Isis, il gruppo terroristico con un patrimonio da 2 miliardi di euro

Isis, il gruppo terroristico con un patrimonio da 2 miliardi di euro

29 giugno 2014: una data destinata ad entrare nei libri di storia come il 1° settembre 1939 o, per rimanere all’Italia, il 10 giugno 1940? Il punto interrogativo è d’obbligo, ma la minaccia del cosiddetto Stato Islamico, dell’ISIS, rappresenta invece una realtà, le cui dimensioni e pericolo potenziale per l’oggi e per il domani non sono state comprese appieno da un Occidente che stenta ad accettare l’idea stessa che gli sia stata dichiarata guerra da una strana e arcaica – ai nostri occhi – figura denominata Grande Califfo: un pò come se qualcuno riproponesse di rifare il Sacro Romano Impero. 

La proclamazione dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL) – più noto come Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS) – e la nomina a “califfo dei musulmani” del leader degli jihadisti, Abi Bakr al-Baghdadi, è dunque relativamente recente, ma in poco meno di un anno la sua diffusione in Asia e in Africa, attraverso un sistema di affiliazioni, è stata straordinariamente ampia e sorprendente. Per capire più a fondo (e meglio delle risposte prodotte dai modelli sociologici stereotipati degli analisti occidentali) la natura e l’ideologia di questo nuovo protagonista globale e soprattutto la sua forza attrattiva ed evocativa, ci viene in aiuto l’interessante libro di Domenico Quirico, giornalista de “La Stampa” e inviato di guerra, intitolato il Grande Califfato (Neri Pozza, pp. 236, euro 16,00).

«Questo libro non è un trattato sulla vera identità dell’Islam o un catalogo delle crisi legate allo sboccio e al crescere del fondamentalismo – avverte l’autore – È un viaggio, un viaggio vero, con luoghi sfondi strade, città villaggi e deserti, parla di uomini, delle loro storie, delle loro azioni e omissioni. Parte da Instanbul e si conclude in Nigeria, fa tappa a Groznyj in Cecenia e nelle pianure di Francia, nel Sahel e in Somalia». Un viaggio nei teatri di guerre non raccontate da nessuno.

Una narrazione tanto cruda quanto penetrante, per aiutare il lettore a scoprire i caratteri, le fondamenta ideali e religiose di quello che Quirico definisce con durezza “un nuovo Nemico per il secolo che viene, nemico non scelto da noi ma che ci ha dichiarato guerra”. L’ISIS, a differenza dell’ Al Qaida di Bin Laden, non si nasconde tra le inaccessibili montagne dell’Afghanistan seminando il terrore con attentati, ma diventa appunto stato: un’autorità civile e militare riconosciuta e riconoscibile che occupa attualmente un territorio di circa 35 mila chilometri quadrati tra il Nord della Siria e l’Est dell’Iraq, in cui vivono sotto il suo controllo diretto oltre 6 milioni di persone.

Il suo patrimonio stimato è di gran lunga il maggiore tra quello dei principali gruppi terroristici (Talebani, Hezbollah, Farc, Sl Shabaab e Hamas): oltre 2 miliardi di euro. Per i teorici del totalitarismo islamista globale il mondo esiste un solo nemico da combattere senza pietà, con ogni mezzo e in ogni luogo della Terra: l’infedele. Nel califfato – come descrive con straordinaria efficacia Quirico nel suo viaggio nei luoghi dell’insediamento vecchio e nuovo del fondamentalismo radicale – si materializza la voglia di riscatto e di rinascita dell’Islam, un richiamo che ha fatto affluire in Siria giovani combattenti da ogni parte del mondo. 

«Tu non sai niente: paura, coraggio… la mia forza non è nelle armi, è dentro – urla in faccia al suo interlocutore il ventiduenne tunisino Yusef che sta per partire per il jihad in Siria – Io sono uno strumento. Noi musulmani eravamo diventati come un’erba che non può vivere senza arrampicarsi su qualcos’altro, dipendevamo dalle cose che ci date voi, che ci insegnate voi. Ora è la nuova rinascita. Avere paura dell’esercito di un tiranno? Non vedi che Dio sta già provvedendo? Dio ha confuso la mente degli americani, sì, gli americani ci aiutano, armano, finanziano, sono diventati lo strumento della santa causa».

Di fronte all’avanzata dell’esercito islamico, alla minaccia dichiarata e alla devastante pericolosità di una diffusione di questo messaggio di morte non soltanto nel cuore dell’Africa, ma a poche centinaia di chilometri dalle coste dell’Italia e quindi dell’Europa, la risposta dell’Occidente è stata prima quella di minimizzare la portata di questo salto di qualità del terrorismo di matrice islamica e poi di affidare a terzi (i peshmerga curdi per tutti) l’azione di contenimento dell’avanzata dell’esercito e soprattutto del sogno del Califfato.

Una strategia che ricorda molto da vicino la politica dell’appeasement adottata da Inghilterra e Francia nella seconda metà degli anni ’30 del secolo scorso, di fronte alle crescenti mire espansioniste del nazismo. «Non abbiamo il coraggio di fare la guerra necessaria a difenderci – denuncia con provocatoria durezza Quirico, che nel 2013 è stato rapito e tenuto prigioniero cinque mesi in Siria da un gruppo terroristico islamico – Non trasformarsi, non rinnovarsi per portare la guerra in casa del nemico, rinchiudersi in fortezze comode, non combattere di notte, servirsi di mercenari invece di gettare nella mischia tutti coloro che hanno interesse che il nostro sistema sopravviva. Sostituiamo alla fede il denaro e la tecnica, dimenticando che gli uomini sono il serbatoio di tutte le energie, li facciamo marcire in tutte le comodità perfino sul campo di battaglia, invece di raccoglierli, magri e nervosi, intorno ad alcune ragioni valide».

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta