Usa, dove lo scandalo privato è uno strumento politico

Da Kennedy al ritorno di Spitzer

La ricomparsa di Eliot Spitzer nell’arena politica è stata accolta dal grido di un disturbatore della piazza: «Come mai sei in ritardo? Eri con una prostituta?». I giornalisti che aspettavano l’ex governatore nella canicola di Union Square hanno riso sotto i baffi. Le frequentazioni di un lussuoso bordello newyorchese hanno determinato, cinque anni fa, la caduta agli inferi del politico che si è costruito una reputazione a New York dando la caccia ai banchieri di Wall Street quand’era procuratore generale dello Stato. La sua esperienza come governatore si è bruscamente interrotta per i suoi peccati privati e ora Spitzer chiede perdono e si ributta nella mischia candidandosi a Comptroller, massima autorità finanziaria della città. Nella sagra della riabilitazione pubblica, si dirà, c’è posto per tutti.

Anthony Weiner, deputato costretto alle dimissioni per aver mandato ad ammiratrici su Twitter immagini dei suoi attrezzi più intimi mentre nella stanza accanto la moglie preparava i giocattoli per il figlio in arrivo, è tornato sulla scena e guida i sondaggi per la corsa alla poltrona di sindaco. Mark Sanford ha stravinto un posto al Congresso dopo il disdoro causato da viaggi romantici in Argentina spacciati per innocue scalate sugli Appalachi. Ma non tutti i peccati privati sono uguali e la legge della riabilitazione politica è iniqua.

Gli stessi osservatori che invitavano il pubblico a perdonare le manchevolezze degli Weiner e dei Sanford ora accolgono con estrema freddezza il ritorno di Spitzer. Ben Smith, direttore di BuzzFeed e figlio di un importante giudice di New York, scrive: «Weiner è un politico talentuoso che ha abbandonato il Congresso senza particolari risultati e ancora molto da provare. Spitzer è stato un personaggio rilevante nella vita pubblica americana nonostante non avesse particolare talento politico. Gli incidenti amorosi online di Weiner lo hanno fatto fuori perché erano strani, inusuali. Gli ordinari peccati di Spitzer hanno chiuso la sua carriera di governatore perché il suo governo era già pessimo».

Anthony Weiner e, sopra, Eliot Spitzer. Entrambi tentano il rientro dopo due scandali

Traduzione: lo scandalo privato è uno strumento politico. Si può usare (o non usare) a seconda delle esigenze. In un caso è la scacciacani che allontana i cattivi dall’arena politica; in un altro è soltanto una debolezza privata che si supera con un po’ di purgatorio e qualche intervista contrita concordata con il New York Times. Weiner e Spitzer diventano improvvisamente titolari di peccati qualitativamente diversi, veniali quelli del primo, mortali quelli del secondo. E in fondo il giudizio selettivo sulla condotta privata è un grande classico della politica americana e non solo.

Le scorribande amorose di John Fitzgerald Kennedy erano pacificamente tollerate, gli incontri intimi di Bill Clinton con Monica Lewinsky soltanto momenti di debolezza che non meritavano di affondarlo, l’orientamento sessuale di Ed Koch, storico sindaco di New York, era il segreto custodito peggio della città, e pure quando l’avversario Mario Cuomo ha maliziosamente tirato fuori la cosa nessuno se n’è curato più di tanto. Erano tutti politici amati che vivevano, a torto o a ragione, dei pregiudizi positivi dell’opinione pubblica o di comprovate abilità di governo, soltanto gli avversari irriducibili volevano confondere peccati e reati con lo scopo di sputtanarli pubblicamente e magari detronizzarli per via giudiziaria.

Spitzer invece incontra la resistenza di quella fetta di establishment che non poteva vederlo molto prima che diventasse l’affezionato “cliente numero 9” di certe escort d’alto bordo. Lo odiavano a prescindere dalla condotta e il peccato privato c’entra fino a un certo punto: il problema non è il Bunga Bunga in sé, ma chi lo organizza.

Twitter: @mattiaferraresi

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