«Caro direttore, lettera d’amore e odio per l’Italia»

«Caro direttore, lettera d’amore e odio per l’Italia»

Come la pensano gli italiani lo si può comprendere anche dalle lettere ai giornali. C’è un sito, in Italia, che, quotidianamente, pubblica le lettere più interessanti, www.carodirettore.eu, nato per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. Linkiesta ne propone qualcuna, rimandando al sito i lettori che vorranno avere un panorama ancora più vasto di ciò che gli italiani scrivono ai giornali, quotidiani e periodici.

La Repubblica, 26 marzo

Tutti al Bardo, aiutiamo la Tunisia e l’Europa sarà più sicura

A Museo del Bardo bisogna tornare: al più presto e in tanti. È un pezzo della nostra storia antica, la Roma in Nordafrica, ma soprattutto è nostro interesse strategico. Se la democrazia tunisina tiene, anche l’Europa è più sicura. E alla Tunisia, per tenere, non servono i nostri soldati ma i nostri turisti: serve che ci andiamo, per vacanza, per solidarietà, per dormire, mangiare, viverci qualche giorno. Serve il semplice gesto di andare, di scacciare la paura. Come si è fatto per Parigi. Per domenica prossima 29 la Tunisia ha invitato i rappresentanti dei paesi amici alla marcia al Bardo. Spero che ci stiano pensando davvero i nostri sindaci e rappresentanti istituzionali. Tunisi è molto vicina, non fingiamo che sia lontana.

Paolo Hutter, paolohutter@libero.it

L’emigrato: Italia quanto ti odio e quanto ti amo

Buongiorno. O meglio buonanotte, per il fuso orario che ci separa, mia cara Italia. Il mio nome è Fabio e ti scrivo una lettera di amore ed odio, o semplicemente di libero sfogo. Da due anni e 4 mesi ho deciso di lasciarti e trasferirmi in Australia, a Cairns per l’esattezza, località tropicale davvero molto bella. Se elencassi le ragioni per cui ho preso questa decisione servirebbe un libro. Disperazione e insoddisfazione potrebbero esser le più drammatiche. Ma come tra innamorati, ti penso, mi manchi e soffro per te. Dove mi trovo adesso non mi manca nulla: ho due lavori, guadagno bene, ma pensieri quelli sempre e troppi legati al mio Paese e alla mia famiglia che come tante, non vive un momento felicissimo, dal punto di vista economico soprattutto. Me ne sono andato per questo poiché convinto che da solo non avrei mai cambiato nulla, non ho lottato abbastanza, mi sono arreso. La nostra cultura deve cambiare, il nostro modo di vedere ed affrontare le cose deve cambiare. Bisogna esser umili e ripartire insieme, riconoscere i nostri limiti e non pensare solo ai problemi del singolo, ma a quelli del collettivo. Ti abbraccio forte, Italia.

P. s. Vi amo tanto mamma e papà. E, italiani, sappiate che avete qualcuno dall’altra parte del mondo pronto a tornare e dare il suo contributo.

Lettera firmata, Cairns (Australia)

Il Messaggero, 26 marzo

Siamo un Paese sempre meno serio

Credo oramai che il nostro Stato abbia ampiamente dimostrato la sua vera natura nel satrapico atteggiamento verso i suoi cittadini, non solo vessati da insopportabili doveri ma oltremodo “esentati” da qualsivoglia diritto. Come si può ancora tergiversare in politica interna sulle maggioranze fluide che prendono forma a seconda del contenitore e non prendere atto dell’assenza totale di una politica estera che va dal vergognoso esilio “sine causa” dei nostri due fucilieri al mandare imbarcazioni militari al confine con le acque libiche senza la pur minima regola di come difendersi dagli attacchi tribali dei tagliagole prosperanti da quelle parti? Meno male che si sono ripresi solo il barcone e non hanno sequestrato, bontà loro, la motovedetta. Il nostro Paese è famoso per i santi e i navigatori ma ultimamente anche per scrittori e “maitre a penser” che hanno ridotto l’articolato costrutto filosofico al tweet o all’hashtag. Con questi ultimi mezzi si fa presto a cambiare opinione nel terreno del “pensiero breve”.

Arcadio Damiani, Pescara

Corriere della Sera, 26 marzo

Più dei lupi preoccupano gli sciacalli umani

Più che i rari lupi nell’area della tremenda catastrofe aerea sulle Alpi della Provenza, preoccuperebbero gli «sciacalli» umani sempre pronti ad approfittare di queste immani disgrazie.

Fulco Pratesi, f.pratesi@wwf.it

Provvedimenti più severi per chi guida ubriaco o drogato

Sbattere contro un albero o travolgere una famiglia in stato di ubriachezza (o sotto l’effetto di droghe) dipende solo dal caso, ma la colpa è la stessa. Quindi dovrebbero essere rese più severe le pene per tutti colpevoli di questi reati. Altrimenti si giudica il destino, non le persone.

Gustavo delli Paoli, gdpc93@hotmail.com

La Stampa, 26 marzo

Che interessi ci sono in ballo nella politica anti-tram di Torino?

Il premier Renzi, nella sua Firenze, ha sbloccato i fondi per una sola opera pubblica: il tram, che infatti passerà da una a tre linee; non è certamente un caso. Torino, invece, va a mutilare per l’ennesima volta una rete tranviaria che è (era) un vanto in Italia, tagliando la linea 18, dopo il 13 e il 3: tutto questo in poco più di un anno. In tutto il mondo, il tram è il veicolo ideale soprattutto per le linee di trasporto pubblico molto frequentate. Chiunque frequenti la zona Lingotto conosce il caos e il traffico che l’affliggono. Detto questo, l’unico bersaglio da abbattere è quel tram, da sostituire con un bus a gasolio. Sarebbe bello giocare a carte scoperte e capire quali sono i veri interessi in ballo.

Gianluca Ferrero

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