L’Unità chiude, e altre notizie tech della settimana

L’Unità chiude, e altre notizie tech della settimana

Arrivano dall’Italia le principali notizie della settimana, e non si tratta di buone notizie. Più che di tecnologia in realtà sarebbe meglio dire che si tratta di editoria, settore in cui la notizia che ha tenuto banco è stata quella della chiusura del quotidiano l’Unità. La testata vicino al Partito democratico ha infatti interrotto le pubblicazioni il primo agosto scorso. Se l’Unità piange il Corriere non ride: Ferruccio De Bortoli, direttore della testata dal 2009, ha annunciato che entro il 2015 lascerà la direzione del giornale di via Solferino. A quanto pare il rapporto con la proprietà è ai minimi termini già da qualche tempo, e una decisione di questo tipo non ha destato particolare sorpresa.

Oltreoceano invece si registrano le solite trovate visionarie di uno spavaldo Mark Zuckerberg: questa volta l’idea è quella di portare Internet gratuito in Africa. Dalle parti di Menlo Park però non sembra filare tutto liscio, dato che venerdì 1 agosto Facebook è andato giù per più di mezz’ora, e si tratta del secondo grande blackout nel giro di pochi mesi. Solita battaglia invece per Google alle prese con la grana del diritto all’oblio, questa volta a preoccupare sono le richieste degli utenti che in taluni casi richiederebbero la rimozione di contenuti falsi o inesatti.

Hanno ucciso l’Unità, l’Unità è viva
Il riferimento alla canzone “Pablo” di Francesco de Gregori sembra chiaro, ma per il quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924 soltanto la prima parte sembra essersi avverata. Dal primo agosto infatti la società editrice nuova iniziativa Editoriale spa ha deciso di sospendere le pubblicazioni. Durissima la reazione del comitato di redazione che tuona così: «fine della corsa. Dopo tre mesi di lotta, ci sono riusciti: hanno ucciso l’Unità». Non si sono fatte attendere neanche le parole, pesanti, del direttore Luca Landò che punta il dito contro il Pd: «è sorprendente che il Pd non sia riuscito a trovare una soluzione per l’Unità, avrebbe almeno potuto appoggiare il progetto di Fago».

Bye Bye Ferruccio
Lo scorso 31 luglio il Consiglio di Amministrazione di Rcs ha approvato l’accordo con l’ormai ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, per la fine del suo incarico il prossimo 30 aprile 2015, con una buonuscita di 2,5 milioni di euro. La decisione è stata comunicata tramite una nota aziendale che recitava così «con pieno apprezzamento per il lavoro svolto in dodici anni complessivi di direzione e con sentita gratitudine per il suo apporto alla società e al gruppo, nel quale entrò alla fine del 1973». Tuttavia De Bortoli, su espressa richiesta della società, ha accettato di prendere parte al processo di selezione relativo alla scelta del suo successore, insieme con il comitato nomine della società.

Zuckerberg vuole portare Internet gratis in Africa
L’applicazione era stata presentata circa cinque mesi fa al Mobile World Congress, ora Internet.org app è una realtà in Africa. Per la precisione è lo Zambia a poter usufruire per la prima volta dell’applicazione per dispositivi mobili che consente l’accesso a Internet a un numero costantemente crescente di persone tramite una serie di servizi gratuiti. Il servizio però consente di connettersi solo a una serie limitata di siti, quelli che danno informazioni su salute e lavoro, oltre che ovviamente a Facebook. Quest’applicazione è disponibile su smartphone con sistema operativo Android e si può usufruire dei servizi senza addebito dei costi derivanti dal traffico dati.

Google litiga con l’oblio
Non sembra potersi placare la scia di polemiche intorno alla questione del “diritto all’oblio”. Con una sentenza senza precendenti la Corte di Giustizia Europea, lo scorso maggio, ha sancito il diritto da parte di ogni utente di richiedere al motore di ricerca Google la cancellazione di quei contenuti che potessero risultare lesivi per la propria persona. Da Mountain View non hanno potuto fare altro che prendere atto di questa sentenza e, qualora ci siano le condizioni, soddisfare le richieste dei cittadini europei. Tuttavia in quest’ultima settimana Big G manifestato delle difficoltà tecniche relative alla cancellazione dei contenuti, soprattutto legate al fatto che alcune richieste effettuate contengono informazioni false o inesatte. In più Big G fa sapere di voler difendere il proprio diritto a informare i siti web da cui vengono rimossi i contenuti, garantendo comunque l’anonimato dei richiedenti secondo quanto richiesto dalle normative europee sulla privacy.

Tor è sotto attacco, a rischio l’anonimato
Tor, il sistema di comunicazione anonima su Internet in passato spiato anche dalla Nsa e su cui recentemente il governo russo ha messo una ‘taglia, ha avvisato gli utenti di aver subito un attacco volto a “togliere l’anonimato”. l’attacco è avvenuto il 30 gennaio ed è stato rimosso dalla rete il 4 luglio, giorno in cui i responsabili si sono accorti della sua esistenza. Gli utenti che hanno usato il sistema “dai primi di febbraio al 4 luglio dovrebbero presumere di essere stati colpiti” si legge in un comunicato diffuso dalla società. Gli obiettivi non sarebbero però gli utenti che usano il sistema per navigare su Internet in forma anonima, ma chi attraverso Tor ha creato e gestisce siti web e servizi online in modo anonimo, attraverso i cosiddetti “servizi nascosti”.

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