Portineria MilanoRenzi supera Silvio: unisce comunisti e anticomunisti

Voto alle primarie 2013

Nella storia della politica italiana si ricorda spesso il caso di Sandro Bondi, forse unico nel suo genere: ex sindaco comunista di Fivizzano finito tra le braccia di Silvio Berlusconi, l’anticomunista per eccellenza. Per questo motivo la vittoria bulgara di Matteo Renzi alle primarie del Partito Democratico segna un passaggio storico per la sinistra italiana, l’annullamento di quasi 60 anni di conflitto politico e ideologico. A votare per l’ex rottamatore di Firenze è stata la nuova generazione di ragazzi che quando cadde il Muro di Berlino nel 1989 aveva poco più di 10 anni, con tutta probabilità fette di elettorato di centrodestra o di area cattolica centrista tipica nei territori ex Dc tra Veneto e Lombardia.

Ma tra le schede con sopra scritto “Renzi” c’è anche una parte dello zoccolo duro dei nostalgici del Pci. I vecchi compagni insomma, quelli delle sezioni con le foto di Antonio Gramsci, ancora presenti nel mondo cooperativo delle regioni rosse del centro-italia, “apparato” che ha snobbato la candidatura di Gianni Cuperlo, preferendogli spesso Giuseppe “Pippo” Civati. È questa la lettura che alcuni esponenti del Pd danno, leggendo i risultati delle primarie 2013 a poche ore dalla nomina della nuova segreteria e della proposta di affidare la presidenza dell’assemblea del partito allo sfidante “rosso” Gianni Cuperlo. Il 68% nazionale di Renzi – già scout ed ex popolare cattolico – è uno tsunami. E si amplifica tra Toscana, Marche, Emilia Romagna e Umbria, sfiorando il 76%. Il candidato d’apparato per eccellenza Cuperlo, sostenuto da Massimo D’Alema, resiste, ma rispetto al dato nazionale perde 4 punti percentuali, fermo al 14%.

Del resto c’è chi fa notare che nella stessa segreteria appena nominata dal sindaco di Firenze c’è un responsabile agli Enti Locali che di nome fa Stefano Bonaccini, ex fedelissimo di Pierluigi Bersani, uno che dal 1993 al 1995 ho ricoperto la carica di segretario provinciale della Sinistra giovanile e che nel passato vanta una segreteria del Pds della città di Modena. A Reggio Emilia, la provincia più rossa d’Italia, culla delle Brigate Rosse, fondate a Vezzano sul Crostolo nel 1970, Renzi raggiunge quasi i 40mila voti, mentre Cuperlo (7mila) si ferma di mille sotto a Civati (8mila): a Vezzano passano i tempi e hanno pure creato un comitato per Renzi. Pure a Bologna vale lo stesso discorso. Il nuovo segretario straccia tutti. Pensare che a ottobre proprio da queste parti avevano riaperto le Case del Popolo con ospite d’onore Emanuele Macaluso, storica firma dell’Unità e tra i più grandi amici del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: anche nel bolognese a Cuperlo non resta che difendersi dall’avanzata di Civati.

Così in Toscana. Lasciando stare Firenze, patria nel neo leader piddino, è l’affermazione a Siena, terra di banche e falce & martello, che lascia intravedere questo passaggio generazionale e politico ormai dirompente. Cuperlo si ferma al 9,89%, Renzi arriva quasi all’80%, mentre Civati è al 10%. Pure a Empoli, dove nell’ultimo comizio in piazza spuntò proprio una bandiera del Pci, c’è il risultato più alto di sempre: 85%. E specularmente è Lucca, storica città democristiana, a incoronarlo con il 79%. Insomma comunisti e anticomunisti, senza nemmeno accorgersene, hanno votato Renzi, superando quasi 60 anni di conflitti. A Perugia il primo cittadino fiorentino conquista 10.253. Da queste parti il sindaco fa di nome Wladimiro (Boccali ndr) e Renzi ha vinto un po’ ovunque: da Terni, città operaia per eccellenza  ai comuni di Foligno, Spoleto, Gubbio, Citta’ di Castello e Assisi. Qui c’è Marina Sereni vicepresidente del Pd, vicina al Dario Franceschini, ma c’è pure  l’imprenditore del cachemire Brunello Cucinelli.

Già al voto nei circoli si era visto come gli ex dalemiani avessero appoggiato l’ex rottamatore, da Vincenzo De Luca a Salerno fino a Piero Fassino a Torino. E allo stesso modo nella nuova squadra del Nazareno a trazione renziana c’è una spinta molto forte dell’AreaDem di Dario Franceschini. La nuova segreteria è lo specchio di questa unione, tra eredi del post comunismo e anti comunisti storici, una fusione che di fatto supera ogni ideologia pre o post 1989: con Cuperlo alla presidenza sarebbe la quadratura del cerchio. Luca Lotti, il nuovo capo organizzazione del Pd, ha cominciato nelle formazioni cattoliche insegnando poi catechismo. Da giovane proprio come Renzi è stato uno scout. Come pure Lorenzo Guerini, ex sindaco di Lodi, ora portavoce della segreteria. Davide Faraone, al Welfare e Scuola, è figlio invece dei diessini di Palermo di Antonello Cracolici, ex Pci, Pds e Ds. Proprio come Federica Mogherini, resposabile d’Europa, già nella Sinistra Giovanile e nei Ds. O come Alessia Morani, alla Giustizia, ex segretario provinciale sempre della Sinistra giovanile di Pesaro e Urbino nelle Marche. Filippo Taddei invece, nuovo responsabile economico, ma già nella squadra delle primarie di Pippo Civati. E poi c’è chi con Pci o ex Pci non ha mai avuto a che fare, Chiara Braga, Marianna Madia o Pina Picierno: erano troppo giovani per commuoversi per il crollo del Muro di Berlino.