Il senso di Miriam Karlkvist per il cinema

Intervista alla giovane attrice

Anche in un Sud dove «niente succede», succede che una nuova stella cominci a brillare nel firmamento del cinema italiano. Il suo nome è Miriam Karlkvist: ha 21 anni compiuti da poco e un solo film alle spalle, ma ha già ha ricevuto il premio Shooting Star 2014, assegnato ogni anno dalla Berlinale agli attori emergenti più meritevoli del cinema internazionale. 

Come protagonista de Il Sud è Niente, film d’esordio anche per il regista 33enne Fabio Mollo, Miriam – nata a Reggio Calabria da mamma svedese e padre calabrese – ha interpretato il ruolo di Grazia, figlia di un pescivendolo alle prese con la soffocante morsa della ’ndrangheta e sorella di un ragazzo scomparso improvvisamente e misteriosamente, «emigrato in Germania» lasciando dietro di sé il trauma di un legame irrisolto.

È da questa assenza che comincia la ricerca di Grazia, un viaggio frustrante che la porterà a scontrarsi più volte contro il muro di gomma dell’omertà, nelle atmosfere opprimenti di una Reggio che diventa  «un paesaggio emotivo», dove è impossibile trovare un rifugio interiore. E proprio dalla città dell’Arco Etneo è cominciata l’avventura di Miriam Karlkvist, quasi per caso, due anni fa: a 19 anni, quando partecipò ad uno street casting organizzato dal regista Mollo, alla ricerca del volto giusto per un ruolo tutt’altro semplice.

«Fu il mio migliore amico a spingermi verso quell’audizione, che si teneva ’ntu riuni. “Andiamoci, diceva, facciamo qualcosa di diverso. Ci divertiamo”. Così mi presentai al provino, per gioco», spiega l’attrice nell’hotel di Berlino dove la incontriamo. «Fabio mi chiese di improvvisare. Non so cosa feci, venne tutto naturale. Poi mi richiamarono, per un secondo provino. Ce ne fu un terzo, poi un quarto. Poco alla volta, cominciavo a crederci davvero. Anche i miei genitori iniziarono a rendersene conto: lo stavo facendo sul serio».

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Da allora, tanto è cambiato per Miriam. Il film, nonostante un budget davvero ridotto, è riuscito a vedere la luce ottenendo grande visibilità: selezionato ufficialmente al Toronto Film Festival, presentato in pompa magna a Roma («dove è arrivata una carovana di reggini»), sbarcato in diversi cinema italiani, infine approdato sul grande palcoscenico del Festival di Berlino. «Mi sono sempre sentita guidata e protetta», racconta Miriam, «anche qui alla Berlinale, un festival che mi ha impressionato per organizzazione e per l’attenzione rivolta al cinema indipendente».

A Berlino Karlkvist ha avuto l’opportunità di conoscere tanti giovani e talentuosi colleghi e di incontrare rappresentanti dell’industria cinematografica internazionale, «che si sono dimostrati tutti genuinamente interessati a conoscere le mie capacità», spiega. Per lei Il Sud è Niente è un trampolino: «Dopo essermi innamorata della sceneggiatura e del personaggio di Grazia, non ti nascondo che sono curiosa di mettermi alla prova con un nuovo ruolo». Prima però, Miriam si dedicherà a studiare, con un biennio alla Scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volonté, a Roma.

Per lei l’impegno è stato al centro di tutto sin dall’inizio. «È così che ho imparato a recitare. Lavoro duramente perché ho rispetto del lavoro degli altri. Provo, provo e riprovo finché non ci riesco. La cosa più difficile è stata distaccare la mia tensione emotiva dalle tensioni fisiche del personaggio di Grazia», in cui persino i lineamenti volutamente “maschili” evidenziano il traumatico distacco dal fratello Pietro. Il lavoro è anche sacrificio e, qualche volta, sofferenza: come quando, in una delle prime scene sul set, Miriam si è «chiusa il dito in una serranda di metallo. Un dolore allucinante, ma sono andata avanti come se non fosse successo niente. E alla fine quella scena l’ho portata a casa», spiega ridendo.

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