in percentuale di PIL le risorse annuali disponibili (tra cui quelle che emergono dalla spending review così da evitare i tagli lineari), disponendone l’allocazione nei capitoli di bilancio dei singoli Ministeri;

b) i singoli Ministri si assumono la responsabilità politica di indicare dove e come effettuare i tagli e le spese attribuitegli al punto a). Le loro ipotesi vengono meramente vidimate tecnicamente dalla Ragioneria e dal Ministero dell’Economia;

c) la Ragioneria (o, meglio, il nuovo Ministero della Qualità della Spesa dei Viaggiatori) verificano trimestralmente che la spesa segua le dinamiche previste e segnalano alla Presidenza del Consiglio, per gli appropriati adeguamenti, eventuali scostamenti anche al fine di gestire al meglio la Tesoreria ed il debito.

Chiunque verrà alla Ragioneria – per quanto migliore di chi lo ha preceduto – è tema irrilevante se il Presidente del Consiglio non si esprimerà chiaramente e fattivamente a favore di una nuova Ragioneria, di una nuova trasparenza, di una nuova volontà di lotta agli sprechi.

Grazie a Patte Lourde.

*Economista. Questo articolo è apparso come post sul suo blog

Twitter: @GustavoPiga

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