Benvenuto 2016Con la teoria delle micro-aggressioni saremo condannati al politicamente corretto

La nuova cultura del vittimismo rischia di creare una società di conflitti morali costanti e intensi

Come sarà il 2016? Nel bene e nel male sarà più corretto –non solo politicamente- del 2015. In una società differenziata in cui sempre più culture sono condannate a interagire, diventerà più essenziale evitare ogni motivo di conflitto. La società ci chiederà di diventare ogni giorno attenti a ogni minima inappropriatezza verbale. L’obiettivo non è solo eliminare ogni aggressione, ma ogni “micro-aggressione”: sarà questa la parola chiave del 2016. Ancora non è arrivata tra noi, ma circola ormai da anni nell’anglofonia, dove l’appropriatezza civile informa di sé ogni rapporto.
Micro-aggressioni è un termine coniato dallo psicologo Chester M. Pierce negli anni ’70 e indica tutte le espressioni e comportamenti che posseggono, anche solo implicitamente un significato svalutativo verso etnie, orientamenti sessuali, religiosi, culturali. È un termine particolarmente utile per comprendere a fondo il suo parente stretto concettuale, il “politicamente corretto”.

Si va verso un’ossessiva attenzione a qualunque piccola manifestazione dal minimo significato svalutativo

Ma la preposizione “micro” rivela che questo bisogno, per realizzarsi, è costretto a incarnarsi in un’ossessiva attenzione a qualunque piccola manifestazione dal minimo significato svalutativo, anche indiretto. Questa pagina dell’ APA, ovvero la American Psychological Association riporta una particolareggiata casistica e nomenclatura. Non ci sono solo le micro-aggressioni, ma anche i micro-assalti, i micro-insulti e le micro-invalidazioni. I micro-assalti sono le azioni o insulti più coscienti e intenzionali, come gli epiteti razziali o l’uso della svastica. E su questi casi siamo tutti d’accordo. I micro-insulti sono più subdoli. Sono le comunicazioni verbali e non verbali che sottilmente trasmettono maleducazione e insensibilità e sviliscono il retroterra culturale di una persona. Le micro-invalidazioni sono le comunicazioni che sottilmente escludono o negano i pensieri, i sentimenti o le esperienze di una persona.

Questa tendenza molto probabilmente prenderà piede sempre di più anche da noi. Anche da noi ci sarà sempre più attenzione alle micro-aggressioni, malgrado millenni di abitudine italiana a una comicità aggressiva e feroce, dai fescennini degli antichi romani alla commedia dell’arte.
La tendenza alla correttezza è espressione della benedetta tendenza umana a diminuire sempre di più la violenza e l’aggressività. Tuttavia quando andiamo a vedere gli esempi concreti riportati dal testo dell’APA la linea a favore della correttezza politica mostra delle crepe.
Gli esempi sono abbastanza inquietanti. Secondo l’APA chiedere a un afro-americano come ha ottenuto il suo lavoro è un micro-insulto, perché insinua che lo abbia ottenuto attraverso una affirmative action. E chiedere a un asiatico-americano dove sia nato è una micro-invalidazione, perché trasmette il messaggio che essi siano stranieri perpetui. Nel dicembre 2014 Jeannie Suk ha scritto sul New Yorker che gli studenti di legge a Harvard chiedono di essere avvertiti dell’eventualità che a lezione si parli della legislazione penale dei casi di stupro per non correre il rischio di subire ricordi traumatici.

I tre paradigmi morali che si sono susseguiti nella storia. 1) Onore 2) Dignità 3) Politicamente corretto

Secondo i due sociologi Bradley Campbell e Jason Manning il politicamente corretto coincide con un vero e proprio cambio di paradigma morale, forse il terzo grande cambiamento socio-morale dell’umanità in epoca storica.
Il primo paradigma fu quello dell’onore e della reputazione, in cui ogni individuo poteva e doveva rispondere con la violenza a ogni attacco al proprio rango sociale. Questo paradigma è entrato definitivamente in crisi con la modernità.
Nell’età moderna, con il sorgere dello Stato di Diritto a seguito delle grandi rivoluzioni inglese, americana e francese il paradigma dell’onore (honor) è sostituito da quello della dignità (dignity). L’individuo è un cittadino fornito di diritti e intrinsecamente fornito di dignità personale inalienabile da qualunque offesa. Il cittadino, a differenza del guerriero e del nobile, non dedica energie a custodire il suo onore e a vendicare col sangue offese perpetrate al suo rango.
Il terzo paradigma è quello attuale del politicamente corretto. In questo paradigma la sensibilità a qualunque offesa è di nuovo elevata, un po’ come nel primo paradigma, quello dell’onore. È curioso osservare come anche il paradigma dell’onore fosse sensibilissimo a ogni micro-offesa e che ogni sgarro era lavabile con il sangue. La letteratura è piena di questi esempi, dal conflitto d’onore tra Achille e Agamennone alle vicende del “puntiglio” nei Promessi Sposi, vero poema della vacuità dell’onore: da Fra Cristoforo che in giovinezza e prima di farsi frate duella per un problema di precedenza in strada a Don Rodrigo che perseguita Renzo e Lucia per conservare l’onore messo in pericolo in una futile scommessa.
Tuttavia il politicamente corretto rovescia sia la direzione delle micro-aggressioni che le modalità di soddisfazione. Nel mondo dell’onore sono le classi dominanti a essere sensibilissime alle offese e la soddisfazione avviene per impegno personale: il duello. Nel politicamente corretto invece è il soggetto debole a essere sensibile a ogni possibile offesa e la soddisfazione avviene in maniera impersonale, ricorrendo alla legge.

Il politicamente corretto è il paradigma del vittimismo. E la nuova cultura del vittimismo rischia di creare una società di conflitti morali costanti e intensi

Formulato in questa maniera, il politicamente corretto non è esente da rischi. Non a caso Campbell e Manning lo chiamano paradigma della victimhood, ovvero del vittimismo.
Chi ne ha sottolineato questi rischi è Jonathan Haidt, un filosofo che da anni di occupa di dilemmi morali. Egli è stato tra i primi a notare come la victimhood, pur discendendo dalla dignity, ha singolari punti di contatto con il paradigma dellì’honor. Forse questa è una delle chiavi con le quali possiamo rispondere a uno dei più singolari paradossi dell’età contemporanea: come è possibile che Nietzsche, il cantore della morale guerriera e aristocratica dell’onore e della sopraffazione sia anche diventato un ispiratore del pensiero progressista?
E come altresì sia possibile che questo pensiero progressista possa a volte essere tentato di ripudiare il cristianesimo, che è una religione della vittima? Forse per questi intrecci confusi tra onore arcaico e moderna senibilità alle micro-aggressioni.
Haidt, con le sue riflessioni sui tre paradigmi delineati da Campbell e Manning, ci avverte sui rischi di questo innesto di ipersensibilità arcaica all’offesa nella modernità. La nuova cultura morale del vittimismo rischia di creare crea una società di conflitti morali costanti e intensi, in cui le persone competono per ottenere i vantaggi della condizione di vittime e/o difensori delle vittime.