La storia della telecamera portatile nasce da un fucile

Inventata da un francese, venne sperimentata anche a Napoli

Point & shoot , punta e scatta, così si riassume la filosofia della fotografia digitale, tanto da essere stata presa come slogan da parecchi produttori. Il significato di shoot però assume tutto un altro valore quando si guarda alla prima telecamera portatile della storia. Quel verbo inglese può essere tradotto anche con sparare e guarda caso il Fusil Photographique riemerso dal lontano 1882 aveva proprio la forma di un’arma da fuoco.

Inventato dallo scienziato francese Étienne-Jules Marey è in tutto e per tutto un fucile e lo si usa nello stesso modo. Il calcio in legno va posto sulla spalla con il mirino all’altezza degli occhi, la canna funge da obiettivo mentre nel caricatore al posto dei proiettili si trova un “disco sensibile alla luce” e per riprendere non bastava altro che sparare tirando il cane del fucile.

Tutto era gestito da un meccanismo preso dall’orologeria che permetteva alle diverse parti di essere a tempo tra loro. Quando si alza il cane del fucile, il meccanismo si mette in moto facendo ruotare un’asse centrale per 12 giri al secondo. Un disco di metallo opaco fungeva da otturatore e anch’esso si apriva per 12 volte ogni secondo permettendo quindi alla luce di imprimersi correttamente sullo “specchio sensibile” che si trovava dietro, la protopellicola usata da Marey.

Pensato per riprendere gli uccelli in volo, lo si usava proprio come un fucile da caccia, centrando il soggetto/bersaglio nell’obiettivo per poi seguirlo nelle sue evoluzioni aeree. A differenza dei dispositivi del tempo che andavano piazzati sul cavalletto, il Fusil Photographique era più leggero, maneggevole, permettendo quindi una maggiore libertà di movimento. L’assenza di un supporto fisso poi consentiva di muoverlo verso qualsiasi direzione e con una velocità fulminea.

La velocità era di 12 fotogrammi al secondo, circa la metà di quanti ne troviamo oggi nelle normali videocamere, e permetteva di vedere il movimento dei soggetti ripresi nella loro successione, senza soluzione di continuità, ben prima dell’invenzione del cinema. Fatta l’invenzione, Marey la sperimentò sul volo dei gabbiani anche qui in Italia, o meglio a Napoli, dove si dice gli fosse stato affibbiato il soprannome di “matto di Posillipo”. Il motivo è presto detto: come racconterà uno dei suoi assistenti, i napoletani non capivano per quale motivo quel signore con barba folta e bombetta guardasse continuamente gli uccelli con il fucile puntato ma senza mai sparare un singolo colpo e poi riponesse l’arma soddisfatto.

Etienne-Jules Maray tra le sue invenzioni
La Gazzetta Piemontese del 20 aprile del 1882, descriveva tra il serio e il faceto la nuova invenzione di difficile interpretazione. «Ed ora una primizia pei lettori della [Gazzetta] Piemontese», si legge nella rubrica Lettere Piemontesi, «Nell’ultima seduta dell’Accademia della scienze il signor Marey ha fatto una descrizione completa del suo fucile-rivoltella, col quale ottiene, in un secondo, 12 fotografie di un uccello che vola, e che egli prende di mira colla sua arma inoffensiva. Il tempo di pose è appena della 720a parte di un secondo, il soggetto non ha nessuna fatica da temere, ed è inutile di ripetergli il famoso “Attenzione! Fermi!” dei fotografi».

Visto che il suo museo a Beaune, sua città natale in Borgogna, è stato chiuso in attesa di nuova collocazione, l’unica occasione per ammirare dal vivo alcune opere del francese è il Museo di belle arti cittadino.

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