Anche i politici cambiano mestiere (ma non quelli italiani)

Da Bill Clinton a Barack Obama, da Blair a Schröder, tanti sono quelli che finita l’esperienza politica si dedicano ad altro, a differenza di quanto accade in Italia, dove infatti spopola la demagogia sulla casta

Sono molti gli esempi di esponenti del mondo politico che, una volta terminata la propria esperienza, hanno deciso di dedicarsi ad altro. È accaduto anche a chi ha ricoperto ruoli di rilievo. L’ex presidente Usa Bill Clinton ha creato una fondazione che si occupa di vari temi come lo sviluppo economico delle aree più arretrate e il cambiamento climatico. Lo stesso ha fatto Barack Obama con la Obama Foundation. Anche Tony Blair dedica il suo tempo ad alcune fondazioni ed è stato inviato speciale del quartetto sul Medio Oriente. C’è chi poi come l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, che pochi mesi dopo la fine del suo mandato politico ha accettato la nomina di Gazprom a capo del consorzio Nord Stream.

Insomma c’è vita oltre la politica, e poiché come dice l’Ecclesiaste, c’è un tempo per ogni cosa, quando una stagione finisce, diventa quasi inevitabile farsi da parte e fare altro

Insomma c’è vita oltre la politica, e poiché come dice l’Ecclesiaste, c’è un tempo per ogni cosa, quando una stagione finisce, diventa quasi inevitabile farsi da parte e fare altro. Lo sa bene anche Nick Clegg. L’ex vice primo ministro del governo a guida Cameron dal 2010 al 2015 , già leader dei liberaldemocratici sconfitto alle ultime elezioni nella sua costituency, è stato infatti assunto da Facebook. Se non è certamente sorprendente vedere persone, un tempo coinvolte più o meno direttamente in politica, avvicinarsi alla Silicon Valley, è però molto più interessante capire se questo permetterà al mondo politico di comprendere meglio le nuove tecnologie e non usarle come un alibi per le scarse capacità di prevedere fenomeni non desiderati. Ogni riferimento alla Brexit non è per nulla casuale.

Al momento possiamo solo augurarcelo, quello che invece sappiamo certamente è il fatto che Nick Clegg sarà responsabile della policy e delle comunicazioni del colosso di Menlo Park. Dalle colonne del Guardian Clegg ha fatto sapere che le questioni che dovrà affrontare vanno dalla gestione dei dati personali, ai timori sull’intelligenza artificiale, dalla necessità di trovare un compromesso tra Internet e le leggi nazionali, alla ricerca dell’equilibrio tra censura di contenuti lesivi e libertà di parola. Sempre sul Guardian l’ex leader dei liberaldemocratici sottolinea che molte sono le riserve relative alle nuove tecnologie provenienti tanto dai partiti di destra che di sinistra, ma il progresso non si può fermare e i dilemmi che solleva da un punto di vista etico, sociale e politico vanno affrontati. Serve perciò un dialogo sempre maggiore tra mondo della tecnologia, società, governi e legislatori

Anche l’incapacità dei politici di costruirsi una vita oltre la politica è una delle ragioni del successo della demagogia sulla casta, sui costi della democrazia e sulla propaganda dell’uno vale uno

Il nuovo impegno di Clegg però, oltre alle considerazioni sul rapporto tra politica e tecnologia, fa riflettere anche sull’opportunità che una volta dismessi i panni del politico, sia giusto dedicarsi ad altro. In Italia siamo meno abituati a questa prospettiva, perché troppo spesso la politica è un lavoro a tempo indeterminato. E forse anche l’incapacità dei politici di costruirsi una vita oltre la politica è una delle ragioni del successo della demagogia sulla casta, sui costi della democrazia e sulla propaganda dell’uno vale uno.

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Linkiesta Paper Estate 2020