Al cine in città

Al cine in città

Andare al cinema al Quadraro non è cosa da tutti eppure, chi più chi meno, almeno una volta nella vita lo abbiamo fatto anche tu e io, ovviamente senza accorgercene. Già, perché dal 28 di aprile del lontano 1937, in quella zona della periferia di Roma sorge nientemeno che Cinecittà e, dentro i suoi teatri di posa, sono nati alcuni dei film della nostra vita. E a vederli a Parigi, a New York o a Canicattì, era un po’ come essere lì, al Quadraro anche noi.

Il racconto

Ciak, si gira!
Quattro amici si trovarono un girono alle porte di Roma, in che anno non so, né se fuori piovesse. Pure Roma non era sempre Roma, ma a volte New York o chissà dove e quando Roma era Roma davvero, magari era la Roma di mille anni prima o forse più. Capita, quando quattro amici si incontrano, soprattutto se sono quattro come loro:

Il feroce Saladino, nientemeno che Ben Hur, una ragazza Bellissima con la B maiuscola e il giovane Federico arrivarono quel giorno alla spicciolata, uno dopo l’altro, ma tutti quattro in tempo per i titoli di testa, che arrivare in ritardo non è mai buona cosa e in quell’occasione ancor meno.

In quanto Bellissima con la B maiuscola, la ragazza subito fece la smorfiosa, intenerendo il feroce cuore del feroce Saladino, addolcendo nientemeno che Ben Hur e sbocciando pensieri soavi nel giovane Federico.

Il quale giovane Federico non riusciva in alcun modo a capire se la soavità dei suoi pensieri fosse in qualche modo ricambiata dagli sguardi della ragazza Bellissima con la B maiuscola, ma subito fu guardato con ferocia e gelosia dal feroce Saladino e tenuto d’occhio con sospetto da nientemeno che Ben Hur.

Il quale nientemeno che Ben Hur si sarebbe fatto volentieri un giretto sulla biga trainata da otto cavalli, insieme alla ragazza Bellissima con la B maiuscola e cercò di attrarne l’attenzione in qualche modo, a scapito del giovane Federico e del feroce Saladino.

Il quale feroce Saladino non voleva saperne di essere messo in secondo piano, nemmeno da nientemeno che Ben Hur, figurarsi dal giovane Federico e cercò un modo un po’ meno feroce di corteggiare la ragazza Bellissima con la B maiuscola.

La quale ragazza Bellissima con la B maiuscola, trovando il feroce Saladino un po’ troppo feroce, nientemeno che Ben Hur un po’ troppo nientemeno e il giovane Federico un po’ troppo giovane, non si sapeva decidere e continuava a fare la smorfiosa.

Alla fine del primo tempo ancora non si era giunti a una soluzione, ma si trovò il tempo per andare a prendere una bibita ed i pop corn.

«Proviamo con un film…» Propose il giovane Federico, che forse non si era ancora reso conto che, più che al cinema, erano nel cinema, con tutti gli studi, i camerini, le sedie da regista, l’illuminazione, le macchine da presa e ogni cosa si rendesse necessaria. Provare con un film era il minimo che potesse succedere e il giovane Federico, avendo lanciato l’idea, divenne automaticamente il regista.

«Io farò la parte di una ragazza bellissima!» Esclamò la ragazza Bellissima con la B maiuscola e nessuno osò contraddirla, anzi.
«Io sarò il feroce Saladino!» Esclamò il feroce Saladino, che quanto a bellezza non aveva la B né maiuscola né minuscola, ma di ferocia ne aveva più che abbastanza.
«E io Ben Hur!» Concluse Ben Hur e la scelta dei ruoli, con lui, si completò.

La notte trascorse nell’attesa dell’inizio delle riprese: la ragazza Bellissima con la B maiuscola la passò dormendo un sonno profondo nel profondo del cuscino, per non sgualcire l’espressione; il Feroce saladino sognò bestie feroci e figurine da collezione; Ben Hur dormì in latino e il solo giovane Federico non chiuse occhio, rimanendo sveglio fino all’alba per completare la stesura del copione fin nei minimi particolari. Entro mezzogiorno anche i costumisti, gli scenografi, i truccatori e i baristi del caffè all’angolo avevano completato il proprio lavoro e il film impressionò la sua prima pellicola.

Con il ciak sotto il braccio, il giovane Federico osservò la scena, chiamò Ben Hur e gli spiegò per bene dove posizionarsi, a favore di camera. Proprio di fronte a lui mise il feroce Saladino, con lo sguardo feroce e tutto il resto.

«Voi due – ordinò – combatterete all’arma bianca per conquistare il cuore della ragazza Bellissima con la lettera B.»
«Ognuno – continuò – sfodererà le proprie armi migliori: chi il pugilato, chi la scherma, chi il braccio di ferro, chi la dama o gli scacchi.»
«La scena – immaginò – dovrà apparire realistica, cruda, animata, intensa e senza respiro, proprio come dovrebbe restare la ragazza Bellissima con la B maiuscola ad assistervi.»
«Nel frattempo noi – sussurrò all’orecchio della bella bellissima – ce ne fuggiamo chissà dove e tra i due litiganti il terzo sarò io.»

Fu così che, come spesso accade, il regista e la diva riempirono le pagine dei rotocalchi un po’ pettegoli e le serate più mondane che mai, mentre Ben Hur e il feroce Saladino, conclusa la loro sfida senza vincitori né vinti, si accontentarono di essere apparsi in un film, con tanto di nome nei titoli di testa e di coda e di foto sulla locandina.

La fotografia

Ci sono alcune immagini del cinema che escono dal film. C’è la Luna con il razzo che le si infila nell’occhio, c’è Buster Keaton che penzola dall’orologio in cima a un grattacielo, c’è la Marilyn con la gonna bianca che svolazza… E poi ci sono tante immagini che nei film non ci sono mai state, ma dietro, sopra, sotto e di lato sì. Sono le immagini del backstage, di quando gli attori riposano o ripassano la parte, di quando la scena non è ancora pronta, di questo e di quello. Sono immagini intriganti, che fanno capire come dietro la magia ci sia un bel po’ di realtà. Ogni tanto, soprattutto nei mercatini, è bello fermarsi a sbirciare questi cimeli, rigorosamente in bianco e nero, che a volte fanno sognare tanto quanto un film.

Il video

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C’è chi al cinema ci fa in bicicletta, legandola a un palo a pochi passi dall’ingresso, e c’è chi le biciclette le trova dentro i film, come se fossero attrici protagoniste, come nel caso di Ladri di biciclette, girato per le strade di Roma. In questo video c’è un collage di pedalate, entrando e uscendo dalle scene dei film, che pare quasi un Giro d’Italia o un giro del mondo, con la sola differenza che ce ne possiamo stare tranquillamente spaparanzati in poltrona, anziché sul sellino.

Sono cose che capitano, al cinema!

La pagina web

Per entrare a Cinecittà non devi essere chissà che attrice o attore, ma puoi farlo anche da semplice visitatore. Oltre a girare le scene dei film, lì dentro succedono tante cose interessanti e va a finire che ci si trascorre l’intera giornata. Allora, per non farsi cogliere impreparati, forse è meglio farsi un giro prima sul sito che racconta tutto quello che c’è da vedere, poi presentarsi all’ingresso e lasciare che le cose accadano intorno a noi.

Ti consiglio un libro

Autori Vari – Guida ai film per ragazzi– il Castoro

C’è una casa editrice specializzata in libri sul cinema, che poi si è allargata e ora pubblica anche bei libri per ragazzi. Per unire queste due anime, eccoti una guida supercompleta a tutti i film dedicati a chi è giovane, a chi lo è stato e a chi sempre lo sarà, come te e me. Ci sono i film di quando era ragazza la nonna e di quando era ragazzo papà, ma anche quelli usciti da poco e già ti tengono incollato al grande schermo. Che è grande, lo schermo del cinema, ancor di più, quando il pubblico in platea è piccolo così.

I nostri eroi

Quando si parla di Cinecittà è impossibile non lasciare che il pensiero vada a Federico Fellini, che là dentro ha vissuto una bella parte della sua vita, facendo vivere a noi una buona parte della nostra, attraverso le immagini e le illusioni dei suoi film. Tra i registi italiani è stato forse il più visionario, riuscendo a creare un linguaggio cinematografico a metà strada tra la realtà e la fantasia, che oggi definiamo proprio con l’aggettivo felliniano. E chi dà il proprio nome a una parola del dizionario ha decisamente raggiunto l’immortalità…

Non sono pochi i registi che lo hanno preso come modello o come punto di riferimento, così come fumettisti e narratori di vario genere. Perché in fondo, raccontare una storia rimane la stessa cosa, che lo si faccia con le immagini in movimento, con le parole scritte, con i disegni riquadrati, con la musica o con ciò che si preferisce. Fellini era un artista completo e il suo atelier erano gli studi di Cinecittà dove, entrando, lo si ritrova ancor oggi in ogni angolo.

Se si dovesse spiegare il cinema a un marziano, potremmo parlargli di tante, tantissime fotografie passate molto velocemente una dopo l’altra, dando l’illusione del movimento. Questo anche se la fotografia è una cosa e il cinema un’altra. Però al cinema, durante la produzione, uno dei ruoli più importanti è il direttore della fotografia, che non è il fotografo di scena, che scatta i ricordi della produzione. Un direttore della fotografia si prende cura delle immagini di un film, cercando di creare le atmosfere desiderate dal regista.

Uno dei direttori storici, che a Cinecittà era più che di casa, si chiamava Romolo Garroni, romano di Roma, con una carriera stracolma di collaborazioni da fare impallidire, da Totò a Orson Welles, fino a sbizzarrirsi con le pubblicità del vecchio Carosello, dove le immagini devono essere più belle che mai.

Le macchine fotografiche, quando si parla di divi del cinema, spuntano da tutte le parti. Molte sono quelle dei cosiddetti paparazzi, che altro non sono se non degli audaci e impertinenti reporter dallo scatto facile, alla ricerca di un bacio rubato e di qualche espressione insolita di un attore o attrice dalla fama sproporzionata.

Nel film La dolce vita, Federico Fellini istituzionalizzò il ruolo di paparazzo, rendendolo protagonista accanto agli attori e, per fare ciò, usò come modello un fotografo vero: Tazio Secchiaroli.

Non è chiaro se fosse più bravo lui a scattare senza farsi vedere o più gli attori a farsi vedere, per lasciarsi fotografare da lui, perché una foto rubata sarà stata anche un furtarello, ma contribuiva ad aumentare la celebrità. E alla fine i divi non lo evitavano più, ma lo andavano a cercare e lui, anziché nascondersi sotto il tappeto, se ne andava a spasso sul set, si sedeva e aspettava il momento del click. Anche la sua, in qualche modo, fu una straordinaria carriera.

Quando guardiamo un film, spesso veniamo rapiti dall’espressione di un attore o da una scena molto animata, ma basta guardarsi un po’ intorno per notare che ci sono anche delle poltrone o un tavolo, una pompa di benzina o una scultura, una libreria o una cucina a gas. Tutto ciò che entra in scena si chiama scenografia e chi si occupa di trovare anche i più piccoli oggetti, o di ricrearli, è lo scenografo.

Tra le più antiche famiglie di scenografi ci sono i De Angelis, che di nonno in padre e di padre in figlio si sono tramandati questa artistica professione. Se un giorno cambierò casa mi farò aiutare da loro, nella scelta dell’arredamento, così avrò sempre l’illusione di vivere in un film!

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