
Calma piatta. Così hanno reagito i mercati alle elezioni italiane. Se la cosa vi sorprende, non preoccupatevi: non siete gli unici. La turbolenta seduta di borsa di giovedì 22 febbraio – giorno in cui Juncker aveva detto improvvidamente la sua sul rischio instabilità dell’Italia – avrebbe fatto preconizzare altri scenari persino al più inguaribile degli ottimisti.
Eppure il passato diceva altro: ad esempio che dalla Brexit in poi, i mercati hanno dimostrato di dare un peso sempre minore agli scossoni politici, forse perché si sono abituati, forse perché ne sono successi troppi, preoccupandosi di variabili economiche ben più importanti, come ad esempio il rallentamento o meno degli acquisti dei Titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea, giusto per fare un esempio.