Bud Spencer, ovvero l’immortalità dell’eroe da fumetto

Violenza senza violenza, rissa senza sangue, malizia senza sesso. Carlo Pedersoli sotto il nome di Bud Spencer si è aperto la strada per l'eternità, a schiaffoni

Smettete di piangere, asciugatevi le lacrime e ritirate i segni di lutto, perché sono fuori luogo. Oggi piangiamo la morte di uomo, Carlo Pedersoli, un attore a cui tutti volevamo un gran bene, ma festeggiamo anche la sua immortalità. È morto Carlo Pedersoli, evviva Bud Spencer.

Gli uomini passano, tutti, mentre i personaggi, alcuni almeno, durano per l’eternità. È così che l’arte sopravvive alla vita, ed è così che Bud Spencer sopravviverà a Carlo Pedersoli. Perché quel personaggio burbero ma dal cuore tenero, nato dalla crasi tra il cinema e la birra — Bud da Budweisser, e Spencer da Spencer Tracy — ha già il passaporto per l’eternità rilasciato il 31 ottobre 1967, giorno in cui Carlo Pedersoli compì gli anni per l’ultima volta, giorno in cui nacque Bud Spencer.

Quel giorno era un martedì, proprio come oggi, e mentre usciva nelle sale italiane Dio perdona… io no, il primo di tre spaghetti western girati da Giuseppe Colizzi, sulla cui locandina, per la prima volta nella storia, comparve quel nome: Bud Spencer.

Tanti sono gli attori che, per motivi diversi, hanno scelto di usare uno pseudonimo per la loro carriera cinematografica: Nicolas Kim Coppola scelse il congome Cage per celare, almeno a prima vista, la parentela pesante con Francis Ford; Allan Stewart Königsberg divenne Woody Allen per via della difficile pronuncia del suo nome originale; mentre Mario Girotti e Carlo Pedersoli divennero rispettivamente Terence Hill e Bud Spencer per pressione dei produttori, che non vedevano di buon grado i nomi italiani nei film western.

Ci videro bene, e infatti a quel film ne seguirono ben 16, tutti con la stessa coppia, che negli anni si guadagnò la fama in tutto il mondo. Ma non si guadagna l’eternità soltanto per la scelta di un nome. Il motivo della grandezza di questi due personaggi — che è anche il motivo del loro successo intergenerazionale e intercontinentale — è un motivo narrativo: Bud Spencer e Terence Hill, infatti, più che al mondo tridimensionale del cinema, sembrano appartenere a quello bidimensionale del fumetto. E, come i personaggi dei fumetti, a differenza di quelli del cinema non vivono lo spazio di una generazione, non muoiono mai.

La bidimensionalità di Bud Spencer e Terence Hill è nella rappresentazione della vita senza la morte; della violenza senza violenza; della rissa senza il sangue; della malizia senza il sesso. Come quei simpatici galli di Asterix&Obelix o come quel topastro Topolino e quell’impiastro di Paperino, Bud e Terence, il primo con la sua tenerezza burbera, il secondo con la sua agile furbizia, hanno messo in scena l’unico manicheismo possibile, quello che divide il mondo tra umili e arroganti, insegnandoci che i cattivi si affrontano ridendo, uno alla volta, a colpi di tgsch-tgsch.

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