Quindici giorni di quotidiani per nulla

Scelto per voi dal blog «Technology, media & more» di Stefano Maruzzi

Ogni giorno, per quasi due settimane, ho trovato puntualmente davanti alla porta della mia camera una copia di WSJ accompagnata da USA Today. La distribuzione avveniva verso le 4:00am e una mattina ho assistito al tutto in diretta in occasione di una visita anticipata alla palestra. Li ho conservati e accumulati quasi con cura, impilandoli uno sull’altro, ripromettendomi sempre di fare una foto poco prima del check out. La fretta dell’ultimo momento me l’ha impedito e quindi l’immagine proposta non è quella “originale”, ma rende comunque l’idea: intonsi.

E non avrebbe potuto essere diversamente. La prima riflessione va all’omino che usando un carrello per il trasporto delle valigie appunto alle quattro di mattina deliziava i leggeri di sonno scaraventando a terra dei malloppi di dimensioni non trascurabili, sopratutto nel weekend. Lavoro non particolarmente edificante e nemmeno troppo utile se anche solo una parte dei beneficiari di questo servizio si è comportato come il sottoscritto. Poi ho pensato alla quantità di chili spostati in questi giorni, sempre inutilmente. Stessa considerazione per la carta impiegata. È stata poi la volta di una riflessione un po’ più mirata legata al contenuto. Mi sono domandato – quasi auto-sfidato – perché non fossi interessato a beneficiare di un prodotto tangibilmente concreto, di spessore e sicuramente ben fatto. Snobismo da ometto digitale che rifugge da tutto quanto non sia riconducibile a bits? Possibile, ma sarebbe troppo stupido. Non interessato alle notizie americane? Direi non pervenuta la domanda nel mio caso specifico. Sono pigro o non ho molto tempo? Vera la seconda, mi tengo costantemente informato. Questo il punto: tutto quello che era contenuto in quei fogli di carta era già vecchio e già noto. La corsa di un’ora sul tappeto in palestra prevista per le 5:00am mi avrebbe fornito tutto il necessario sugli ultimi sviluppi di Boston Bombing, il processo di Jodi Arias, la situazione in Siria, i risultati dei play off NBA e qualche altra notizia internazionale. Attraverso il Web avrei avuto modo di capire il livello di ridicolaggine della situazione politica italiana. Ma per questo genere di aggiornamento sarebbe bastata una veloce scorsa sullo smartphone nel lounge durante la colazione.

La reale motivazione del mio comportamento va individuata semplicemente nel displacement temporale del contenuto veicolato in un giornale cartaceo. Non è una rivelazione profonda, ma una presa di coscienza definitiva. Per me almeno non è proprio possibile trovare in un mezzo cartaceo uno strumento valido per rispondere al bisogno di informarsi. La sentenza è diventata definitiva quando – appena salito a bordo – mi hanno offerto una copia del Daily Mail. L’occhio è scivolato involontariamente nell’angolo superiore destro dove compariva £.90. Per un micro secondo sono rimasto quasi come fulminato: ho realizzato che l’oggetto nelle mie mani aveva un prezzo – del valore – e la cosa mi ha quasi stupito trovando doppiamente anacronistico quanto stessi facendo e anche il presupposto teorico che avrei dovuto pagare per farlo. Dopo una frazione di smarrimento mi sono ricordato che in passato, molti anni fa, questa era un’abitudine abbastanza diffusa e condivisa tra gli umani: leggere il giornale. E ho capito quanto tempo sia già trascorso e quanto profondo sia il solco segnato dal digitale nelle mie abitudini. La sensazione è di non essere il solo.

* Dal blog

Twitter: @smaruzzi

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