Quando l’aumento dei debiti brucia posti di lavoro

Quando l’aumento dei debiti brucia posti di lavoro

In un bellissimo paper, Mian e Sufi hanno mostrato come ciò che loro definiscono come il “canale della domanda aggregata” è stato responsabile del 65% dell’aumento della disoccupazione in US fra il 2007 e il 2009. La tesi dei due studiosi è che la caduta della domanda, associata alla contrazione del “balance sheet” delle famiglie iper indebitatesi nel decennio precedente, ha portato a una diminuzione rapida dell’attività. E, inevitabilmente, a un calo della domanda.

La strategia empirica seguita per dimostrare questa tesi consiste nel mostrare la correlazione esistente fra l’aumento dei debiti privati delle famiglie, come percentuale del reddito disponibile, e la diminuzione di occupazione a livello di contea. Questa correlazione esiste ed è più forte se all’evoluzione dell’occupazione totale si sostituisce l’occupazione nei settori non commerciabili (prettamente canali di vendita e altri servizi non commerciabili). Ebbene, replicando la stessa strategia in forma piuttosto grezza, si può notare come, almeno nella parte iniziale della crisi, la correlazione esista anche nei paesi della zona Euro. Se si osserva l’evoluzione del debito privato dal 2000 al 2007 e l’evoluzione dell’occupazione dal 20007 al 2010, si può notare come a un aumento drastico dei debiti nella prima parte del decennio è associato un calo brusco dell’attività economica dal 2007 al 2010.

Altro è chiedersi cosa succeda nella seconda fase, in cui gli squilibri creditizi e nei debiti pubblici hanno portato a un’ulteriore ondata recessiva. Ebbene, ci si aspetterebbe di vedere, almeno secondo la teoria del canale della domanda, che i Paesi in cui la “pulizia” dei bilanci delle famiglie è avvenuta più rapidamente sono anche quelli che hanno subito meno contrazione dell’occupazione. Tuttavia, come si può vedere nel secondo grafico la relazione non è significativa, il che fa supporre che la situazione sia più complicata rispetto alla semplice teoria della domanda aggregata.

Il calo di attività nella seconda parte della crisi della zona Euro, insomma, è ancora tutto da studiare. Quale ruolo ha giocato il settore bancario? Perché mancano investimenti, nella domanda aggregata, piuttosto che i consumi? Sono domande rilevanti, con risposte ancora non definitive, checché ne lascino pensare gli amanti delle analisi economiche chiare e lampanti.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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