Previsioni allarmiste e linguaggio sensazionale: così il meteo è diventato il regno delle fake news

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Dall'avvento di internet il mondo della meteorologia è cambiato tantissimo: linguaggio estremo, allerte inventate e titoli urlati sono diventati un problema serio, come ci spiega Serena Giacomin, meteorologa e autrice di Meteo che scegli, tempo che trovi, edito da Imprimatur

FREDERIC J. BROWN / AFP

Da qualche anno ormai il mondo della meteorologia è cambiato radicalmente. Se fino a qualche tempo fa seguivamo le previsioni in televisione, aspettando le strisce quotidiane del colonnello di turno, dal momento in cui gli smartphone ci hanno permesso di connetterci 24/7 invece la nostra attenzione compulsiva si rivolge ormai alle decine di siti e di app che hanno iniziato una guerra spietata all’ultima previsione.

Titoli sempre più forti, urlati, puntellati da modi di dire presi in prestito da campi bellici o sportivi. Unico obiettivo: la sensazione, l’emozione, il click compulsivo da parte di noi tutti, sempre più ossessionati dal voler sapere che tempo farà ora per ora, minuto per minuto, anche 10, 20 volte al giorno pur di sapere se durante la partita di calcetto, il matrimonio o la gita al mare il tempo con noi sarà clemente o meno.

«L’evoluzione a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni è stata fortissima e ha avuto effetti pesanti». A confermarlo è Serena Giacomin, laureata in Fisica dell’Atmosfera, climatologa e presidente dell’Italian Climate Network, tra i volti del meteo Mediaset e, da poco, autrice per Imprimatur del libro Meteo che scegli, tempo che trovi.

«Sono lontani i tempi del mitico colonnello Bernacca», continua Serena Giacomin, «uno di quei personaggi che tutti ricordano ancora con nostalgia. Oggi la situazione è totalmente diversa, si è evoluta in maniera molto complessa».

Dall'avvento di internet il mondo della meteorologia è cambiato tantissimo: linguaggio estremo, allerte inventate e titoli urlati sono diventati un problema serio, come ci spiega Serena Giacomin, meteorologa e autrice di Meteo che scegli, tempo che trovi, edito da Imprimatur

Perché hai scritto questo libro?
Dopo tanti anni che faccio questo mestiere mi sono accorta che ogni tanto sembra che chi fa le previsioni parli in una lingua e che chi lo ascolta a casa lo ascolti in un’altra. Quello di cercare di capire l’esigenza degli utenti è un lavoro fondamentale, certamente, e risultare incomprensibili è fare il lavoro male, ma è anche vero che di questi tempi l’utente medio non è tanto in grado di interpretare correttamente le previsioni del tempo.

Da dove nasce questa ignoranza?
Le cause di questa situazione sono molteplici e ho cercato di analizzarle nel mio libro. Per dirne una dire che il fatto che la meteorologia non sia in nessun modo insegnata a scuola, in nessun momento del percorso scolastico, è sicuramente una pecca. Tanto che per qualità di informazione che alcune volte la meteorologia viene ancora associata all’oroscopo. Siamo a questo livello.

Come ci siamo arrivati?
Da una parte il problema è che ora in televisione abbiamo spesso solo 30 secondi, o poco di più, per formulare una previsione complessa su un territorio, quello italiano, che è uno dei più complessi al mondo a livello morfologico. Ma poi c’è sicuramente il forte impatto dello sviluppo di queste app meteorologiche, che io non voglio demonizzare, ma che vanno utilizzate nel modo corretto, da utenti preparati. La gente invece non lo è e ormai pensa che si possa ottenere un dato ora per ora per ogni località d’Italia, non accetta più la possibilità dell’incertezza. Questa evoluzione anche nella richiesta da parte dell’utente ha messo un po’ in crisi quella che era la vera anima della meteorologia che non può più soddisfare delle richieste del genere e anche il meteorologo spesso non può rispondere alle domande che vengono fatte.

Anche per questo hai pensato di scrivere questo libro?
Sì, nel libro ho cercato di spiegare anche perché alcune cose che tutti pensano siano vere in realtà non lo sono, e poi ho messo un glossario, perché anche il lavoro sul linguaggio è importantissimo per noi.

Per esempio, cosa ne pensi delle espressioni sempre più usate online?
Un meteorologo non userebbe mai espressioni tipo “bomba d’acqua” o “sciabolata artica”, mentre molti siti e giornali le usano senza problemi. Capisci bene che siamo passati a un sensazionalismo estremo e per quanto possiamo certamente definire la meteorologia come una scienza sensazionale, nel senso che ti permette di studiare dei fenomeni che anche a livello primordiale ti suscitano grandi emozioni e ti lasciano con gli occhi spalancati e il naso all’insù, di sicuro non deve essere mai sensazionalistica.

Qual è il problema delle emozioni e del sensazionalismo nelle previsioni del tempo?
Il sensazionalismo e l’allarmismo che contraddistinguono ormai gran parte del linguaggio del giornalismo meteorologico sono un problema grandissimo. Pensa a quando per esempio si usa la parola “allerta” in maniera incosciente, senza nemmeno che questa sia stata diramata dalla Protezione Civile. Ecco, è un problema enorme. Tanto enorme che la comunità scientifica si sta sedendo al tavolo per cercare di fare un po’ di ordine, l’obiettivo è chiedere alle istituzioni di fare qualcosa e passare a denunciare.

Qual è il problema maggiore?
Che, per esempio, se tu domani decidi di lanciare un sito di meteorologia, perché in effetti c’è un business enorme che gira in quel mondo, ti basta essere bravo a smanettare e saperne di marketing, te ne puoi fregare completamente del fatto che i dati acquisiti e poi diffusi dovrebbero essere analizzati da un team di meteorologi, cerchi soltanto di fare clickbaiting e di incutere paura e terrorizzare l’utente.

A che pro?
Beh, un utente spaventato è un utente vulnerabile e quindi fedele, che torna più volte a vedere l’evoluzione delle previsioni. Nel mio libro cerco di dare degli elementi al lettore in maniera tale che possa poi essere più consapevole di cosa sia la meteorologia e di cosa siano le previsioni del tempo. Perché credo che sia esattamente come le fake news, ovvero che la consapevolezza e la conoscenza ti fanno smascherare subito una previsione truffaldina. Il fatto di sapere che ci sono determinati meccanismi ovviamente è un’arma di difesa per riuscire a capire quale sia un sito da evitare e quale un sito da scegliere.

Cosa possiamo fare noi utenti medi per riconoscere un sito inaffidabile?
Una cosa molto importante da guardare per riconoscere un sito affidabile è di sicuro il team dei meteorologi che ci lavorano. Io ho studiato Fisica dell’atmosfera e Meteorologia e ho una certificazione professioanlizzante riconosciuta dalla World Meteorological Organisation. Questo non vuol dire che io sia brava o non brava, ovvio, ma perlomeno certifica che ho le carte in regola per poter fare questo mestiere. Quindi la prima domanda da farsi su internet è se il sito che si sta consultando abbia o meno dei meteorologi professionisti, se non ce li ha significa che quelle analisi sono poco affidabili. Un altro segnale che il lettore meno esperto dovrebbe tenere in considerazione è l’approccio alla previsione del sito in questione. Per esempio, se il sito fa previsioni a lungo termine e già adesso spara sull’inverno prossimo — e ti giuro che non è fantasia e può capitare — vuol dire che c’è qualcosa che non va.

Perché?
Perché le previsioni a lungo termine semplicemente non hanno alcun valore dal punto di vista scientifico, soprattutto se le proponi come dati puntuali ora per ora su una determinata località. Non si può dire adesso che tempo farà a Benevento alle 15 di un giorno preciso di dicembre. Quel dato che viene proposto non ha alcun senso, è un dato che è una fregatura bella e buona.

Quant’è il termine massimo?
Come tutto in meteorologia non è semplice dare una risposta netta, la risposta è dipende. Ti faccio due esempi. Mettiamo che, come è successo nei primi dieci giorni di agosto, abbiamo una situazione di alta pressione e possiamo definire la dinamicità atmosferica intorno all’Italia molto bassa. Bene, in questo caso potrei dirti anche che possiamo arrivare a spingerci a una settimana di distanza, senza pretendere la temperatura con una precisione decimale, ma sappiamo quale potrebbe essere la situazione a Milano tra una settimana con la situazione atmosferica che non cambia di molto.

E l’altro esempio?
L’altro esempio, invece, è quello che è successo nei giorni recenti, con l’arrivo di una perturbazione atlantica in movimento allora lì la situazione cambia, perché la dinamicità dell’atmosfera è più elevata e con le previsioni arriviamo al massimo a due o tre giorni. La previsione poi va costantemente aggiornata, perché nel giro di poche ore la situazione si arricchisce e le previsioni diventano molto molto affidabili. Insomma, ci sono due modi di fare meteorologia: ci sono quelli che sparano previsioni anche a lunghissimo termine, che giocano sulla paura di gente che magari si deve sposare, o che ha prenotato una vacanza e cerca disperatamente certezze che nessuno gli può dare; e poi ci sono quelli più seri, quelli che sono più cauti, realistici e, per esempio, quando fanno le previsioni per Pasqua non vanno mai oltre le 48 ore anche se sanno che si perdono un sacco di click. Ma ti ripeto, se la gente fosse in grado di capire un po’ di più come funziona la meteorologia esisterebbero molti meno di questi problemi.