Omosessualità e discriminazione: l’Europa è spaccata a metà (e l’Italia è nel mezzo)

Secondo i dati dell’Eurobarometro 2019, svettano per apertura e inclusione Svezia, Olanda e Spagna. Molto indietro invece i Paesi dell’Est

Axel Heimken / dpa / AFP

68%

È la percentuale degli italiani che ritiene che gli omosessuali (sia uomini che donne) debbano avere gli stessi diritti degli eterosessuali. Sono i risultati dell’Eurobarometro 2019 sulla discriminazione nei confronti del mondo Lgbtq, pubblicato il 23 settembre 2019 e con dati che si riferiscono al mese di marzo dello stesso anno.

Anche se già la domanda in sé potrebbe sembrare assurda (la parità di diritti tra omosessuali ed eterosessuali non dovrebbe nemmeno essere argomento opinabile), le risposte raccolte nei diversi Paesi europei mostrano un continente diviso. È sì per il 98% degli svedesi, il 97% degli olandesi e il 91% degli spagnoli. Seguono, ma molto vicini, Uk (90%), Danimarca (89%) e Germania (88%). Agli ultimi posti invece si trovano la Croazia, dove il 51% è contrario, seguita dalla Romania, che arriva al 54% e dalla Slovacchia, che tocca il 59% di risposte negative.

L’Italia si dimostra più illuminata di quanto ci si sarebbe potuti aspettare, arrivando poco sotto la media europea (76% a favore).

Cambiando la domanda, il risultato rimane più o meno lo stesso. La frase “Non c’è niente di sbagliato in una relazione sentimentale tra due persone dello stesso sesso” è condivisa dal 95% degli svedesi e dal 92% degli olandesi, seguiti da Danimarca (90%), Spagna (89%) e Lussemburgo (88%). L’Italia fatica: i “sì” arrivano al 59% (la media Ue è 72%), ma è ben distante da Croazia (no al 58%), Lettonia (68% contrari) e Bulgaria (71% contro).

Un’analisi generale permette di delineare un quadro definito: da un lato i Paesi progressisti, per tradizione nordici (scandinavi ma non solo) a cui si aggiunge la Spagna e, in molti casi, anche Malta. Dall’altro lato emerge, invece, una cortina di ferro dei diritti civili: le vedute meno aperte nei confronti degli omosessuali si trovano in Polonia, Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia e nelle repubbliche baltiche. Tutte zone in passato sotto il controllo comunista.

L’Italia, come spesso accade, è nel mezzo. Sempre al di sotto della media europea, mostra però segni di miglioramento (l’approvazione del “same sex marriage” è salita di quattro punti rispetto al 2015) che lasciano ben sperare. La Svezia, come sistema e come idee, resta sempre lontana. Ma niente ci impedisce di prendere esempio dalla vicina Spagna.

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