Taranto, ecco perché l’Ilva è stata commissariata

Bondi riunirà in sé tutti i poteri

Il governo Letta ha trovato una soluzione al problema dell’Ilva. O almeno così sembra. Il ministro Zanonato, in mattinata aveva preannunciato il decreto legge, emanato nel pomeriggio dal consiglio dei ministri. Non ci sarà la nazionalizzazione pura e semplice, neanche temporanea, come invocata dai leader sindacali Maurizio Landini e Luigi Angeletti e dall’esponente Pd Francesco Boccia. Ma nemmeno l’ipotesi soft, preferita dal Pdl, del commissariamento ad acta, ovvero di un commissariamento con poteri limitati esclusivamente all’adempimento coatto delle disposizioni della Procura di Taranto.

Si è scelta la figura del commissario straordinario, già utilizzato per altre emergenze ambientali come la bonifica del relitto della Haven e l’emergenza rifiuti in Sicilia e Campania. Ma non era mai accaduto che venisse commissariata un’azienda privata in questo modo, ma il ministro Orlando, motivando la preferenza del governo per questa soluzione, aveva dichiarato qualche giorno fa: «Dato che la legge 231 del 2012, il cosiddetto decreto salva Ilva, non specificava i poteri del commissario, vista la gravità della situazione non potevamo permetterci altri passi falsi».

E quindi sarà Enrico Bondi, già amministratore straordinario della Parmalat e commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica del governo Monti, il commissario straordinario dell’Ilva di Taranto. Il commissario Bondi riunirà in sé tutti i poteri societari (presidente, amministratore delegato e consiglio d’amministrazione) per poter realizzare infine l’Aia (autorizzazione integrata ambientale) già prevista dalla legge 231, ma quasi completamente attuata: secondo Orlando, solo il 20% del piano di risanamento è stato realizzato.

Ma non solo: Bondi avrà anche i poteri per gestire l’azienda a sua discrezione per 12 mesi, rinnovabili per due volte. Avrà anche a sua disposizione gli 8,1 miliardi di euro sequestrati al patrimonio aziendale nei giorni scorsi, all’incirca la stessa cifra che verrebbe persa in caso di chiusura dell’Ilva: 6 miliardi persi per le importazioni, 1,2 che servirebbero per il sostegno al reddito dei lavoratori, e infine 500 milioni in meno di spesa potenziale per i dipendenti dell’azienda e delle aziende dell’indotto.

Entro 60 giorni poi il ministero dell’Ambiente nominerà cinque esperti che vigileranno sulla gestione commissariale, affinché vengano adempiuti il risanamento e la bonifica dell’area. Se i ministri Orlando e Zanonato assicurano che non si tratta di un esproprio, esponenti del Pdl come l’ex ministro Sacconi temono che questo sia un pericoloso precedente per la libertà d’impresa, dato che neanche ai tempi del crac Parmalat si era scelta la via del commissariamento diretto. Anche lì però, Enrico Bondi era stato nominato amministratore delegato.

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