«Coronaflu»La discutibile gestione Trump dell’emergenza coronavirus

Il presidente degli Stati Uniti ha dato il meglio di sé in queste settimane di attesa: il picco dell’epidemia è ancora lontano, ma tra proposte senza senso, accuse infondate e promesse di vaccini che non esistono il trumpismo ha già mostrato di essere inadeguato

MANDEL NGAN / AFP

Dopo aver minimizzato per settimane la portata del coronavirus negli Stati Uniti, venerdì Donald Trump ha firmato un disegno di legge voluto dal Senato che assegna 8,3 miliardi di dollari per affrontare l’emergenza. Il presidente ne aveva chiesti solo 2,5 miliardi. «È un problema imprevisto… È venuto dal nulla. Ce ne stiamo occupando» ha detto il presidente degli Stati Uniti. Nel frattempo quattordici persone negli Stati Uniti sono morte per coronavirus: 13 nello Stato di Washington e una in California. I casi di contagio riportati sono finora 260 in 21 Stati, comprese le 46 persone che si trovano sulla nave da crociera Diamond Princess, ferma sulle coste del Giappone. Il numero è quota infinitesimale per un Paese di 327 milioni di abitanti, ma California, Florida e Washington hanno dichiarato lo stato d’emergenza e un’altra nave proveniente dalla Hawai, al momento ferma al largo di San Francisco, trasporta 21 passeggeri contagiati.

Giovedì Trump aveva fatto alcune dichiarazioni false sul virus durante un incontro organizzato dall’emittente tv conservatrice Fox News a Scranton, in Pennsylvania, la città natale di Joe Biden. In questo town hall, aperto ai cittadini, il presidente degli Stati Uniti ha detto: «Siamo stati colpiti dal virus tre settimane fa, se ci pensate,. È stato allora che abbiamo iniziato a vedere davvero alcuni possibili effetti». Un’affermazione falsa visto che il primo caso confermato di coronavirus negli Usa è stato il 21 gennaio. Più di sei settimane fa. Trump ha cercato di trovare un lato positivo della crisi del coronavirus, finendo però per fare un altro autogoal mediatico, compiacendosi del fatto che molti turisti non potranno tornare a casa tra quarantene e voli cancellati verso i Paesi già colpiti dall’emergenza: «Devo dire che la gente ora sta negli Stati Uniti, spende i suoi soldi negli Stati Uniti – e mi piace», ha detto.

Anche mercoledì sera in un’intervista telefonica, sempre su Fox News, Trump era stato più scettico sulle conseguenze del coronavirus, ribattezzato dal presidente «coronaflu», ovvero “febbre corona”. Nel programma condotto da Sean Hannity ha dichiarato di non credere alle stime dell’Organizzazione mondiale della sanità sul tasso di mortalità globale: «Penso che il 3,4% sia davvero un numero falso. Questo è solo un mio presentimento basato sulle conversazioni che ho avuto con molte persone». Secondo il presidente degli Stati Uniti molte persone che saranno affette da coronavirus «si riprendono molto in fretta senza neanche vedere un medico, sedendosi e persino andando al lavoro».

Insomma, come una banale influenza. Anche per questo il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato che contro il coronavirus «in alcuni Paesi il livello di impegno politico e le azioni che lo dimostrano non corrispondono al livello della minaccia che tutti stiamo affrontando».

Addirittura lunedì Trump, durante una task force con i vertici delle aziende farmaceutiche, ha affermato che un vaccino contro il coronavirus arriverà presto. «Ho sentito parlare di numeri molto rapidi, di mesi. Alcuni parlano di tre o quattro mesi in un paio di casi, altri di un anno. Penso che sia un intervallo accettabile». Anche se gli esperti dicono che minimo ci vorranno 18 mesi. Non contento, durante la tavola rotonda Trump ha chiesto se il vaccino antinfluenzale stagionale potesse essere usato nel frattempo per prevenire l’infezione. «No», ha risposto imbarazzato un ricercatore presente all’incontro.

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