Fra le tante funzioni delle università una delle più importanti è quella di fornire dei “segnali” sulla qualità degli studenti ai possibili datori di lavoro, aiutandoli nella selezione dei candidati adatti a svolgere una certa attività lavorativa e nel determinare il compenso più adeguato.
Un segnale ovvio che può svolgere tale funzione è il voto di laurea. Se analizziamo i voti di laurea tra specialistica e triennale possiamo trarre alcune considerazioni interessanti. Innanzitutto, dalla tabella sottostante si evince che i voti alla specialistica tendono ad essere considerevolmente più elevati rispetto a quelli ottenuti alla triennale. Non solo, nelle università del sud Italia si osservano voti di laurea all’incirca di un punto più elevati rispetto alle università del nord sia alla triennale che alla specialistica.
Ancor più rilevante è il fatto che, in alcune facoltà, il voto medio di laurea alla specialistica è pari a 110 o addirittura maggiore. È chiaro che medie del genere significano una sola cosa: moltissimi studenti alla specialistica tendono a laurearsi con 110 o 110 e lode (che Alma Laurea calcola nella media come 113). Per fare un esempio concreto: il voto medio dei laureati in Architettura alla Facoltà di Valle Giulia, Sapienza nel 2012 è 112,1.
Una spiegazione possibile è che gli studenti che proseguono gli studi tendono ad essere più bravi rispetto a coloro che ottengono solamente un titolo triennale. Tuttavia da uno sguardo ai dati dei laureati alla triennale emerge che il differenziale di voto tra coloro che proseguono gli studi e chi si è fermato al titolo triennale è pari a 1,4 (101 vs 99,6), un numero che non trova riscontro nei differenziali precedentemente mostrati. Sembrerebbe dunque che esista un “effetto” specialistica che spinge verso l’alto la votazione di laurea finale.
Un’altra domanda lecita è chiedersi quali fattori spieghino la variazione nelle votazioni tra facoltà. Per rispondere a questa domanda, proviamo ad analizzare la correlazione fra voto medio e qualità della facoltà (misurata con il voto attribuito dall’indagine Censis-Repubblica, che ogni anno assegna un punteggio – da 0 a 110 – alle facoltà italiane sulla base di diversi fattori). Senza nessuna pretesa di stabilire un nesso di causalità fra le due variabili, dall’analisi emerge che le università più virtuose tendono ad essere associate, in media, con voti di laurea più bassi.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi se, in Italia, il voto di laurea possa realmente rappresentare un segnale sulle performance lavorative degli studenti. Ancora una volta, i dati per gli studenti della specialistica mostrano un quadro per certi versi sorprendente.
Infatti, il grafico mostra la presenza di una pendenza negativa tra salario (in logaritmo) e voto di laurea alla specialistica.
Una possibile spiegazione è che le facoltà che tendono ad assegnare voti alti (ad esempio Lettere) sono anche associate con salari particolarmente bassi. Tuttavia, controllando per questi fattori la conclusione non cambia: pare davvero che in Italia un voto più alto alla laurea sia associato ad un salario più basso nel mercato del lavoro. La cosa più sorprendente è che questo effetto negativo del voto di laurea sul salario è presente solamente per coloro che si sono laureati alla specialistica (si veda qui per approfondimenti).
Tutto questo implica il triste fallimento di uno dei compiti principali dell’università: segnalare ai datori di lavoro la qualità degli studenti. Di conseguenza, questo porta ad un equilibrio finale in cui le imprese che offrono un lavoro ai neolaureati tenderanno a pagare salari più bassi proprio perché non sono in grado di differenziare chi effettivamente merita uno stipendio più alto sulla base dei segnali forniti dall’università. Questo tipo di meccanismo offre una (seppur parziale) spiegazione del perché una laurea specialistica in Italia non sembra premiare particolarmente i suoi studenti.
Per approfondimenti: www.raffaelesaggio.wordpress.com