A chi conviene Donald Tusk sul tetto d’Europa

A chi conviene Donald Tusk sul tetto d’Europa

Chi è Donald Tusk, il premier polacco appena designato come nuovo presidente del Consiglio europeo? Che significato politico ha la sua nomina? Cerchiamo di capirlo attraverso una selezione di analisi della stampa italiana e internazionale.

Da Solidarnosc al Consiglio europeo

“Cinquantasette anni (è nato a Danzica il 22 aprile 1957), deve il suo nome Donald – insolito per un polacco – alla nonna che lo scelse in onore di un attore americano. Laureato in Storia all’Università di Danzica, da giovane ha militato in Solidarnosc e si è avvicinato al liberalismo.  

È stato il primo a vincere due elezioni consecutive nella Polonia democratica, sconfiggendo il populismo di destra dei fratelli Kaczynski: nominato alla presidenza del Consiglio dell’unione europea al posto del belga Herman Van Rompuy, è un centrista liberale in buona sintonia con la Germania di Angela Merkel e si è distinto per il suo pragmatismo nei confronti della Russia in merito alla crisi ucraina”. (La Stampa)

“Tusk rappresenta la sintesi perfetta che accontenta europeisti e conservatori e bilancia ad Est il baricentro dell’Ue dopo la nomina dell’italiana Federica Mogherini alla politica estera. Credente nella disciplina di bilancio, il polacco è stato sponsorizzato da Angela Merkel sin dal primo minuto.

Nel suo primo discorso a Bruxelles, Tusk ha fatto l’occhiolino a un altro suo sponsor di peso in Europa: la Germania.

“Una combinazione di disciplina fiscale e rilancio della crescita possono permetterci di uscire dalla crisi”, un messaggio inequivocabile rivolto all’alleata Angela Merkel, secondo la quale Tusk ha da sempre rappresentato l’erede ideale di Van Rompuy. Nemmeno una parola, invece, sulla flessibilità”. (Il Fatto Quotidiano)

Dall’Inghilterra alla Germania

La Polonia ereditata da Tusk nel 2007 era un naturale alleato del Regno Unito per motivi politici, economici e per ragioni storiche (recenti e non) ostile a Germania e Russia. Un’alleanza rinforzata dall’appoggio inglese all’entrata della Polonia nell’Unione e all’apertura verso i migranti polacchi nel 2004.

Con Tusk la situazione è cambiata completamente. Le politiche del Regno Unito, in particolare di David Cameron, nei confronti dell’Ue andavano contro l’obiettivo d’integrazione europea promosso dal nuovo premier polacco. Il primo passo è stato quindi quello di rinforzare i legami con la Germania di Merkel, con la convinzione che il destino e l’integrazione della Polonia dipendessero dai rapporti con il potente vicino. (Guardian)

Polonia e Russia

Il recente riavvicinamento con il Regno Unito e il forte appoggio di Cameron alla presidenza Tusk si spiegano alla luce della politica forte adottata dalla Polonia verso la Russia nella questione ucraina: “Rappresentante di un paese fuori dall’eurozona, è stato scelto per tranquillizzare i timori di quegli otto paesi dell’Europa dell’Est che nel 2004 entrarono nella Ue e guardano con crescente preoccupazione al risorgente nazionalismo russo nei suoi sviluppi nella crisi ucraina”. (Il Sole 24 Ore)

Il premier polacco non ha atteso molto per confermare queste aspettative. Infatti, a seguito del memoriale per i 75 anni dell’invasione nazista in Polonia, ha commentato l’odierna avanzata filo-russa in Ucraina evocando il pericolo che si verifichi un altro settembre 1939.

“Tusk ha così tracciato quello che ha definito «un inquietante» parallelo tra l’offensiva nazista in Polonia e Cecoslovacchia, che fu giustificata con la necessità di proteggere le minoranze tedesche nei due Paesi, e l’annessione della Crimea e l’appoggio ai ribelli filo-russi dell’Est dell’Ucraina da parte di Mosca”. (Il Sole 24 Ore)

Europa dell’Est?

Al di là della politica estera polacca, c’è forse da chiedersi (lo fa il NYT in questa analisi) se abbia ancora senso parlare di un’Europa dell’Est o di un Europa centrale, in contrapposizione a una occidentale. La tradizionale unione, o perlomeno la somiglianza nelle politiche adottate, delle repubbliche ex sovietiche non ha più molto senso se si guardano le enormi differenze che dividono oggi i paesi baltici e la Polonia dall’Ungheria o dalla Slovacchia. Per non parlare della frattura in seno all’Ucraina.

Anche economicamente le carte si sono mischiate parecchio, in particolare con l’inizio della crisi (che coincide con l’inizio del mandato di Tusk). Mentre alcuni paesi occidentali tradizionalmente benestanti annaspano per uscire dalla recessione, la Polonia è stata l’unico Paese europeo a crescere in questi anni.

 Un’eccezione europea

“Tusk arriva a Bruxelles forte di una Polonia che è diventata una storia di successo dell’integrazione europea, unico paese ad evitare la recessione durante la Grande crisi. Varsavia ha saputo ben amministrare le decine di miliardi di fondi strutturali e di coesione europei facendone la leva per la crescita come ai tempi seppe fare la Spagna al suo ingresso nell’Unione.

I principali indici mondiali sulla competitività segnalano una storia in progressione per Varsavia: nella classifica per la facilità di fare affari della Banca mondiale la Polonia si colloca al quarantacinquesimo posto, mentre nel Global Competitiveness Index del World Economic Forum è al quarantaduesimo”. (Il Sole 24 Ore)

Eurosummit senza euro

“La nomina di Tusk crea un paradosso fino a poco tempo fa impensabile, anche se non espressamente vietato dai trattati: oltre a presiedere le riunione dei capi di Stato e di Governo (Consiglio europeo) Tusk sarà a capo anche degli Eurosummit, ovvero i vertici dei leader dei Paesi dell’eurozona, un fatto alquanto bizzarro dal momento che il suo Paese, la Polonia, non ha ancora adottato la moneta unica. «L’euro non è fatto per dividere l’Europa», ha messo le mani avanti in conferenza stampa, ma sta di fatto che a Varsavia si continua a pagare in złoty e buona parte dell’opinione pubblica polacca guarda all’euro con scetticismo”. (Il Fatto Quotidiano)