Il discorso della CoronaLe parole usate da re e regine per rassicurare i cittadini in quarantena 

Elisabetta cita una canzone della Seconda guerra mondiale, Harald V di Norvegia parla senza retorica e dice di fare attenzione ai ragazzi, Carl Gustav di Svezia si comporta come la memoria della Nazione

Afp

La crisi del coronavirus ha fatto rinascere una tradizione un po’ spenta negli ultimi anni: il discorso del re. Dal Regno Unito alla Spagna, passando per Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Belgio e Lussemburgo, le famiglie reali hanno deciso di farsi avanti e ribadire la loro posizione al di sopra della politica in questo periodo difficile per i loro sudditi. Parole scelte con cura, perché  se i governi rappresentano una parte, la monarchia è il simbolo della nazione.

Nelle ultime settimane in molti hanno evocato una retorica da tempi di guerra. Per esempio la regina Elisabetta, nel discorso dello scorso 5 aprile, ha utilizzato parole come «We’ll meet again» (ci rivedremo), chiara rievocazione alla canzone di Vera Lynn cantata dalle truppe britanniche durante la Seconda Guerra Mondiale. Un richiamo allo spirito stoico degli inglesi.

Anche su Le Figaro, l’editorialista David Brunat, forse nostalgico dell’Ancien Régime, ha celebrato la potenza del discorso di Sua Maestà Elisabetta: «E stato un manifesto della sua compostezza, un flemma che non è solo inglese, non è semplicemente monarchico, ma che appartiene a questa regina, il cui carattere e destino sono stati segnati dalla guerra, dal blitz, dalle bombe e dalla lotta per la libertà». Addirittura il Süddeutsche Zeitung ha paragonato la capacità di unire il popolo con la forza l’Urbi et orbi di Papa Francesco, simbolo della retorica senza-tempo della Chiesa.

Il re Filippo del Belgio a metà marzo, ha puntato sul senso di responsabilità di una nazione divisa tra fiamminghi e valloni con un governo nato da poco dopo lunghe negoziazioni. Si è appellato al senso del dovere dei cittadini invitandoli a non boicottare le misure imposte dal governo per fermare la diffusione del virus.

«Mathilde e io pensiamo a ciascuno di voi, soprattutto a voi affetti dalla malattia. Pensiamo a voi, ai nostri anziani, che si sentono isolati, separati dai tuoi cari. A voi genitori che siete portati a riorganizzarvi. E a voi giovani da cui ci aspettiamo un comportamento responsabile. Il nostro atteggiamento è essenziale. Possiamo salvare vite». Le parole scelte, sono quelle di un padre di famiglia che parla ai suoi figli o addirittura nipoti.

Una situazione simile per Felipe VI di Spagna che negli ultimi mesi ha dovuto mostrare il suo lato più duro nella questione catalana, per cercare di ricomporre la popolazione divisa su come gestire le conseguenze della tentata secessione della Catalogna.

«Ora dobbiamo mettere da parte le nostre differenze. Dobbiamo unirci attorno allo stesso obiettivo: superare questa grave situazione. E dobbiamo farlo insieme; tra tutti; con serenità e fiducia, ma anche con determinazione ed energia. ha detto il 19 marzo.  «Nel corso degli anni abbiamo attraversato situazioni molto difficili, molto serie; ma, come i precedenti, supereremo anche questo. Perché la Spagna è un grande paese; un grande popolo che non si arrende di fronte alle difficoltà.».

Il 15 marzo Harald V di Norvegia ha sorpreso un po’ tutti con un discorso televisivo annunciato con poco preavviso. Lo ha fatto dalla residenza di Oslo dove passa di solito il Natale. Si trovava lì in quarantena con sua moglie, la regina Sonja. Nessuno dei due era positivo al coronavirus, l’autoisolamento è stato volontario per dare il buon esempio alla popolazione.

Il suo discorso è pratico, diretto, senza fare sconti alla retorica. «Ci troviamo in una situazione irreale, aliena e spaventosa per tutti noi. L’incertezza ci rende vulnerabili. La serietà (della cosa) ci rende ansiosi. La nuova vita di tutti i giorni può darci una sensazione di impotenza», ma fa appello al carattere nazionale. «Possiamo essere grati di avere leader politici e autorità professionali con il coraggio e la conoscenza per affrontare la situazione con onestà e realismo. La Norvegia è conosciuta come una società basata sulla fiducia».

Ancora una volta un appello al carattere nazionale e un pensiero alle fasce più deboli della popolazione, ma a differenza del Re del Belgio, Harald parla più ai ragazzi: «I miei pensieri e le mie preghiere sono con tutti i bambini che in questo momento potrebbero essere particolarmente ansiosi, e di cui dobbiamo occuparci di più. (…) Infine, vorrei ricordare che tutti hanno bisogno di un po ‘di gentilezza in più durante questo periodo»

Carl Gustav di Svezia ha invece enfatizzato il bisogno di coraggio, resistenza e altruismo nel suo discorso del 5 aprile, ponendosi come il custode della memoria nazionale: «Tra qualche settimana compirò 74 anni. È un’età abbastanza avanzata. Ma questo significa anche che ho vissuto molte delle crisi che il nostro Paese ha sopportato. Ho visto come le crisi ci aiutano a rivalutare le cose, a distinguere tra quelle importanti e quelle meno importanti. Se c’è una cosa che ho imparato è questa: per quanto una crisi si riveli profonda o prolungata, alla fine finirà. E quando lo farà, trarremo tutti vantaggio dalla considerazione e dalla forza che il popolo svedese sta dimostrando. (…) Ho pensato ad altre persone? O mi sono messo al primo posto? Dovremo convivere con le scelte che facciamo oggi, per molto tempo a venire. (…) E sebbene possa essere difficile, ricordate: non siete solo».

Il re svedese ha cercato anche di mostrare le cose dalla giusta prospettiva, invitando i suoi sudditi ad apprezzare ciò che non hanno perso. «Può sembrare triste doverla passare così, ma in futuro ci saranno più vacanze di Pasqua. Dopotutto per la maggior parte di noi, questa situazione richiederà sacrifici relativamente minori, specialmente se lo paragoniamo ad ammalarci gravemente o perdere un amico o un membro della nostra famiglia. Oggi penso soprattutto a tutti i bambini del nostro paese che rischiano di perdere i nonni. Di perdere la sicurezza e la saggezza che possono offrire. Per loro, dobbiamo agire responsabilmente e altruisticamente. Tutti nel nostro paese hanno questo obbligo».

Il re d’Olanda Willem- Alexander, dopo il discorso speciale tenuto in occasione della caduta del volo MH17 nel luglio del 2017 in cui hanno perso la vita 193 olandesi, ha parlato di nuovo alla nazione in diretta televisiva il 20 marzo: «La crisi del coronavirus genera risolutezza, creatività e umanità. Queste sono le qualità di cui abbiamo bisogno». Incoraggiando le persone a essere solidali tra loro, il sovrano dei Paesi Bassi, ma anche dei Caraibi olandesi, ha invitato i cittadini ad assicurarsi che «nonostante la paralisi della vita pubblica, il cuore della nostra società continui a battere. Allerta, solidarietà e calore: fintanto che manteniamo queste tre cose, possiamo gestire insieme questa crisi, anche se ci vorrà un po ‘più di tempo».

Le monarchie costituzionali che hanno resistito all’avanzata repubblicana del secondo dopoguerra sono ancora molte. In Europa su 45 stati ci sono ben dodici monarchie, il 27 per cento. secondo i recenti sondaggi, i cittadini continuano a volerla ed apprezzarla. 

Nei Paesi Bassi, per esempio, secondo i recentissimi sondaggi Ipsos condotti in occasione del “King’s day” di lunedì 27 aprile – giorno in cui si celebra la nascita del re Willem-Alexander – il 68 per cento degli olandesi crede che il paese debba rimanere una monarchia. I numeri sono decisamente più bassi però tra i giovani (57 per cento), rispetto agli over 55, dove l’80 per cento è a favore della monarchia.

In Danimarca, il paese che ospita la monarchia più antica d’Europa, la regina Margherita, che ha recentemente compiuto ottant’anni, vanta il sostegno dell’85 per cento della popolazione, secondo un sondaggio di Voxmeter del 2018. Infatti, in occasione del suo compleanno, i danesi di tutte le età hanno cantato per lei dai balconi e sventolato la bandiera rossa e blu, rispettando così le restrizioni imposte dal governo a causa del coronavirus, ma dimostrando allo stesso tempo affetto per la loro regina. «Ora è il momento di dimostrare la nostra unità stando separatI. Il virus è un ospite pericoloso, si diffonde come le increspature di un sasso scagliato in acqua», ha detto la regina danese. 

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