Effetto Pannella, ecco il ddl che apre all’amnistia e all’indulto

Il parlamentare del Pd Manconi presenta un disegno di legge costituzionale in memoria del leader radicale e delle sue battaglie: per votare amnistia e indulto basterà la maggioranza assoluta delle Camere. Il sostegno trasversale dei colleghi

Un disegno di legge costituzionale dedicato a Marco Pannella. Un provvedimento appena presentato al Senato che renderà più facile l’approvazione della concessione dell’amnistia e dell’indulto. Oggi servono i due terzi dei parlamentari, nell’obiettivo dei firmatari basterà la maggioranza assoluta. Il promotore dell’iniziativa è il senatore democrat Luigi Manconi, presidente della commissione sui diritti umani. Ma il fronte a sostegno del progetto è rigorosamente bipartisan. Insieme all’esponente del Partito democratico ci sono Luigi Compagna (Conservatori e riformisti), Riccardo Mazzoni (Ala), Altero Matteoli (Forza Italia) e Peppe De Cristofaro (Sinistra Italiana).

«Oggi offriamo l’opportunità di verificare se l’omaggio a Pannella era mera ipocrisia o può avere un seguito concreto»

L’argomento è delicato, da tempo si presta a polemiche e strumentalizzazioni. Il tema delle carceri e dei carcerati rappresenta una delle battaglie storiche del leader radicale: da sempre impegnato in prima persona per denunciare il sovraffollamento e la malasanità, a tutela dei diritti umani e della dignità delle persone. «Oggi offriamo, nei fatti, l’opportunità di verificare se l’omaggio a Pannella era mera ipocrisia o può avere un seguito concreto» spiega Manconi davanti a Rita Bernardini e Sergio D’Elia, presenti alla conferenza stampa a Palazzo Madama.

Nei prossimi giorni il testo del disegno di legge sarà inviato a tutti i senatori per le sottoscrizioni. Il provvedimento interviene modificando l’articolo 79 della Costituzione, abbassando il quorum richiesto, laddove si prevede che «l’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale». È un articolo piuttosto recente. Inserito nel 1992 in piena bufera Tangentopoli, aveva proprio lo scopo di rendere difficile l’approvazione delle misure di clemenza in favore dei carcerari. Obiettivo raggiunto. «Fu un’iniziativa comprensibile ed efficace – spiega Manconi – tanto che da allora fino ad oggi è stato approvato solo un indulto, nel 2006». È arrivato il tempo di cambiare? «Oggi bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che quella scelta è criticabile, in quanto ha sottratto due misure importanti, come l’amnistia e l’indulto, destinate a diminuire l’accumulo delle cause e l’affollamento delle carceri, agli strumenti di politica del diritto in materia penale». Strumenti d’eccezione, riconoscono i proponenti del disegno di legge. Ma necessari per anticipare “imprescindibili” riforme del sistema.

Oggi nelle galere italiane sono rinchiuse 53 mila persone. Sei anni fa erano oltre 68mila, ma le difficoltà rimangono

In tema di sovraffollamento carcerario, «l’amnistia e l’indulto sono necessari per riportare l’Italia nella legalità» chiarisce il senatore Mazzoni. «Visto che siamo sotto costante osservazione della corte di Strasburgo». Certo, nelle carceri italiani la situazione sta migliorando. Lo dimostrano i dati. Oggi nelle galere italiane sono rinchiuse 53 mila persone. Sei anni fa erano oltre 68mila, 15mila detenuti in più. Eppure le difficoltà rimangono. Come dimostra l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, nonostante la diminuzione della popolazione carceraria, il tasso di sovraffollamento resta elevato. Il rapporto tra detenuti e posti letto è del 108 per cento (in Germania il tasso è dell’81 per cento, in Spagna dell’85 per cento). Senza considerare che oltre un terzo dei richiusi è ancora in attesa di sentenza definitiva. «Questo governo ha approvato misure che hanno alleviato l’eccezionale emergenza delle carceri» conferma il senatore del Pd Sergio Lo Giudice. Ma molto è ancora da fare. «Là dove c’è anche un solo individuo i cui diritti sono violati, è necessario intervenire».

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