Non ascolteremo più musica su Spotify con gli iPhone?

Non ascolteremo più musica su Spotify con gli iPhone?

Tra Apple e la musica si sa c’è un legame speciale. Era il 2001 quando Steve Jobs presentava al mondo l’iPod, un riproduttore musicale che avrebbe risollevato le sorti di Apple e al tempo stesso cambiato per sempre il modo di fruire la musica da parte di miliardi di persone. A settembre in occasione della presentazione del nuovo iPhone 6 e di iWatch, il gigante di Cupertino ha però annunciato l’interruzione della produzione dell’iPod in versione classica, rimuovendo il prodotto stesso dalla versione online del suo store. La storia d’amore con l’universo della musica però non si è interrotta e anzi un nuovo capitolo potrebbe essere scritto nel 2015, quando i possessori di iPhone e iPad troveranno installato sui loro dispositivi Beats, il servizio di musica in streaming dell’omonima società che Apple ha acquisito a maggio di quest’anno per 3 miliardi di dollari.

Secondo quanto riporta il sito del Financial Times il servizio dovrebbe essere disponibile già a partire da marzo, e sarebbe un primo tentativo da parte di Apple di spingere i propri utenti a sottoscrivere un abbonamento a Beats, proprio nel momento in cui i download di contenuti da iTunes sono in picchiata. Per Midia Research, azienda che si occupa di analisi musicale, sono circa 200milioni gli utenti attivi su iTunes, mentre su Beats Music si registrano numero decisamente più bassi, con circa 110mila utenti. La strategia sarebbe quella di valorizzare il servizio di streaming musicale, e di lanciare una sfida a Spotify, leader incontrastato del settore con più oltre 10 milioni di utenti attivi.

D’altra parte i primi segnali che Apple stesse lavorando per valorizzare Beats, erano arrivati a fine ottobre, quando Tim Cook e soci avevano deciso di eliminare tutti i prodotti Bose — altra azienda leader nel settore della vendita di cuffie e altoparlanti — dai propri store online. Beats tra l’altro rappresenta l’acquisto più costoso della storia di Apple, che fino a quel momento si era distinta solo per acquisti low cost, con una spesa massima raggiunta di 400 milioni di dollari con l’acquisto di NeXT computer.

Il modello di business per tentare l’assalto al mondo dello streaming musicale, punterebbe su delle sottoscrizioni del servizio a pagamento, e vedrebbe così Apple giocare su tre fronti, download, iTunes radio — lanciata nel 2013 — e Beats stessa, con una squadra attrezzata a contrastare la diffusione di servizi come Pandora (disponibile solo negli Stati Uniti) e Soundcloud. Ma la vera operazione di marketing in ambito musicale Apple l’ha fatta già da qualche tempo, e ancora in occasione della presentazione dell’iPhone 6, regalando a tutti gli utenti della mela l’ultimo album degli U2 “Songs of Innocence”. La mossa ha suscitato una polemica talmente ampia, — con utenti in protesta che non accettavano l’idea di ritrovarsi senza volerlo l’album della band irlandese “acquistato” sul proprio iTunes — da indurre poco dopo Bono Vox a scusarsi per la vicenda. Una mossa pubblicitaria mica da ridere per entrambi.

Tuttavia il fatto di rendere di base disponibile agli utenti il servizio di musica in streaming, non dà garanzie di successo a Cupertino — non è stato così nemmeno per iTunes radio, preinstallato con iOS 7 — ma c’è da scommettere che siamo di fronte all’ennesimo scontro tra giganti del settore, ora che anche Google ha deciso di scendere in campo. Da qualche giorno è infatti attivo YouTube Music Key il nuovo servizio di streaming musicale a pagamento di Big G, che sarà gratuito per i primi sei mesi e poi in offerta a 7,99 euro al mese.