Arriva «l’inutile» legge sul conflitto d’interessi

Arriva «l’inutile» legge sul conflitto d’interessi

Il conflitto di interessi torna d’attualità. Dopo la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, ad agosto dell’anno scorso, l’argomento sembrava quasi passato di moda. Ora invece il Parlamento ha finalmente deciso di affrontare la questione. Ieri sera la commissione Affari costituzionali della Camera ha rinviato la votazione degli emendamenti alla discussa proposta di legge alla Camera dei Deputati, e oggi è iniziata la discussione in Aula. La proposta di legge era stata presentata dal deputato democrat Gianclaudio Bressa il 15 marzo 2013, seguita da altre quattro di Pd, Movimento 5 stelle e Sel. Dopo un anno e mezzo di sosta in commissione, e continue pressioni dei deputati pentastellati, il presidente Francesco Paolo Sisto ha voluto risolvere la faccenda in tempi stretti, presentando il testo unificato definitivo e portandolo alla Camera in una settimana.

La legge vigente in materia risale al 2004, e rappresenta un caso unico in Europa. La grande differenza con le altre legislazioni europee è anche il punto più dibattuto negli anni passati: la legge Frattini (2004), approvata durante il governo Berlusconi II (in carica dal 2001 al 2005), prevede che la punibilità per il conflitto d’interessi arrivi solo dal momento in cui subentra un conflitto, non se è già esistente. Diversa l’impostazione del documento all’esame della Camera. Secondo l’attuale proposta di legge l’esame delle proprietà private e degli interessi personali deve avvenire prima che l’imprenditore privato diventi titolare della carica di governo.

Le legislazioni francese, tedesca e inglese sono estremamente restrittive: chi ha incarichi di governo non può esercitare nessun altro mestiere. Punto. La legge italiana vigente non prevede un’incompatibilità a priori dei candidati a ruoli di governo, ma stabilisce che esiste conflitto d’interessi solo se chi governa opera col fine di arricchirsi e se nel fare ciò produce un danno per l’interesse pubblico. Constatare e determinare arricchimento e danno pubblico, però, non è affatto semplice, e per questo la norma non ha mai prodotto effetti sui membri del governo. La nuova proposta mira a prevenire il dolo, impedendo l’assunzione di cariche di governo a priori, e stabilisce l’istituzione di un organo di vigilanza ad hoc composto da cinque membri nominati dal presidente della Repubblica, che svolga le funzioni ora attribuite all’Antitrust e all’Agcom.

E così per sciogliere il conflitto d’interessi bisognerà affidare la gestione della propria impresa a un gestore esterno scelto dalla Commissione, il quale avrà anche potere di alienazione delle proprietà. È la pratica del blind trust, uno strumento usato per dissociare il proprietario dall’amministrazione del suo patrimonio.

Il testo finale della proposta è stato scritto dal presidente della Commissione Sisto (Fi), come testo unificato delle cinque proposte di legge presentate alla Commissione. Due del Pd, due del Movimento 5 stelle e una di Scelta Civica. Come normalmente accade, il testo finale è redatto dal presidente della Commissione sulla scorta delle proposte precedenti. Eppure a Montecitorio è già polemica sul testo definitivo, che presenta differenze notevoli rispetto alle proposte originarie. I principali oppositori sono i deputati a Cinque Stelle, che denunciano una proposta di legge troppo blanda e troppo lontana dai progetti originari.

I punti più discussi sono il raggio d’azione del testo unificato di Sisto, che include nella legge solo le cariche di governo, e la composizione della Commissione atta a vigilare sul conflitto d’interessi. La proposta di legge del M5s chiedeva che il conflitto d’interessi venisse esteso anche a tutti i parlamentari, analogamente alla proposta di Pippo Civati (Pd). L’altra proposta del Pd (Bressa) prevedeva l’allargamento alle cariche di regioni, province e comuni. Il testo finale parla solo di cariche di governo.

Il secondo punto è la formazione della Commissione vigilante. Riccardo Fraccaro, deputato 5 stelle in Commissione, ha commentato così il testo di Sisto: «Il teso definitivo rimette il giudizio sul conflitto di interessi a una Commissione nominata dal presidente della Repubblica. Il presidente affida l’incarico di formare il governo al presidente del Consiglio e nomina anche cinque persone che devono controllare il conflitto d’interessi del primo ministro. È una norma che non serve a nulla, che non ha alcuna possibilità di essere applicata ed è molto simile da questo punto di vista alla legge Frattini, quella che ci permette di dire che nel nostro ordinamento non c’è una norma seria sul conflitto d’interesse.  Qual è il problema: tutta la questione, e le eventuali sanzioni comunque molto discrezionali, viene ricondotta al circuito politico e non a quello giuridico. Il problema originario non è stato risolto».

Lunedì 6 ottobre era l’ultimo giorno disponibile per presentare gli emendamenti al testo unificato firmato da Sisto. Pd, Forza Italia, Sel e Scelta Civica ne avevano presentati 160, mentre il Movimento 5 Stelle non ne ha depositato alcuno, sostenendo di voler presentare le proprie critiche direttamente in Aula oggi. Il Partito Democratico aveva invece proposto circa 35 emendamenti, riguardanti principalmente l’allargamento della legge a tutte le cariche pubbliche, parlamentari inclusi, come proposto dal progetto di legge di Civati. La votazione sarebbe dovuta avvenire ieri sera in Commissione, ma, visti i tempi stretti, il presidente ha chiesto ai partiti di ripresentare i loro emendamenti in Aula, questi hanno accettato.

Nonostante la svolta fondamentale relativa alla prevenzione del conflitto d’interessi rispetto alla norma precedente, ci sono ancora molti dubbi riguardo alla nuova proposta di legge. I suoi detrattori ne contestano in particolare la debolezza rispetto ai testi presentati dai parlamentari in Commissione: non c’è chiarezza sulle sanzioni e la separazione tra interessi pubblici e privati non è efficace. Un altro punto lasciato fuori dalla legge è il rapporto tra incarichi pubblici e proprietà di società editoriali e televisive. I deputati del M5s hanno apertamente accusato di “inciucio” Pd e Forza Italia. «Pd e Forza Italia si sono riuniti di nascosto per impallinare le proposte emendative alla legge sul conflitto di interessi – la denuncia a poche ore dal voto sugli emendamenti – Nell’ufficio del presidente Sisto di Fi, infatti, si è svolto un incontro segreto al quale ha scandalosamente partecipato il delegato d’Aula Pd Rosato: insieme hanno deciso di dichiarare inammissibile un emendamento sul divieto di incrocio tra stampa e tv. Ancora una volta, in nome del patto del Nazareno, il conflitto d’interessi è salvo: il testo base che approderà in Aula, privato anche di una basilare disciplina del settore delle comunicazioni, è la prova lampante dell’inciucio tra Renzi e Berlusconi». 

I diretti interessati respingono le accuse al mittente. Altro che inciucio. «Su 160 emendamenti soltanto due sono stati dichiarati inammissibili – spiega il presidente della commissione Sisto – con una motivazione trasparente e non certo per effetto di inesistenti riunioni carbonare. Il Movimento Cinque Stelle conferma un nervosismo strumentale e provocatorio». Il provvedimento sul conflitto di interessi è appena approdato in Aula, e la tensione è già alta.

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