Perché i 30-40enni non sono la “generazione perduta del risparmio”

La soluzione si chiama fintech: lo dimostrano le statistiche dei (giovani) utenti di app e strumenti come Gimme5 di AcomeA, che permettono pagamenti virtuali o di investire nei salvadanai digitali. Un altro modo di risparmiare e investire esiste

I 30-40enni sono davvero la generazione perduta del risparmio? Questo si chiede il Sole24Ore in un suo recente articolo. E in effetti, a guardare le statistiche, ormai note, il dubbio viene. I giovani adulti di oggi hanno meno certezze e meno soldi dei loro genitori e nonostante la recessione sia ormai alle spalle, il tasso di occupazione dei giovani tra i 25 e i 34 anni è sceso dello 0,7% anche nel 2017.

Questa precarietà si ripercuote anche sulle loro scelte finanziarie: negli ultimi 10 anni la quota di sottoscrittori di fondi comuni di investimento nella fascia d’età tra i 26 e i 35 anni si è dimezzata, passando dal 11,7 al 6,6%. Stessa sorte per quella tra 36 e 45 anni, in calo dal 20,1 al 13,3% Nel contempo, si osserva invece una crescita degli investitori anziani: il numero dei sottoscrittori over 65 è quattro volte maggiore rispetto a quello dei loro figli.

Negli ultimi 10 anni la quota di sottoscrittori di fondi comuni di investimento nella fascia d’età tra i 26 e i 35 anni si è dimezzata, passando dal 11,7 al 6,6%. Stessa sorte per quella tra 36 e 45 anni, in calo dal 20,1 al 13,3% Nel contempo, si osserva invece una crescita degli investitori anziani: il numero dei sottoscrittori over 65 è quattro volte maggiore rispetto a quello dei loro figli.

Tutto vero. Ma se il problema fossero gli strumenti e non solo le condizioni di partenza? La soluzione, insomma, potrebbe esserci. E la parola magica per scovarla è una sola: fintech.

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