In esclusivaWarpaint: la passione è il motore di tutto

Intervista e Video in esclusiva

Qualche mese fa ho avuto l’onore di ospitare un house concert delle Warpaint. Il quartetto interamente al femminile di Los Angeles (che uscirà il 21 gennaio nei negozi con il secondo lavoro omonimo, attualmente in streaming su NPR) qui a Milano si è esibito in forma ridotta di duo, realizzando uno showcase molto intenso che potete vedere in parte nel video qui sotto. Eppure quel giorno non ho parlato né con Emily Kokal né con la bella Theresa Wayman; ero semplicemente troppo presa dai preparativi. 

Così ho intervistato proprio Theresa al telefono qualche giorno più tardi. Lei, come leggerete, era a Los Angeles e mentre rispondeva mi piaceva immaginarla stesa al sole su una chaise longue un poco logora, con le lenti scure e una fresca limonata in mano. Forse il suo bambino giocava, quieto, a bordo piscina. In ogni caso, ecco quel che mi ha raccontato.

Un video in esclusiva per Linkiesta dell’house concert delle Warpaint. Suonano Billie Holiday dal loro EP Exquisite Corpse.

Ciao Theresa, sono Marina. La padrona di casa del vostro house concert a Milano… 

Oddio, ciao, non sapevo che fossi tu a intervistarmi. Grazie ancora per la bellissima serata, dobbiamo rifarlo. magari quando ci siamo tutte e quattro. 

Sarebbe bellissimo. Magari quando venite in tour in Italia?

Non credo che succederà nel breve periodo. Vorrei che succedesse ma… Ho dei dubbi. 

Dove ti trovi ora?

Sono a casa mia, a Los Angeles. 

Dev’essere bello essere finalmente nel proprio nido, dopo i promo day in giro per il mondo. 

Sì, ma abbiamo davvero tantissimo lavoro in questi giorni. 

E poi, se non sbaglio – e nonostante tu sia molto giovane – hai un bambino. 

Sì! Ha otto anni ed è semplicemente… meraviglioso. 

Gli piace la musica delle Warpaint?

Sì, un sacco! È un grande fan. I bambini sono giudici eccellenti. Vengono rapiti dall’immediatezza, dalla purezza, dall’impatto. Ci ha anche visto dal vivo di recente, a LA. Abbiamo aperto per James Blake [il ragazzo di Theresa, NdR], due volte prima di partire per la promozione. Suonare qui è divertente, sei tra amici. In famiglia, anzi. È solo stato strano farlo per qualcuno che non è esattamente il tuo pubblico. Era tanto che non aprivamo per un altro musicista. E non era stato pubblicizzato che ci saremmo state, né niente! La prossima volta che ci esibiremo con James vorremmo che fosse un vero e proprio double bill. 

Ho ascoltato l’album. Rispetto a The Fool – il vostro primo disco vero-e-proprio – mi sembra più vicino al vostro primissimo lavoro, l’EP Exquisite Corpse responsabile dell’innamoramento collettivo nei vostri confronti. 

Davvero? Fantastico. In che modo, dici? 

Ho apprezzato tanto Exquisite Corpse, personalmente, perché mi ricordava il sound duro dei gruppi al femminile degli anni Novanta. The Fool mi era sembrato un poco più pop, più pulito. 

Lo era. Il nostro nuovo lavoro ha una qualità più homemade. 

In effetti credo che la produzione sia ottima. Mantiene i suoni sufficientemente sporchi, ma è chiaro che dietro al mixer c’è un maestro. D’altronde, parliamo di un gigante come Flood. 

Sì, credo che mantenere un sound poco patinato sia esattamente la sua specialità. 

Com’è stato lavorare assieme a lui?

Eh… [ride, sospira NdR]. Elettrizzante. Ma bisognava catturare la sua attenzione. 

Me lo immagino come uno di quei produttori star. Un po’ bizzarri, con le loro bizzarre abitudini. 

In effetti ne aveva. Una su tutte ci faceva molto ridere. A lui piace lo zucchero, gli piace TANTO. In studio da noi si è portato l’equivalente di un armadio delle sue caramelle preferite. Le masticava continuamente, a tutte le ore! 

E avete registrato il disco, con lui a Joshua Tree. Un posto mitologico. Raccontami. 

Ci siamo andate per un mese. È un luogo abbastanza alieno. Gli alberi di per sé non sono nulla di che, ma l’ambiente è così… diverso che in qualche modo tira fuori parti diverse di te. Parti che non conoscevi. 

Ho letto una storia curiosa. Suonavate così forte, mentre eravate lì, che qualcuno si è lamentato… 

Sì! Ci eravamo infilate in questa session infinita di Disco/Very, una delle canzoni sul nuovo album. Non so per quanto l’abbiamo suonata, è stata praticamente una jam session. Io adoro il pezzo, potrei eseguirlo per ore e ore. Sta di fatto che a un certo punto hanno suonato alla porta ed erano due poliziotti. Dicevano che una vicina s’era lamentata per il chiasso, che la stavamo facendo sentire male. Capisci? Proprio sentire male. Le abbiamo dato la nausea. 

Un classico caso di “non è la musica che è troppo alta, sei tu che sei fuori di testa”. Ognuno ha le sue pazze storie di vicinato, in questo senso. Tornando all’album. Ho letto i testi. È molto romantico, giusto? 

Lo è, ma non solo per quel che riguarda l’amore tra un uomo e una donna, o l’amore passionale in genere. È un disco positivo, sui buoni sentimenti verso se stessi e verso gli altri. Che sono, in ultima analisi, motore di tutto. 

A proposito di amore verso gli altri: le Warpaint sono molto unite. Credi che veniate percepite come una cosa sola? 

È un aspetto a cui penso spesso. La gente ci chiede raramente come siamo tra di noi: se litighiamo o quanto ci vogliamo bene o cosa facciamo assieme per divertirci, oltre che suonare; ma ancora meno ci chiede chi siamo prese singolarmente. Detto questo pensare o parlare solo di me mi mette vagamente a disagio: siamo effettivamente un gruppo. Però… 

Però?

Mi piace parlare ai giornalisti per conto mio. Non amo particolarmente le interviste a quattro. Non sappiamo mai chi dovrebbe rispondere a cosa, né vogliamo levare spazio una all’altra. 

Il legame tra voi, forse, appare sacro. Leggo spesso che vi frequentate da quando eravate molto giovani. 

Può darsi, ma credo anche che siamo arrivate a un punto in cui vogliamo costruire qualcosa anche per conto nostro. Sono dieci anni che suoniamo… È tanto. Io, ad esempio, vorrei fare qualcosa di più personale. 

Cosa?

È un po’ presto, temo, per dirlo. Ma ribadisco che dovremmo farlo tutte. Quando si è in una band tocca fare molti compromessi: ognuno ha i suoi desideri e le sue esigenze, ma bisogna tenere tutti contenti. 

Un po’ come in amore. 

Sì e se non lo fai finisci per biasimare la relazione anziché capire che la necessità è semplicemente personale; è solo bisogno di essere se stessi. 

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