India, a cosa serve il ministro dello Yoga

India, a cosa serve il ministro dello Yoga

Nel recente rimpasto e allargamento della squadra di governo, il premier indiano Narendra Modi si è inventato una nuova carica: il ministro dello Yoga. Frizzi e lazzi nelle redazioni del globo. Qui, nell’ostinata convinzione che Modi non sia né un pagliaccio né uno stupido, proviamo a ragionarci allargando un po’ la questione.

Partiamo dal nome esteso, ovvero Ministro di Ayurveda, Yoga & Naturopatia, UnaniSiddha e Omeopatia (abbreviato, Ayush). Precedentemente, l’insieme di queste pratiche medicinali, fisiche e spirituali che noi diremmo “alternative” era un dipartimento sotto il Ministero della Sanità. Con la rivoluzione di Modi, ora guadagna un maggiore grado di autonomia, seppur sempre si tratti di un Ministry of State, cioè un Ministero minore all’interno del governo federale.

Il dicastero è stato affidato a Shripad Yasso Naik, ex deputato dello stato di Goa in forze al Bharatiya Janata Party (Bjp), che avrà il compito di promuovere dentro e fuori dall’India la cultura e la tradizione indiana legata alle pratiche di cui sopra. Si tratta di eredità culturali millenarie, di cui l’India e gli indiani sono – a ragione – molto orgogliosi.

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Lo yoga, per Modi e, in generale, per l’ala nazionalista hindu che il premier rappresenta, ha un enorme valore identitario. La Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), organizzazione paramilitare ultrainduista, ha fatto della divulgazione dello yoga una vera e propria missione nazionale e internazionale, imponendo la pratica a tutti i membri (tra cui lo stesso Modi, che ci ha militato sin dall’età di otto anni) e organizzando seminari e lezioni di massa a scadenza regolare in tutto il Paese.

Dare importanza ed esaltare i retaggi tradizionali indiani, in questo senso, aiuta il premier a rassicurare le frange più nazionaliste del suo elettorato (un po’ come la storia della chirurgia plastica di Ganesha), a dimostrare che, mentre corteggia investitori e compagnie straniere, rimane comunque un baluardo di fronte all’avanzata delle pratiche occidentali.

*Matteo Miavaldi è caporedattore dall’India e responsabile Asia per l’agenzia di informazione China Files