PoliticaIl futuro della politica è sul web, e i giovani hanno da insegnare

Il web favorisce l’attivismo politico soprattutto in campi come la salute, la lotta contro la povertà e l’educazione. I giovani hanno più dimestichezza con il digitale e come è emerso distinguono meglio i fatti dalle opinioni degli over 50

Il rapporto tra politica e digitale si presta a varie riflessioni e a fare la differenza sono ancora una volta i più giovani. Da alcuni studi emerge infatti che le nuove generazioni tendono a pubblicare con maggiore frequenza contenuti di carattere politico e sociale online e che sono più bravi a distinguere i fatti dalle opinioni, rispetto a chi ha più anni alle spalle. Secondo i ricercatori ciò accade sia perché i ragazzi difficilmente si identificano con un partito, sia perché hanno più dimestichezza con l’ambiente digitale. Intanto, va sottolineato come proprio quest’ultimo possa favorire o addirittura innescare forme di attivismo. In altre parole, il web può riavvicinare le persone alla politica, restituendo loro quella centralità che molti dicono sia stata persa a causa della tecnocrazia, a cui sono delegate decisioni un tempo prese da organi con componenti eletti democraticamente.

In media il 78% delle persone in tutti i Paesi esaminati ha votato almeno una volta. Altre forme di attivismo o partecipazione politica sono diffuse soprattutto tra i più giovani, chi si riconosce in posizioni ideologiche di sinistra e tra chi ha raggiunto livelli più elevati di istruzione

La partecipazione dei cittadini alla vita politica favorisce la democrazia, sia che si tratti di iniziative online che offline, ma qual è lo scenario attuale in giro per il mondo? Ha provato a chiederselo il Pew Research Center, insieme al Center for Strategic and International Studies (CSIS) che fa parte dell’International Consortium on Closing Civic Space. Il fact tank americano tra il 20 maggio e il 12 agosto di quest’anno ha intervistato quasi 15mila persone, per la precisione 14 875, di quattordici Stati di più continenti. Obiettivo della ricerca era valutare proprio il coinvolgimento dei cittadini nella vita politica. I risultati offrono molti spunti, infatti tra tutte le attività possibili, ciò che viene fatto più di frequente è recarsi alle urne. In media il 78% delle persone in tutti i Paesi esaminati ha votato almeno una volta. Altre forme di attivismo o partecipazione politica sono diffuse soprattutto tra i più giovani, chi si riconosce in posizioni ideologiche di sinistra e tra chi ha raggiunto livelli più elevati di istruzione. A proposito di quest’ultima categoria, in tredici Stati c’è una maggiore predisposizione a pubblicare contenuti online, in sette una maggiore probabilità di fare donazioni a organizzazioni sociali o politiche e infine, in sei nazioni chi è più istruito ha partecipato a qualche protesta. Infatti, subito dopo il voto, le altre attività in cui si manifesta il desiderio di prender parte alla vita politica sono le donazioni (nel 67% dei casi), la condivisione di post o video in rete (con una media del 63%) e il prendere parte a manifestazioni, per il 61% degli intervistati. A spingere le persone a dire la propria e a non subire passivamente il dibattito pubblico sono temi come la salute, la lotta contro la povertà e l’educazione.

Il 32% di chi ha tra 18 e 49 anni ha riconosciuto i fatti e il 44% tutte le opinioni, contro rispettivamente il 20% e il 26% di chi ha più di cinquanta anni

Generazioni diverse si comportano in maniera differente, in dieci Paesi infatti le persone con più di cinquanta anni hanno dichiarato di andare a votare in misura maggiore rispetto a chi ha tra 18 e 29 anni, ma questa fascia di età è anche quella che pubblica più contenuti di tipo politico o sociale online. Accade in ben dodici Stati sui quattordici totali. I giovani si fanno notare anche per altre caratteristiche. Ancora il Pew Research Center ha infatti condotto un’altra indagine tra il 22 febbraio e il 4 marzo di quest’anno ma stavolta le domande sono state rivolte solo ai cittadini americani. A un campione rappresentativo di persone, sono state mostrate cinque affermazioni costituite da dati di fatto e cinque opinioni ed è stato chiesto di individuare le une e le altre. Ebbene, il 32% di chi ha tra 18 e 49 anni ha riconosciuto i fatti e il 44% tutte le opinioni, contro rispettivamente il 20% e il 26% di chi ha più di cinquanta anni. Non solo, ma è emerso che i giovani americani sono anche più capaci rispetto a chi ha più anni, di distinguere fatti e opinioni con connotazioni ideologiche.
Pur avendo acquisito dimestichezza con il digitale, la strada che dobbiamo percorrere è ancora lunga e stavolta, contrariamente ai luoghi comuni, pare che i ragazzi possano insegnare qualcosa a chi è meno giovane.

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