Bergoglio rivoluziona la vecchia commissione dello Ior

In progetto la trasformazione dell’ente

Col nuovo anno arrivano anche, a raffica, le nomine attese da tempo in Vaticano. Nei giorni scorsi è stata la volta di 19 nuovi cardinali, ora Papa Francesco ha spazzato con un colpo solo la vecchia commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior, l’organo ecclesiale di governo che decide le sorti dell’istituto finanziario della Santa Sede. L’ente è poi gestito nella sua parte tecnica da un board di laici, un consiglio di sovrintendenza. Un anno fa Benedetto XVI, subito prima di dimettersi, nominò un nuovo presidente nella figura del tedesco Ernst Von Freyberg, successivamente sia il direttore dello Ior che il suo vice, Paolo Cipriani e Massimo Tulli, lasciarono l’incarico, dimissioni dovute anche all’incombere di alcune indagini condotte dalla magistratura italiana in materi di riciclaggio. Quindi è stato nominato il 30 novembre scorso Rolando Marranci come nuovo direttore generale, e ora arriva il repulisti sulla plancia di comando più alta, quella color porpora.

Papa Francesco ha rinnovato 4/5 dell’organismo. Del vecchio gruppo è rimasto solo l’anziano cardinale francese Jean Louis Tauran, diplomatico di lungo corso, un tempo ministro degli esteri della Santa Sede oggi alla guida del Pontifico consiglio per il dialogo interreligioso. Poi sono arrivati il neo Segretario di Stato Pietro Parolin fresco di nomina cardinalizia, e l’arcivescovo Christoph Schoenborn, di scuola ratzingeriana, a guida però di una Chiesa di tradizione liberal come quella austriaca. Schoenborn fu contrastato a lungo dal vecchio Segretario di Stato Angelo Sodano, i due entrarono fra l’altro in rotta di collisione sul tema della pulizia e della trasparenza interna alla Chiesa in casi scabrosi come quelli degli abusi sessuali.

L’arrivo del cardinale di Vienna al vertice dello Ior è dunque uno smacco per il vecchio gruppo wojtyliano e per l’insieme dei potentati più chiusi della curia vaticana. Poi troviamo l’arcivescovo di Toronto, Canada, Thomas Christopher Collins, divenuto cardinale nel febbraio del 2012 per volere di Benedetto XVI. Collins ha fatto parte del gruppo di alti prelati che ha indagato, sempre per ordine di Ratzinger, sul grave scandalo abusi sessuali in Irlanda. E se può sembrare a prima vista incongruo il ritorno di un tema come questo in un ambito strettamente finanziario, si tenga conto che la questione trasparenza nella Chiesa è in fondo un’unica partita che si gioca su più tavoli. Così se decisamente papa Francesco punta a una gestione tecnica affidata a laici competenti degli enti economici, è chiaro che la qualità dei cardinali coinvolti deve essere quella della rettitudine e dell’onestà.

Infine c’è Santos Abril y Castelló, arciprete della Basilica Papale di Santa Maria  Maggiore, uomo di fiducia del Papa, una lunga carriera diplomatica alle spalle compreso un incarico di alcuni anni nella nunziatura argentina. Vanno via invece l’indiano Telsphore Placidus Toppo, il brasiliano Odilo Pedro Sherer, arcivescovo di San Paolo, uno dei papabili dell’ultimo conclave messo in pista dall’ala sodaniana per fermare altre candidature. E poi due italiani di peso: l’ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa, l’altro dicastero-banca del Vaticano (l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica). Bertone in tal modo esce definitivamente di scena, non ricopre infatti più incarichi nevralgici. La sua estromissione è durata quasi un anno, segno che era meno semplice di quanto si credesse.

Calcagno, dal canto suo, resta sempre più isolato. L’Apsa è il ministero coinvolto nei più gravi e recenti scandali a sfondo finanziario. Il caso recente è quello di monsignor Nunzio Scarano, alto funzionario dell’Apsa, finito agli arresti nell’ambito di un’indagine sul riciclaggio di denaro sporco e di trasferimenti illegali di denaro all’estero avvenuti probabilmente anche attraverso lo Ior. L’Apsa, con l’uscita dalla commissione di Calcagno, è stata in tal modo separata dall’Istituto presieduto da Von Freyberg.

Le nomine odierne superano di fatto il mezzo passo falso iniziale di Bergoglio quando venne chiamato come prelato dello Ior – figura di raccordo fra board laico e commissione cardinalizia – monsignor Battista Ricca, del quale, dopo la nomina, vennero alla luce trascorsi omosessuali imbarazzanti relativi alla sua carriera diplomatica smentiti debolmente dal Vaticano. Nel frattempo Francesco aveva però anche nominato una commissione referente per la riforma dello Ior, presieduta da un vecchio cardinale come Raffaele Farina e della quale fanno parte pure il cardinale Tauran e un alto funzionario americano in ascesa della Segreteria di stato, monsignor Bryan Wells. A tale commissione ne venne affiancata una seconda con il compito di occuparsi della riforma economica e amministrativa del vaticano.

Infine Francesco ha dato al suo segretario personale, il maltese Alfred Xuereb, l’incarico ufficiale di informarlo sui lavori delle due commissioni e di fare da trait-d’union anche con la Segreteria di Stato. Con la quale cosa in un certo modo il cerchio si chiude. In questi mesi è poi andato avanti discretamente il lavoro della società di consulenza americana Promontory financial group che sta provvedendo alla revisione di tutti i conti dell’istituto e sta passando al setaccio anche l’Apsa. Già nelle prossime settimane, quindi, dovrebbero emergere le prime proposte concrete circa le funzioni e la trasformazione dello Ior, se in fondazione, in banca etica, o in altro strumento finanziario della Santa Sede.