Meno sportelli, più fintech: ecco la sfida per le banche italiane

In Italia abbiamo più sportelli bancari che pizzerie: i piani industriali delle nostre banche devono adeguarsi ai nuovi modelli tecnologici e ridurre i costi

Un paese che ha più sportelli che pizzerie. Così il Financial Times ancora di recente ha descritto le debolezze del sistema bancario italiano: non solo una questione di prestiti in sofferenza, ma anche una pletora di banche che costituiscono un sistema creditizio frammentato.
È veramente così? Ben si sa che il presidio territoriale è stata una priorità strategica storica per il sistema bancario italiano, la prossimità alla clientela ha rappresentato un punto di forza per le banche del nostro paese, un punto di forza che, forse, di recente si è trasformato in una debolezza al momento dell’implosione del tessuto produttivo dovuta alla crisi.

Come sottolinea un report di Kpmg, la rete di sportelli italiana si è sviluppata oltre la media europea anche in un contesto di concentrazione dei player del mercato. In Italia, il livello di prossimità del sistema bancario verso la clientela è molto alto, anche confrontato con gli altri paesi europei. I gruppi bancari italiani, infatti, possono contare su circa 56 filiali ogni 100.000 abitanti rispetto alle 20 filiali in paesi come il Regno Unito, la Svezia e rispetto ad una media europea che si aggira intorno alle 45 filiali. L’aumento degli sportelli in Italia, passati dai 24.421 nel 1996 ai 32.881 nel 2012, si è accompagnato ad una riduzione del numero di banche, passate da 938 nel 1996 a 706 nel 2012, in virtù del consolidamento registrato dal settore negli ultimi anni, si legge nel documento di Kpmg.

Solo di recente per le banche è cominciato un lento percorso di razionalizzazione degli sportelli. I piani industriali si sono adeguati ai nuovi modelli tecnologici imposti dalla rivoluzione della fintech e anche la crisi di fiducia nelle banche scoppiata con i fallimenti di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife ha imposto un cambio di passo.

Solo di recente per le banche è cominciato un lento percorso di razionalizzazione degli sportelli. I piani industriali si sono adeguati ai nuovi modelli tecnologici

C’è chi come Intesa Sanpaolo, ad esempio, ha colto l’occasione per lanciare in questi giorni un nuovo modello di banca, partendo dalle grandi città come Roma, dove a piazza Bologna ha inaugurato i nuovi spazi delle proprie filiali. Open space, assenza di barriere fisiche, multicanalità, nuovi mestieri come quello immobiliare.
Un rinnovamento che è partito nell’ottobre 2015 e vede già 50 le filiali riorganizzate – da quella di piazza Cordusio a Milano, a quelle torinesi – e circa 100 entro la fine di quest’anno. Come sottolinea Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo: «Il nuovo layout delle nostre agenzie è focalizzato sulla creazione di connessioni con i clienti e tra i clienti.
Qui trovano spazio anche i nuovi mestieri sinergici al core business, ne è un esempio il corner rivolto alla consulenza immobiliare. La sfida è quella di rispondere in modo nuovo anche ai bisogni più tradizionali, sviluppando le enormi opportunità rese possibili dalla rivoluzione digitale». Invece, per Vittorio Meloni, Direttore delle Relazioni Esterne del gruppo torinese, «la strategia di comunicazione di Intesa pone al centro il concetto di condivisione: una banca sempre più aperta alle forze della società».
Si tratta di una sfida non facile, il cliente bancario è sempre di più un cliente spaventato dalla volatilità finanziaria, dalle scelte della politica nazionale ed europea che appaiono sempre più distanti, dal bombardamento mediatico che sfocia spesso nel terrorismo psicologico sulla prossima banca sotto attacco, un circolo vizioso che sembra difficile poter spezzare.