Sex Box: fare sesso in televisione e poi discuterne

Sembra scandalo ma non lo è

Sex Box è un nuovo programma (la prima puntata è andata in onda lunedì sera) di Channel 4, la rete televisiva inglese che ha creato alcune tra le più belle serie tv degli ultimi anni: da Skins a Misfits, passando per Black Mirror.
Non è fiction, però. È un programma in cui delle vere coppie fanno sesso in una stanza (la Sex Box del titolo) e — immediatamente dopo — ne parlano con tre esperti di rapporti di coppia, sesso e relazioni: Phillip Hodson, psicoterapista che non crede nella divisione ferrea tra eterosessuali e omosessuali. Tracey Cox, esperta di sesso e linguaggio del corpo. Dan Savage, giornalista che dà consigli su sessualità e relazioni, famoso per schiettezza e leggerezza (la sua rubrica Savage Love è tradotta in Italia da Internazionale).

L’idea alla base di Sex Box è presa in prestito dalle ricerche dei sessuologi William Masters e Virginia Johnson, i due chiedevano ai propri soggetti di parlare dei loro rapporti sessuali immediatamente dopo averli avuti, per riuscire a ricordare meglio le loro sensazioni e a comunicare in modo più onesto. Perché, come dice Dan Savage all’inizio del programma, «parlare di sesso è facile quando la posta è bassa, sui forum online o con gli amici. Ma è difficile quando la posta è alta, come parlarne con il proprio partner. Ci rende vulnerabili».

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Cosa non è Sex Box: non è un reality show, non ci sono concorrenti, non ci sono giudici. Non si vede nessun rapporto sessuale né nessuna scena di nudo. Ci sono delle persone, delle coppie, che fanno sesso in una stanza chiusa, insonorizzata e senza telecamere. Se c’è qualcosa che riesce bene a Sex Box è non essere malizioso. L’obiettivo è parlare di sesso, non mostrarlo.
Il programma, infatti, fa parte della Campaign for Real Sex (Campagna per il sesso autentico) di Channel 4, una serie di programmi tv dedicati in vario modo al sesso. Traducendo dal sito del canale: «Questi programmi cercano di capire come il continuo aumento di pornografia stia distorcendo le aspettative delle persone riguardo al sesso e danneggiando le vite sessuali degli inglesi, in particolare quelle dei più giovani che sono cresciuti in un epoca in cui la pornografia hardcore è a distanza di un solo clic».

Le coppie che partecipano al programma sono tutte volontarie (e molto coraggiose come dice la presentatrice) ma sono anche scelte in quanto rappresentative di un tema. Nella prima puntata le coppie sono tre: Rachel e Dean, eterosessuali venticinquenni che si sono incontrati online, hanno deciso di vedersi per fare sesso e si sono innamorati. Matt e John, due ragazzi gay che vivono insieme e hanno deciso di partecipare a Sex Box per dimostrare quanto normale sia la loro vita sessuale. E Lynette e Des, insieme a 17 anni, lasciati e poi ritrovati a 40, che raccontano della loro vita sessuale da adulti e genitori. Le coppie scelte sono esemplificative dell’approccio di Sex Box al parlare di sesso. Lo spiega bene Phillip Hodson, uno degli esperti, in articolo scritto sul Guardian per difendere il programma dalle critiche precoci: «[…] raramente la televisione esplora ed esamina i rapporti sessuali nella loro normalità. I feticismi estremi sono sempre rappresentati, ma i rapporti normali non lo sono quasi mai. Non si parla di cosa succede durante le vite sessuali della maggioranza silenziosa».

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Ma, alla fine, Sex Box è un bel programma televisivo? No, non molto. Le coppie appena uscite dalla stanza non sono così disinibite come gli autori vorrebbero e ci sono imbarazzanti secondi di silenzio quando gli esperti chiedono: «allora, cosa avete fatto lì dentro?». E spesso le coppie fanno fatica ad articolare quanto fare sesso li avvicini, quanto sia (o non sia) importante per la loro relazione, quali sono le loro fantasie. La premessa del programma è vera: parlare di sesso è difficile. E lo è tanto di più se si è in televisione. Per un talk show costruito attorno al parlare di sesso in modo aperto e onesto, questo è un problema.

Però, a vederlo da qui, dall’Italia, credo che Sex Box sia un bel momento di televisione, se non proprio un bel programma. Matt & John, la coppia gay, parlano apertamente di sesso anale in tv. Rachel & Dean raccontano di come il porno abbia dato forma al loro rapporto in modo sano, spingendoli a provare cose nuove. Dan Savage a un certo punto alza la mano e dice «io e mio marito abbiamo fatto sesso a tre un sacco di volte ed è andata alla grande».
Si ride, ci si imbarazza, si empatizza, si capiscono delle cose. Sex Box è un salto di linguaggio, perché non è né un freddo documentario sulla sessualità, né un film come Hysteria e nemmeno una serie tv come Masters of sex. È parlare di sesso come persone vere, senza che ci sia niente di cui scandalizzarsi.

Twitter: @jacopocolo

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