Un Natale tra nemici, nel 1914

Un Natale tra nemici, nel 1914

Nell’inverno del 1914 la Prima Guerra mondiale infuriava nell’Europa centrale. Un paio di mesi prima, all’inizio di settembre, si era combattuta stata la battaglia della Marna, con le truppe francesi che erano riuscite ad alleggerire la pressione su Parigi e spostare il confronto lontano dalla capitale. Poi, per tutto l’autunno, la guerra prese una forma strana e terrificante. Entrambi gli eserciti scavarono centinaia di chilometri di trincee, iniziando una guerra di posizione stremante e mortifera, che causò milioni di morti e che vide per la prima volta l’uso di armi chimiche, come l’iprite.

La situazione era all’incirca questa quando arrivò il periodo di Natale e successe una cosa che ha del portentoso. Tra la notte della vigilia e la giornata di Natale del 1914, lungo tutta la linea del fronte occidentale che separava le truppe britanniche da quelle tedesche, in maniera del tutto spontanea, soldati da una parte e dall’altra del campo di battaglia decisero di autoproclamare una tregua, una tregua per Natale.

Decine di migliaia di uomini al gelo, quasi sepolti vivi nelle trincee di fango rappreso dal freddo, tra la sera del 24 e la sera del 25 decisero che, esattamente nella porzione di terra su cui ogni giorno precedente a quello, come ogni giorno che sarebbe seguito, si sparavano e morivano, esattamente in quel centinaio — a volte meno — di metri di terra di nessuno, avrebbero festeggiato il Natale. 

Non fu un fenomeno organizzato e non successe dovunque. Ci sono state anche porzioni del fronte in cui gli scontri a fuoco sarebbero continuati anche in quelle ore. Ma per alcuni uomini, lungo quel fronte, quello fu un Natale indimenticabile. In giro per la rete si trovano molte testimonianze di quel giorno, scritte da soldati di ritorno dalla guerra, o addirittura raccontate direttamente nelle lettere che loro stessi scrissero dal fronte in quelle ore e i quei giorni. 

Ne abbiamo raccolte alcune: 

«Era una bella notte di luna piena, la terra era gelata, bianca pressoché ovunque. Tra le sette e le otto di sera, all’incirca, si iniziò a percepire nelle trincee tedesche un vero e proprio sentimento di commozione, e poi c’erano quelle luci — non so nemmeno che cosa fossero. E i tedeschi, che a un certo punto si misero a cantare Stille Nacht, “Silent Night”.»
Albert Moren, soldato semplice

«All’inizio furono i tedeschi che iniziarono a cantare una di quelle loro canzoni natalizie e noi subito dopo rispondemmo con una nostra, fino a che noi cominciammo a cantare ‘O Come, all ye faithful. I tedeschi si unirono immediatamente e cantammo lo stesso inno ma in latino, Adeste fideles.»
Graham Williams, soldato semplice

«Gridai ai nemici che non avevamo intenzione di sparare, che potevamo fare una tregua di Natale. Proposi di uscire dalle trincee e parlare insieme. All’inizio rimasero in silenzio, e io gridai ancora una volta. Li invitai, e l’inglese rispose: “Non sparate!”. Poi un uomo emerse dalle trincee. Io feci lo stesso e ci venimmo incontro, fino a stringerci la mano, con cautela.»
Josef Sewald, capitano

«Fu uno spettacolo: piccoli gruppi di tedeschi e inglesi lungo tutta la linea del fronte! Dal fondo della notte poteva sentire le risate riecheggiare e i cerini fiammeggiare, un tedesco che accendeva una sigaretta a uno scozzese, e viceversa, si scambiavano sigarette e souvenir.»
John Ferguson, caporale

«Alla fine gli inglesi portarono dalla loro trincea un pallone da calcio e cominciammo una partita. Fu meraviglioso, per quanto decisamente strano. Gli ufficiali inglesi la vissero nello stesso modo.»
Kurt Zehmisch, luogotenente

«Cose come queste non dovrebbero accadere in guerra. Non vi è rimasto alcun senso dell’onore, tedeschi?»
Adolf Hitler, caporale

«Sparai tre colpi in aria e sventolai una bandiera con scritto Buon Natale oltre il parapetto della trincea. Dopo un po’ un capitano tedesco emerse dalla trincea e fece lo stesso con un cartello scritto “Grazie”. Ci salutammo e tornammo al riparo. Lui sparò due colpi in aria: la guerra era ricominciata.»
Charles “Buffalo Bill” Stockwell, capitano

«Erano circa le 10 del mattino, stavo sbriciando oltre il parapetto della trincea quando scorsi un tedesco che agitava le braccia, altri due uscirono dalla trincea e vennero verso di noi. Stavamo per sparare, ma ci accorgemmo che non avevamo fucili, così uno dei nostri uscì e andò loro incontro. In pochi minuti i campo che separava la nostra trincea dalla loro si riempì di soldati e di ufficiali di entrambe le parti che si stringevano le mani e si auguravano buon Natale.»

A. D. Chater, capitano

«I tedeschi cominciarono alle sette della sera della vigilia di Natale. Uno di loro sfidò chiunque di noi ad attraversare il campo di battaglia per andare a guadagnarsi una bottiglia di vino. Uno dei miei compagni accettò la sfida e portò una torta in cambio. Poi andammo a metà strada tutti, a stringerci le mani e a scambiarci gli auguri con il nemico. C’erano i corpi di dieci tedeschi davanti alle trincee, li aiutammo a seppellirli.»

Anonimo

«Passammo tutto il giorno con i tedeschi. Ci divertimmo a cacciare insieme una specie una lepre e ci scambiammo regali. Sembrò a tutti gli effetti una tregua proclamata da entrambe le parti, ma sicuramente non fu nulla di ufficiale.»

Edward Duncan, soldato semplice

«Ci fu una partita di calcio tra le due linee delle trincee, ci scambiammo stecche di sigarette e cioccolato. Due dei tedeschi che abbiamo incontrato avevano vissuto per qualche anno a Glasgow. Uno stava in Garngad Road, l’altro a Pollowshaw o qualcosa del genere. Nessuno dei due aveva alcuna voglia di combattere, dicevano che sarebbero tornati più volentieri a Glasgow che in Germania.»

Anonimo, soldato semplice

«In meno di un’ora eravamo in piena conversazione con loro e capimmo che tutti avevano voglia che la guerra finisse al più presto. Due dei tedeschi con i quali parlammo erano fratelli, erano della 107esima brigata Sassoni ed erano stati richiamati da riservisti. Uno di loro aveva ancora il biglietto per Londra in tasca, ci disse che quando lo avevao chiamato stava per partire per delle vacanze. Entrambi ci dissero che personalmente non avrebbe mai voluto combattere contro di noi.»

Anonimo, soldato semplice

«I tedeschi ammettono tutti di essere stati presi in giro dal Kaiser. Dicono che gli avevano detto che l’esercito tedesco era riuscito a catturare 160 cannoni ai russi, ma lo sanno che sono tutte bugie. Gli avevano promesso anche armi pesanti da usare per battere noi, ma non sono mai arrivate. Ci sono molti bravi ragazzi tra loro, studenti e uomini che stavano a Londra e a Glasgow. molti di loro parlano inglese molto bene. Ammettono di essere stufi della guerra e di essere profondamente stanchi del Kaiser.»

Caporale Stephen, Compagnia G

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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