Oggi vertice al MiseCercasi candidato di centrosinistra per la Puglia. Astenersi Michele Emiliano

La vicenda dell’Ilva si tinge di comico e di grottesco. Mentre non è chiaro ancora come si muoverà il Governo, il presidente regionale fa sapere che Mittal è intenzionata a rimanere a Taranto fino a maggio 2020, ma ovviamente viene smentito

STR / AFP

«La situazione sta precipitando», dice Marco Bentivogli, il segretario della Fim. C’è da credergli. L’incontro di oggi pomeriggio al Ministero per lo Sviluppo Economico con il ministro Stefano Patuanelli, i rappresentanti di Arcelor e i sindacati non promette nulla di buono. Non ci sarà accordo. E si entrerà in una fase veramente drammatica. Le notizie che vengono da Arcelor-Mittal sembrano chiudere ogni spazio, tutti avvertono che il momento è cruciale. L’unico che non ci sta capendo niente è il governatore pugliese Michele Emiliano: ieri ha fatto una figura barbina che merita di essere raccontata.

Emiliano parla mercoledì con l’amministratore delegato di Mittal, Lucia Morselli, un colloquio che probabilmente doveva rimanere riservato – come detto, sono ore delicatissime – ma che, trattandosi di Emiliano, inevitabilmente finisce sulle agenzie di stampa perché il governatore ne informa il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro. Il governatore ricordandosi di essere anche magistrato gli spiega dottamente che «la prima udienza di comparizione delle parti è prevista per maggio e che, secondo la legge, fino a quel momento l’affittuario non può abbandonare gli impianti senza incorrere in gravissime responsabilità. E che quindi, se non ci sarà un’anticipazione, l’affittuario deve gestire gli impianti almeno fino a quella data».

Sembrava a tutti gli effetti una notizia-bomba. “Big Michele”, come lo chiamano i detrattori, di fatto afferma che l’ex Ilva resterà aperta fino a maggio 2020, stipendi compresi, questa è l’intenzione di Mittal, puntualmente arriva la nota ufficiale di Mittal che smentisce Emiliano

Pare a tutti gli effetti una notizia-bomba. “Big Michele”, come lo chiamano i detrattori, di fatto afferma che l’ex Ilva resterà aperta fino a maggio 2020, stipendi compresi, questa è l’intenzione di Mittal. Accidenti che scoop ha fatto il governatore. Sei mesi di respiro innanzi tutto per gli operai e le loro famiglie. E per la politica, un lasso di tempo più che ragionevole per cercare una soluzione strutturale. Invece, niente. Succede infatti che proprio per conto dei Mittal da Londra parta per la Morselli una telefonata abbastanza allarmata le dà indicazione di smentire il governatore perché la multinazionale franco-indiana non ha la minima intenzione di restare fino a maggio.

Puntualmente infatti arriva la nota ufficiale di Mittal che smentisce Emiliano. Al quale non resta che completare la brutta figura: «È una mia considerazione che non è stata oggetto di conversazione con l’ad Morselli». La verità, piuttosto, è in ciò che la Morselli dice alle Rsu di Taranto dettagliando il piano di fermate degli impianti: altoforno 2 entro il 13 dicembre; altoforno 4 entro il 13 dicembre; altoforno 1 entro la età di gennaio; agglomerato, cokerie e centrale che si fermeranno quando saranno fermi gli altiforni.

Se la cosa non fosse tragica, Emiliano vi avrebbe apportato una pennellatina ridicola. Riproponendo, fra le altre cose, il problema della scelta di un candidato credibile del centrosinistra quando si voterà in Puglia, in uno scenario politico che verosimilmente sarà un inferno. Per il momento però l’inferno è a Taranto. Giuseppe Conte davanti ai cancelli aveva detto agli operai di non avere la soluzione in tasca. Non pare che in questo senso ci siano novità: il governo continua a non avere carte da giocare. E i sindacati si apprestano a una lotta di quelle che non si sa come e quando finiranno. C’è poco da ridere, malgrado Emiliano.

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